18 Ottobre 2009

Alluvione Messina: Fare l’asino nel lenzuolo

ALTERO MATTEOLIdi Giuseppe Restifo

Tradotto in italiano, suonerebbe “l’asino nel lenzuolo”. “U sceccu ‘nto linzolu” vuol dire fare il finto tonto, una tecnica adoperata anche per mettere nel sacco i tonti veri.

Ed è esattamente quello che sta facendo con i messinesi il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, da due settimane a questa parte.

Messo in difficoltà dai messinesi meno tonti e da qualche giornalista un po’ più brillante della media, rispetto al Ponte e ai soldi pubblici che il suo governo ha stanziato – un miliardo e 300 milioni di euro – ha replicato in forme di assoluta disumanità, fregandosene di morti e di sepolti sotto il fango, tirando dritto, addirittura battendo sul tempo il suo capo dell’esecutivo. Poi ha accusato il movimento NoPonte di aver strumentalizzato la tragedia che ha colpito Messina. “Si può essere favorevoli o contrari - ha affermato il ministro - ma sostenere che i soldi vanno spesi per mettere in sicurezza Sicilia e Calabria è una sciocchezza madornale. Se non si fa il Ponte questi soldi non ci sono”. Insomma non si può stornare quel miliardo e 300 milioni dal Ponte alla più grande opera pubblica di cui tutti a Messina, e non solo, sentono la necessità, la messa in sicurezza del territorio. Il ministro fa “l’asino nel lenzuolo”, non vuole ricordare che circa un anno e mezzo fa il suo governo prese esattamente quegli stessi soldi dalla società “Stretto di Messina” e li stornò per coprire l’abolizione dell’Ici. Gli storni di bilancio si possono fare; il sindaco di Messina – ci dicono le fonti d’informazione - ha dato l’esempio in piccolo passando 35 mila euro dall’Ufficio difesa del suolo alle spese di rappresentanza. Al momento dell’assestamento di bilancio qualsiasi organismo o ente pubblico lo può fare e lo fa.

Non solo offesa ai morti e ai sepolti, ma anche all’intelligenza dei vivi: questo fa il ministro del governo Berlusconi. Qualche giorno prima ha tentato di far passare la balla che, se fossero già stati iniziati i lavori del Ponte, il disastro di Giampilieri forse non ci sarebbe stato. Fa finta, il ministro, di non sapere che Giampilieri dista dal suo Ponte 25 chilometri e neanche in ipotesi è interessato a quei lavori. Matteoli però non è l’ultimo arrivato; viene da una militanza politica in An, da una scuola di partito, conosce il territorio essendo stato non solo nella sua Cecina, ma spesso anche a Messina. Sembra evidente lo sberleffo toscano con cui tratta i messinesi, così come pure la sua ansia di procedere “a ruspa” annunciando il cantiere sotto l’albero di Natale, il 23 dicembre a Villa S. Giovanni, e per l’Epifania a Messina, con l’inizio dell’autostrada Annunziata-Granatari.

Il governo Berlusconi deve pagare le sue cambiali e le pressioni debbono essere diventate insostenibili, se si passa con tanto cinismo e disumanità sulle sofferenze di questa terra dello Stretto. Le pressioni politiche sono evidenti: a primavera si vota per le regionali in Calabria e il sindaco di Reggio, candidato del centro-destra, ha bisogno di qualche carta in mano per poter battere Loiero, il presidente uscente. Le pressioni economiche forse sarebbero ancora più interessanti da verificare. Impregilo spinge in alto le sue azioni, se “il Ponte si fa”; le banche, interessate al “project financing” di parte privata, potrebbero immettere nel mercato finanziario allettanti offerte garantite dallo Stato; i proprietari dei terreni tutt’intorno ai piloni e alle opere a terra li vedrebbero finalmente “valorizzati”, per come ha spiegato la Dia qualche anno fa; le ditte delle ruspe e delle betoniere finalmente potrebbero accendere i motori e cominciare a “lavorare” qualche milione di metri cubi di terra. Tutto questo, mentre, da questa parte dello Stretto, non si sa bene dove mettere qualche centinaio di migliaia di metri cubi di terra e detriti dell’alluvione.