12 Ottobre 2009

Piano Casa, appello FAI e WWF

"Gli effetti del Piano Casa si tradurranno certamente dunque in una nuova aggressione al paesaggio italiano". Appello di FAI e WWF pubblicato il 10 ottobre dal Corriere della Sera

Giampilieri ottobre 2009 (http://salvorestuccia.giampilieri.eu)


Onorevoli Presidente Schifani, onorevole Presidente Fini, onorevoli Presidenti dei Gruppi Parlamentari,onorevoli Senatori, onorevoli Deputati,

In questi giorni il Paese guarda smarrito le immagini del disastro di Messina e si interroga sulle responsabilità e sul futuro. E’ ormai evidente infatti – a da tanto tempo - che una dissennata e disonesta politica territoriale, altamente colpevole per le sue conseguenze sull’ambiente, è sotto accusa; e non solo per quanto è successo in Sicilia ma per i tanti altri disastri già accaduti e per i rischi idrogeologici a cui gran parte del nostro territorio è esposto.

Su questo quadro allarmante pesa oggi ancora di più la sconsiderata scelta compiuta con l’iniziativa del "Piano Casa", proposta dal Governo ed approvata nella conferenza Stato/Regioni del 31 Marzo 2009 e sulla quale sia il FAI-Fondo Ambiente Italiano sia il WWF Italia hanno diffuso, a suo tempo, le proprie valutazioni negative.

L’intervento, come è noto, si proponeva di contribuire al "rilancio dell’economia" con lo scopo di "rispondere anche ai bisogni abitativi delle famiglie "introducendo "incisive misure di semplificazioni procedurali dell’attività edilizia". Questo,in generale, è stato tradotto nella possibilità di aumentare le cubature di ville e villette del 20% e di demolire interi edifici per ricostruirli più grandi del 30%. Tutto questo senza previsioni sugli impatti territoriali che potrebbero essere dirompenti: se solo un decimo degli aventi diritto ampliasse del 20% la propria casa si produrrebbe un volume di cemento pari a 50 milioni e 781 mila metri cubi! E’ come se la città di Milano raddoppiase in superficie e altezza.

Le finalità del Piano Casa sono state fatte proprie fino ad oggi da 12 Regioni mentre il Governo - una volta messa in moto l’iniziativa – non ha invece emanato quel decreto legge per il quale si era impegnato nella conferenza Stato-Regioni e che avrebbe dovuto costituire quanto meno una cornice per l’operato delle Regioni.

Ogni Regione, dunque, su un tema così cruciale come la pianificazione del territorio, ha fatto da sola e in totale assenza dello Stato. La lacunosità di questa intesa Stato-Regioni è quindi emersa dalla disomogeneità delle leggi regionali emanate in materia; come se l’Italia, quando si parla di urbanistica, non fosse una sola; le possibilità di aumentare la cubatura esistente variano, per esempio, dal 20 al 65 % ; a Bolzano e in Lombardia si può liberamente intervenire anche nei centri storici mentre in Valle d'Aosta addirittura nelle aree protette; in Veneto sarà possibile aumentare le cubature anche degli edifici industriali e nel Lazio di edifici commerciali, con possibilità di cambi nelle destinazioni d'uso per Lazio, Veneto e Valle d'Aosta;le conseguenze saranno devastanti. Molto differenti ,inoltre, sono i parametri di risparmio energetico richiesti ai nuovi edifici: dallo standard Casa Clima di Bolzano al Protocollo Itaca di Piemonte, Puglia e Veneto fino a mere indicazioni generiche non vincolanti.

Ci troviamo oggi nella paradossale situazione in cui le Regioni hanno innovato fortemente la normativa in materia edilizia e di governo del territorio non solo in totale assenza di una legge "quadro" nazionale ma soprattutto – il che è ben più grave - esautorando di fatto il potere legislativo del Parlamento. Perché nessuno ha sollevato dubbi di costituzionalità? Signori Presidenti come è possibile che su tante altre questioni si discuta per dei mesi e sulla gestione del futuro del nostro territorio neanche un minuto? Vi sembra davvero una questione così marginale?

Questo comportamento appare esiziale inoltre sia per la palese violazione della disciplina comunitaria in materia di "valutazione ambientale strategica", omettendo di applicare questo obbligatorio strumento di valutazione, che soprattutto dando un colpo mortale al concetto stesso di pianificazione in quanto impone ai Comuni una deroga totale ai loro Piani Regolatori. Una specie di obbligo a non curarsi della pianificazione e che non è errato interpretare come un condono edilizio preventivo.

Gli effetti del Piano Casa si tradurranno certamente dunque in una nuova aggressione al paesaggio italiano, tesoro insostituibile e non replicabile e primo attrattore della più grande risorsa economica del Paese: il turismo.

Signori Presidenti a questo punto Vi chiediamo di non accettare mai una proroga temporale al Piano Casa, né a scala nazionale né a scala regionale e, per quello che ancora è possibile, di agire sui vostri partiti per porre la massima attenzione a quelle norme regionali non ancora approvate e che toccano regioni dal delicato equilibrio ambientale, quali Campania, Sicilia e Sardegna.

Vi chiediamo inoltre di avviare un dibattito che porti alla predisposizioni di nuove misure legislative che fermino il crescente degrado del territorio italiano e del paesaggio ponendo un freno al consumo del territorio non ancora urbanizzato; come del resto avviene nei maggiori Paesi europei dove sono in vigore norme sulla tutela dei suoli.

Nessun momento sarebbe più appropriato di questo per affrontare al più alto livello di rappresentanza politica, e dunque in Parlamento, un serio dibattito sull’uso e l’ abuso del territorio e sulla tutela del paesaggio che l’articolo 9 della Costituzione pone tra i massimi caposaldi della nostra identità nazionale e che noi auspicheremmo fosse una delle priorità per chi abbiamo eletto a rappresentarci in Parlamento.

In un’Italia unita nel dolore per la tragedia evitabile ci aspettiamo, oggi più che mai Signori Presidenti, onorevoli Senatori e Deputati, una risposta concreta e una seria, onesta e responsabile presa di coscienza.