16 Ottobre 2009

L’ombra funesta di Messina

di Vincenzo Consolo

«Quella non è mortale, ma una rovina
immortale,/ terribile, atroce,
selvaggia, imbattibile: non c’è
scampo, la cosa migliore è fuggire».
Così Omero , nel XII canto dell’Odissea fa dire
alla maga Circe di Scilla. Scilla e Cariddi i
due mostri che sovrastano i due punti frontali
dello Stretto di Messina. È certo che il mito nasce
dal racconto che antichi naviganti preomerici
facevano dei rischi tremendi che nel passaggio
dello Stretto alle navi si presentavano.
Il vento per lo Stretto, le correnti marine,
le «reme», scendente e montante, i gorghi.
Le fragili due sponde frontali, da
sempre funestate da scuotimenti, da terremoti.
Dice la leggenda che Poseidone, Nettuno, lui, lo
«scuotiterra», con un colpo del suo terribile tridente
abbia separato le due terre, creato il vallo,
il canale dello Stretto. Porthmos chiamarono i Greci quel
canale, e Reghion, frattura, Reggio, la città che su quel
mare si affaccia. Reghion e Zancle, Messana, Messina,
col suo splendido porto a forma di falce, per cui i Romani
chiamarono Messina Caput viarum. Belle queste due
città, Reggio e Messina che si affacciano sullo Stretto,ma
fragili, funestate da sempre da terremoti. Come se Poseidone non
avesse mai smesso di colpirle col suo tridente.
E un’antica leggenda è nata là nello Stretto, quella del
prodigioso pescatore di Torre Faro: Colapesce, il quale
passava più tempo immerso nelle profondità del mare
che sulla terra. Colapesce, riemergendo, riferisce un giorno
al re che Messina poggiava su tre colonne: una rotta,
una scheggiata e una intatta. E allora il re profetizza:
«Messina, Messina/un giorno sarai meschina!». E meschina
più volte è stata Messina, per via dei terremoti
che l’hanno devastata, di cui i più recenti, quello del
1783 e il più terribile e distruttivo, anche per Reggio, quello
del 28 dicembre del 1908, che ottantamila morti ha
provocato.
E la novità di oggi, novità che investe quello Stretto mitico
e periglioso, quelle due sponde di Calabria e Sicilia,
l’imminente inizio dei lavori per la costruzione del famoso
Ponte sullo Stretto. Il Ponte, il mitico e favoloso ponte
di cui già negli anni Cinquanta circolavano a Messina le
cartoline illustrate. Il Ponte, il Ponte! Annunciato dal ministro Matteoli il giorno dei funerali delle povere vittime
dell’alluvione di Giampilieri e Scaletta Zanclea; riconfermato ora,
proclamato solennemente dal nostro presidente del Consiglio a villa
Madama. Il Ponte, il Ponte! Con tutti i problemi che ha questo nostro
sfortunato Paese di dissesto idrogeologico, di recessione economica, di
chiusure di fabbriche, di disoccupazione, di inquinamento
per le navi affondate con carichi radioattivi, con problemi
della sanità...
Il Ponte, il Ponte!, con i due enormi piloni che devasteranno
i territori di Cannitello e di Ganzirri. E dunque il
nostro governo e il signor capo d’esso sono come delle
marie antoniette: il popolo non ha pane? Diamogli le
brioches! Niente ghigliottina per loro, certamente, ma almeno che li
mandassimo a casa, nelle loro ville certose.