15 Ottobre 2009

Messina: prodotte 360 tonnellate di rifiuti al giorno. Se n’é parlato nell’interessantissimo convegno dall’eloquente titolo “Rifiuti Zero” promosso dal SAE

di Santino Irrera 

rifiuti-milanoSono circa 360 le tonnellate di rifiuti (1 chilo e mezzo a testa) – una cifra enorme - prodotte ogni giorno nella nostra città. Perché si producono? Dove vanno a finire? Come potremmo fare, noi tutti anche nel nostro piccolo, per ridurle preventivamente e smaltirle nel modo più efficace?

Queste ed altre le domande alle quali si è cercato di fornire una risposta, soprattutto stimolando una riflessione, e che sono scaturite nel corso dell'interessantissimo incontro dal simbolico, esplicativo e programmatico titolo “Rifiuti Zero”, promosso dall'Associazione Ecumenica “E. Cialla” e dal SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) di Messina, che ha avuto luogo lunedì scorso, 12 ottobre, dalle ore 18, presso la Sala delle attività della Chiesa Valdese di Messina, con relatore il prof. Daniele Ialacqua, già noto per le sue ricerche e battaglie in difesa dell'ambiente e moderatore il prof. Carmelo Labate del SAE. Al convegno hanno partecipato anche l'Ing. Natale Cucé, dirigente dei Servizi di MessinAmbiente, la Pastora della Chiesa Valdese Laura Testa, numerosi cittadini, tra i quali è stata apprezzatissima in particolar modo la presenza di Padre Felice Scalìa, gesuita molto conosciuto per il proprio impegno nei temi sociali ed alcuni rappresentanti di associazioni di volontariato.

Ad offrire i primi, tra gl'innumerevoli, spunti di riflessioni per il medesimo convegno, sono valse alcune convinzioni del Chimico Paul Connett, docente presso la St. Lawrence University di New York e rifiuti-napoli-olympiastudioso celeberrimo altrove ma che comincia ad essere conosciuto anche nel nostro Paese, attraverso vari scritti ma al tempo stesso mediante numerosi viaggi di divulgazione che lo stesso ha effettuato tra noi, anche recentemente (il 2 ottobre dell'anno scorso) nel nostro stesso territorio cittadino, oggi provato dai disastri che abbiamo vissuto e che una stretta relazione con l'abuso del nostro territorio medesimo ce l'hanno certamente.

Per lo studioso “non si può più perdere tempo: siamo giunti ad un punto di degrado che rischia, andando avanti di questo passo, di raggiungere un pericolosissimo punto di 'non ritorno'”. Stiamo consumando troppo e produciamo troppi rifiuti: ci stiamo mangiando il pianeta ed in cambio stiamo producendo prodotti inquinanti. Viviamo in un mondo globalizzato ma solo nel senso dello “sfruttamento delle sue risorse da parte di pochi nei confronti di moltissimi poveri”. Non possiamo che “prendere consapevolezza il più in rifiuti_orfretta possibile” ed è in questo preciso contesto di responsabilizzazione, nel quale ciascuno di noi sarà costretto dagli eventi a prendere posizione, che s'inserisce quella che può essere definita la 'strategia' dei “Rifiuti Zero”. In tale ottica, quindi, l'incenerimento “non è più affatto sostenibile ed anche nel caso in cui lo si rendesse sicuro non sarebbe mai ragionevolmente proponibile perché non ha senso spendere così tante risorse finanziarie per distruggere delle risorse che invece dovremmo condividere con le generazioni future. Non si può continuare a vivere secondo la filosofia usa e getta, secondo la filosofia del fast food su un pianeta che ha delle risorse finite. Gettando via tutto alla fine queste risorse si esauriranno. Ce ne siamo accorti con il petrolio le cui risorse si stanno esaurendo. Ma non è soltanto il petrolio. Se continuiamo secondo questa filosofia dell’usa e getta saranno tante altre le risorse che si esauriranno. Se vogliamo risolvere la questione dell’inceneritore o della discarica non dobbiamo cercare modi per sbarazzarci dei rifiuti ma la sfida del 21 secolo consiste nello smettere di produrli.”

Tracciando una disamina storica con confronti tra l'antica società contadina e quella industriale il prof. Ialacqua ha sottolineato il ruolo che quest'ultima (ed il tipo di economia dalla quale è media559406sostenuta e che a sua volta autoalimenta) ha nell'incentivare la produzione di rifiuti ed una politica dell'usa e getta drammaticamente non più sopportabile. “I rifiuti” - ha affermato Ialacqua - “andavano a finire in discariche primordiali, poi divenute più sofisticate ma non risolutive del problema: si è passati al sostegno degli inceneritori che non possono rappresentare la soluzione, come giustamente sostiene Connett, poiché una parte fondamentale del prodotto di scarto, il residuo, non viene smaltita e si tratta della parte più tossica, oltre al ruolo nella tossicità (per quanto su ciò vi siano diverse interpretazioni) prodotta anche dal prodotto liberatosi nell'atmosfera sottoforma di nanoparticelle, secondo vari studi condotti soprattutto nelle aree relativamente prossime agli inceneritori (ma non soltanto) che rileverebbero un aumento consistente nella popolazione di neoplasie e vari altri disturbi. “Nel '97, con il decreto Ronchi, in Italia si stava procedendo” - ha proseguito Ialacqua - “in una direzione auspicabile, con l'applicazione di normative nel senso dell'incentivazione delle cosiddette 'quattro R': riduzione, riutilizzazione, riciclo e recupero dei prodotti di scarto ma anche con la volontà espressa d'incentivazione della Raccolta Differenziata, che permetterebbe, se applicata correttamente, per quanto elemento di transizione, una Raccolta_differenziatariduzione del prodotto fino al 60%. In vari comuni del Nord Italia questo tipo di raccolta continua a funzionare ma purtroppo al Sud” - ha commentato sconsolatamente il professore - “funziona molto meno e riscontriamo cifre di recupero al massimo da 10%, con Messina fanalino di coda che dichiara un 5% di prodotto smaltito.” Il professore ha ulteriormente illustrato come questa raccolta, che permette di riutilizzare prodotti come vetro, alluminio, carta, legno e vari altri prodotti preziosissimi per qualsiasi economia, stia funzionando molto bene... a San Francisco e come in altre località vi siano degli esempi che sottolineano un tipo maggiore di attenzione al problema dello smaltimento di rifiuti rispetto al nostro Paese, con esperienze di ritorno a un certo tipo di consumo critico, con risposte fornite alle aziende che, se stimolate in tal senso dalla volontà dei cittadini e delle Istituzioni politiche che questa dovrebbero servire e rappresentare, non possono far altro che adeguarsi. Distribuzioni con 'vuoto a rendere' ed 'alla spina', forme di tassazione applicate su chi non si adegua ad una maggiore attenzione nei confronti dei rifiuti prodotti che fatalmente dovranno prima o poi essere intrapresi anche da noi, raccolta dei rifiuti 'porta a porta', sono già una realtà in alcune comunità dimostratesi più sensibili al problema.

testata_bluL'Ingegner Cucé, a sua volta, ha posto l'attenzione sul fatto che a Messina non vi sia un impianto di compostaggio e come risulti difficile ed antieconomico utilizzare quelli posti a varie distanze dal nostro territorio. “MessinAmbiente, per quanto sia difficile fare i conti con soldi per pagare stipendi che a volte non arrivano regolarmente, strutture obsolete e spesso inadeguate, problema comune anche ad Ato,” - ha sostenuto il funzionario - “ha posto il massimo impegno per tentare di raggiungere risultati utili alla città. Abbiamo iniziato una campagna informativa, con distribuzione di opuscoli che spiegassero l'importanza della raccolta differenziata, con cassonetti dal coperchio bianco e giallo senza limitazioni orarie nei casi di recupero rispettivamente di carta e plastica-alluminio; nelle campane di colore verde andrà invece posto il vetro, mentre per il rifiuto indifferenziato sono disponibili, come noto, i cassonetti di colore blu. Abbiamo provveduto e continuiamo a farlo” - ha proseguito Cucé – “ad effettuare raccolte di cartone presso esercizi commerciali e siamo disponibili a ritirare rifiuti ingombranti (elettrodomestici, mobili e vari) direttamente a casa degli utenti. E' a disposizione un numero verde, l'800 04 22 22 per richiedere il ritiro a titolo totalmente gratuito oppure si può richedere prenotazione direttamente sul sito internet, www.messinambiente.it così come per varie altre iniziative su esso illustrate. Noi saremmo disposti ad effettuare anche raccolte 'porta a porta' se solo cittadini ed istituzioni ce ne fornissero l'input: si potrebbe pensare all'utilizzo di campane condominiali e alla fornitura di mezzi più adeguati per effettuare la stessa raccolta, come camion più piccoli ed agili.”

Dalle relazioni degli ospiti e dal successivo e vivacissimo dibattito seguito in sala sono emersi quindi complessivamente quattro punti salienti condivisi:

1) La necessità di una presa di coscienza e d'una responsabilizzazione su un problema, quello dei rifiuti, e su come impedirne il più possibile preventivamente una loro eccessiva produzione attraverso l'incentivazione di forme di consumo più critico;

2) La coscienza che il ricorso agli inceneritori non risolve il problema ma rischia solo di aggravarlo a causa di una maggiore diffusione di sostanze inquinanti, questione che quindi ci rimanda all'utilizzo di forme più valide ed ecosostenibili di smaltimento, quali la raccolta differenziata, il riciclo, il riutilizzo ed il recupero;

3) L'importanza del ruolo di una maggiore informazione sui temi dibattuti, che dovrà essere praticata a vari livelli, non ultimo né marginale quello delle scuole, per educare i bambini ed i ragazzi alla cultura del valore della sobrietà e dello stesso rifiuto che può quindi essere considerato non uno scarto ma un elemento ancora utile se riadattato opportunamente;

4) La convinzione di fornire risposte nette per coinvolgere nei processi economici contro la cultura dell'usa e getta sia le aziende che la classe politica e le Istituzioni, tramite fra i cittadini e la stessa economia, oggi non più controllata né efficacemente guidata dalla politica medesima.