17 Ottobre 2009

La primavera di sangue di Messina nel 2005

La primavera di sangue nel 2005 con gli omicidi La Boccetta, Micalizzi e Idotta che vennero decisi dalla “cupola” mafiosa dal carcere di Gazzi: Si pentono la moglie del boss Lo Duca e Balsamà

Tratta da: http://digilander.libero.it/marcellocaliri

Sulla scena del processo Mattanza, la guerra di mafia del 2005 in città con la scia di sangue di alcuni omicidi che furono ordinati dal carcere di Gazzi, da ieri mattina ci sono due nuovi “dichiaranti”. E probabilmente nei prossimi mesi bisognerà riscrivere la storia di alcune esecuzioni che sono già “catalogate” agli atti in una certa maniera, ma con uno scenario destinato inevitabilmente a mutare. Tutto è accaduto ieri mattina quando davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Salvatore Mastroeni, il sostituto della Dda Vincenzo Barbaro, pubblica accusa al processo, ha annunciato il deposito dei verbali di due nuovi “dichiaranti” che nei mesi scorsi, sin da maggio, hanno raccontato per filo e per segno tutto quello che sanno sulla catena di omicidi del 2005 al sostituto della Distrettuale antimafia Vito Di Giorgio. E uno dei nomi pronunciati dal pm Barbaro è stato clamoroso: si tratta della moglie del boss mafioso Giovanni Lo Duca, imputato in questo processo, che a quanto pare ha appreso proprio ieri in aula della scelta della moglie di passare dalla parte della Giustizia e collaborare con gli inquirenti. Si tratta di Daniela Vittoria Sampietro, mentre l’altro collaborante acquisito dalla Procura è Santo Balsamà, già imputato nella “Mattanza”, che ha chiuso i conti con il processo scegliendo il rito abbreviato e subendo nel maggio scorso una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione, con l’accusa di favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa. Su questi verbali depositati ieri in cancelleria dal sostituto della Dda Barbaro si è ovviamente scatenata la curiosità processuale dei tanti avvocati del collegio di difesa, ma fino a lunedì tutto rimarrà “top secret”. Di sicuro in quei verbali c’è una nuova verità che a quanto pare promette di stravolgere perfino i nomi di alcuni esecutori materiali degli omicidi finora accreditati come responsabili delle esecuzioni, e anche lo scenario in cui maturarono queste “eliminazioni controllate”: per esempio il racket della gestione parcheggi allo stadio San Filippo quando la squadra di calcio dell’FC Messina era in serie A, oppure il racket della gestione dei punti di ristoro sempre all’interno dello stadio.

Dopo il clamoroso colpo di scena di ieri mattina, e dopo aver sentito in aula alcuni testi della difesa che in parte hanno sconfessato la ricostruzione fin qui avvalorata di alcune esecuzioni, il presidente della corte d’assise Mastroeni ha aggiornato tutto al 6 novembre prossimo, data in cui con molta probabilità daranno sentiti i due nuovi collaboratori di giustizia. L’ultimo clamoroso retroscena sull’operazione “Mattanza” si era registrato nel maggio scorso, quando sempre il sostituto della Dda Vincenzo Barbaro aveva in sostanza aggiornato il quadro processuale di questa inchiesta inviando un’avviso di chiusura delle indagini al boss emergente Gaetano Barbera e al suo “affiliato” Salvatore Irrera, contestando loro di essere gli esecutori materiali dell’omicidio di Stefano Marchese, giustiziato il 18 febbraio del 2005 con due colpi di pistola in fronte.

L’inchiesta “Mattanza”, naturale sviluppo investigativo dell’operazione “Ricarica” dell’aprile 2006, ha consentito di scattare una nuova fotografia dei clan cittadini e dell’ultima guerra di mafia per cercare di detronizzare il boss della zona sud Giacomo Spartà. Personaggio di spicco, tra i diciannove indagati è proprio Gaetano Barbera, condannato il 29 marzo 2006 ad undici anni e quattro mesi di reclusione proprio nel processo scaturito dall’operazione “Ricarica”. Spiccano poi i nomi di Marcello D’Arrigo, Giovanni Lo Duca e Daniele Santovito. I due blitz nascono dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Francesco D’Agostino e Salvatore Centorrino, ma adesso bisognerà “aggiornare” tutto con i nuovi pentiti. Tre sono gli omicidi che hanno caratterizzato l’ultima guerra di mafia: quelli di Francesco La Boccetta, Sergio Micalizzi e Roberto Idotta, avvenuti tra metà marzo e la fine di aprile del 2005.

Il blitz dell’operazione “Mattanza” dopo mesi e mesi di indagini dei carabinieri, scattò il 13 dicembre del 2007. All’epoca vennero “censite” due organizzazioni mafiose, 14 furono le persone arrestate. I tre omicidi furono quelli di Francesco La Boccetta, 38 anni, freddato il 13 marzo di quattro anni fa lungo lo svincolo di San Filippo; e poi in rapida successione, nella tarda mattinata e nel pomeriggio del 29 aprile 2005, quelli di Sergio Micalizzi, 34 anni, assassinato davanti al mercato Zaera di viale Europa, e di Roberto Idotta, 31 anni, vittima dell’immediata vendetta nel viale delle Case Arcobaleno di Santa Lucia sopra Contesse. Secondo la ricostruzione processuale fin qui avvalorata fu una vera e propria alleanza mafiosa a decidere tutto, dall’interno del carcere di Gazzi. Ma forse adesso bisognerà cambiare anche il nome del “grande organizzatore”.

Nuccio Anselmo - Gds