14 Ottobre 2009

Wwf: La tragedia di Messina si iscrive nel quadro di una cementificazione selvaggia che assedia da 50 anni il nostro Paese

"La frana disastrosa che ha colpito il piccolo centro di Giampilieri ripropone sul tappeto drammaticamente i problemi che il WWF denuncia da anni. Non si tratta infatti solo di un eccezionale evento pluviometrico: sono evidenti le nostre responsabilità, la dissennata cementificazione di un territorio dove la pioggia, quando assume forza e intensità tali, non ha più possibilità di essere assorbita dal terreno, e tantomeno lo sfogo naturale di rii e canali. Inoltre, con i cambiamenti climatici gli eventi meteorologici estremi - piogge intense, alluvioni - sono sempre più frequenti. Bisogna dunque non solo fare opera di mitigazione (ridurre le emissioni di gas serra) ma anche di adattamento, cioè rendere il territorio meno fragile al riscaldamento globale e agli effetti delle piogge intense o delle prolungate siccità. Altrimenti eventi come quello di Messina torneranno a provocare danni devastanti: all'ambiente e alle popolazioni. A Messina si è fatto l'esatto contrario, nonostante i danni già avuti nell'ottobre del 2007: si è costruito sulle fiumare, si sono sbancate colline, si sono tombati i torrenti. La tragedia di Messina si iscrive nel quadro di una cementificazione e urbanizzazione selvaggia che assedia il nostro Paese da oltre 50 anni. Un’urbanizzazione, cresciuta del 500% dal 1956 al 2001 e che ha raggiunto un picco tale che a ogni cittadino possono esserne attribuiti in media ben 230 mq. Per dare un’idea, basti pensare che più di 100 Comuni hanno urbanizzato oltre il 50% della propria estensione e che solo il 14% del territorio nazionale dista più di 5 km da un centro urbano (il 28% più di 3,5km), vale a dire che in Italia non è sostanzialmente possibile tracciare un cerchio di 10 km di diametro senza intercettare una zona costruita."

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