15 Ottobre 2009

Messina, l’alluvione è passata. Torna il ponte, in tempo per le regionali

di Elena Di Dio

L’annuncio del cavaliere. Che guarda alle elezioni in Calabria. E si accontenta di un cantiere con i soldi delle ferrovie

Sullo sfondo ci sono le elezioni regionali per il rinnovo del Consiglio della Calabria: Giuseppe Scopelliti, l’enfant prodige della politica pidiellina calabrese contro il presidente in carica Agazio Loiero.

Una sfida che non solo Scopelliti non vuole perdere ma che il premier non può permettersi di segnare fra gli insuccessi. E così Scopelliti che è cresciuto pascendosi della scommessa elettorale del Ponte non può più promettere. Deve mantenere.

Lo ha detto chiaro e tondo al cavaliere, che l’ora del faremo, diremo, realizzeremo è finita. Il Ponte non è più elettoralmente spendibile. Se non con un’opera vera. Con un cantiere da inaugurare, un nastro da tagliare, un mattone da posare, una foto in bella posa.

Un titolo di giornale. Cantieri aperti, elezioni vinte. Berlusconi non si perde d’animo. E annuncia. Lui e il ministro Altero Matteoli. E pure il supertecnico presidente Anas, oltre che amministratore delegato della Stretto Spa, Pietro Ciucci: fra dicembre e gennaio i lavori del Ponte cominceranno. «Innanzitutto - ha spiegato Ciucci - sposteremo la linea ferroviaria a Villa San Giovanni.

Si tratta dei lavori propedeutici al cantiere principale e sarà un lavoro svolto d’intesa con le Ferrovie. La prima fase prevederà interventi per 30 milioni di euro e verranno realizzate opere a terra anche in Sicilia».

Il progetto calabrese c’è: sarebbe una variante di un chilometro e mezzo fra Cannitello e Villa San Giovanni stralciata da un piano ben più ampio che l’ex sindaco di Villa, Rocco Cassone, strenuo oppositore della costruzione, aveva già previsto nel piano infrastrutturale del comune inserendolo poi fra le opere compensative. Dal tracciato complessivo, si stralcerebbero quindi 1.500 metri per realizzare una curva ferroviaria. «Una scelta forzata, direi un’operazione pericolosa - dichiara Alberto Ziparo, che ha coordinato il lavoro del pool di ambientalisti e tecnici che hanno contro dedotto il progetto del ponte nell’ambito della complessa valutazione di impatto ambientale - la cui regolarità stiamo verificando. Rispetto poi alle esigenze del territorio è discutibile che si stornino fondi dalle Ferrovie senza destinarli alla tragedia di Messina».

«Possono aprire qualsiasi cantiere spacciandolo per propedeutico o collaterale al Ponte - raccoglie Anna Donati, direttore generale dell’Agenzia campana per la mobilità sostenibile - ma il progetto è altra cosa. Dal preliminare che è l’unico documento che la Stretto Spa ha in mano si dovrà passare al definitivo e all’esecutivo. Si dovrà tornare al ministero dell’ambiente per la verifica delle prescrizioni VIA e di nuovo al Cipe. Servirà almeno un anno».

Complesso e anche contrastato. Al Cipe, ad esempio, per ben due volte, il rifinanziamento del progetto del ponte (la cui dotazione finanziaria di 1,4 miliardi di euro era stata sottratta per coprire la cancellazione dell’Ici sulla prima casa) a marzo e nel luglio scorso, è saltato. Su intervento, sostengono fonti ministeriali, dei perplessi Giulio Tremonti e Gianni Letta. Sulla scrivania di entrambi si trovavano da mesi i rilievi tecnici di due consulenti. Uno è Remo Calzona, ex progettista, licenziato dalla Stretto Spa. che contesta la collocazione di uno dei piloni calabresi, sostenendo che nel progetto preliminare non si sono approfondite le incidenze sull’area di faglia. L’altro è un consulente del ministero delle Infrastrutture, Alessandro Guerricchio che insiste sullo «scivolamento» del versante calabrese che imporrebbe la realizzazione di un chiodone profondissimo nel terreno. Rilievi che avrebbero se non convinto, comunque lasciato perplessi Tremonti e Letta. Costretti a cedere, però, alla frenesia di Berlusconi. O, come dicono al ministero, all’«impazzimento capriccioso» del premier.