22 Ottobre 2009

La farsa del Ponte

Intervista all’urbanista Ziparo di Guglielmo Ragozzino – il No ponteManifesto

Alberto Ziparo, reggino, insegna urbanistica a Firenze. Ama lo Stretto e ha scritto anche dopo la frana di Giampilieri a Messina. Conosce il Ponte - e il No Ponte - come le sue tasche. A lui ci siamo rivolti per un resoconto sulla posa della "prima pietra". "Si intende spostare, ci ha risposto, un binario Cannitello-Villa S. Giovanni per una lunghezza di 1,7 chilometri, deviando verso monte la linea, con una curva al posto del rettilineo, 'per fare spazio al futuro ingombro del pilnoe del Ponte da parte calabrese"'.

La curva serve per accedere al Ponte?

No, perché servirebbero binari di raccordo per consentire ai treni di salire e scendere.

Il Ponte è molto più in alto. Girargli intorno è inutile. Inoltre il curvone non è stato progettato come preliminare del Ponte, ma come stralcio di un "miglioramento compensativo" approvato dalla Regione e consistente nello spostamento della linea ferroviaria dal lungomare Villa-Cannitello. Questa curva, presa isolatamente è un’aberrazione: non migliora, ma peggiora, la geometria della linea, spreca altro territorio e sotto il profilo ferroviario costringe a una pericolosa frenata in curva vicino alla stazione di Villa. Il progetto rischia di essere abusivo perché Comune e Regione approvarono una variante di oltre 5 chilometri per "miglioramento urbanistico del fronte a mare di Villa S. Giovanni", per un'operazione gestita da Italfer; oggi ci troviamo con uno stralcio peggiorativo pericoloso e che contrasta con le delibere di approvazione di Comune e Regione. Vi era specificato che il progetto non era approvato come propedeutico ad altre opere, come il Ponte. Lo stralcio aggrava la sua posizione anche perché il titolare del progetto diventa la Stretto di Messina Spa che si trova la disponibilità di 30 milioni di euro delle ferrovie, ma evade le prescrizioni di approvazione, sia come merito tecnico che come titolarità dell'opera.

Cosa c'entra allora la variante?

E' paradossale ma non c'entra per niente. Si procede nell'accelerazione progettuale e costruttiva proprio per coprire il reale blocco del progetto principale del Ponte. L'iter del progetto è fermo alla richiesta di approvazione finale della "versione definitiva del progetto preliminare" licenziata nel 2004, ma senza istruttorie e i necessari nullaosta ambientali e paesaggistici. Completato questo passo, si potrebbe passare alla progettazione esecutiva. Si sa bene però che su quest'ultima gravano le pesanti critiche alla costruibilità del Ponte. Il punto più difficile da superare riguarda proprio il pilastro, intorno al quale dovrebbe girare questa parodia di percorso ferroviario alternativo: il pilastro e il contrafforte di parte calabrese. Sull'impossibilità di costruirlo nel punto maggiormente soggetto a movimenti tellurici e franosi della costa si sono scritti interi manuali. La scienza progettuale è concorde. Il coordinatore scientifico del progetto preliminare ha ammesso di aver totalmente ignorato la circostanza. Ci si deve spostare di mezzo chilometro almeno. Anche così, per evitare che l’opera scivoli in mare, occorre “inchiodarla” a una rilevante profondità.

Quanto rilevante?

Sono prevedibili movimenti di materiali, superficiali e più profondi – lo sostiene per esempio Alessandro Guerricchi, che è professore di geotecnica all’Università di Calabria e consulente del ministero – con effetti ampliati in zona, di frane e dissesti, a seguito di ogni evento alluvionale, con messa in crisi della fune portante, ancorata proprio lì. Per ovviare si devono inchiodare pilone e contrafforti in profondità, ma si va incontro a un altro paradosso. I chiodi, se più lunghi di qualche decina di metri, si rompono; così si può solo sperare che non capiti dell'altro e tirare avanti. Altri tecnici delle costruzioni hanno sottolineato come la campata unica di 3.300 metri sia incompatibile con le prestazioni richieste al manufatto viste le condizioni ambientali dello Stretto. Anche con i migliori materiali disponibili in commercio esso risulta troppo pesante e presenta molti punti di assai probabile "crisi a rottura". Lo sai come si dice di solito: "Il Ponte è un soprammobile che sorregge a malapena se stesso".

Altre volte hai affermato che mancano i soldi: non c'è un euro per Il Ponte.

I due decreti Cipe/infrastrutture del 6 marzo e Cipe/ anticrisi del 29 luglio non hanno erogato niente dei 1,3 miliardi rumorosamente promessi dal governo per la Grande Opera. Il ministro Altero Matteoli, lo ha constatato ed è ripartito con il "project financing" e i promotori privati, senza dire che si è tentato, senza risultati. Le istruttorie formali sono andate entrambe a vuoto. La Direzione nazionale antimafia ha aggiunto un discorso assai significativo: "l'unico capitale che potrebbe intervenire nell'operazione è criminale, da riciclo di cocaina e di altre droghe".

Come spieghi questa grottesca farsa?

Vi sono tre aspetti, legati tra loro: elezioni regionali in Calabria; difficoltà crescenti del Cavaliere; possibilità di sviluppare - tramite Impregilo - una speculazione finanziaria. Un mese fa Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio e candidato presidente della Regione, ha detto, a Milano, presenti Silvio Berlusconi, il Pdl e la Lega che il programma del centro-destra per le regionali "non è più spendibile solo a livello di annunci: bisogna fare qualcosa di più concreto...". Anche per Berlusconi non bastano più gli annunci, ma "bisogna dimostrare che si comincia a operare".

Berlusconi spinge e Matteoli con lui, per "rifare il contratto con Impregilo". La società era già stata messa in campo nel marzo del 2006 quando si prevedeva un cambio di governo, tanto per fissare il fatto compiuto e offrire a Impregilo un vantaggio con l'incombente governo avverso di Romano Prodi, costringendolo a regalare a Impregilo le penali o semmai nuovi accordi, in seguito stipulati. Impregilo è lo stesso contractor della Salerno Reggio Calabria, per conto di Anas. E' la società che sta devastando, con i cantieri, il territorio circostante l'autostrada, senza ripristinare i luoghi. E' in ritardo sugli impegni e chiede miliardi per non chiudere i cantieri, lasciando i lavori a mezzo e gli operai disoccupati. Perché allora affidare altri incarichi importanti alla stessa società? Con la situazione di procedure e di progetto descritta, si entrerebbe subito in una fase di "sospensione da blocco" per l'impossibilità oggettiva del contractor di operare. Si regalerebbero così a Impregilo decine di migliaia di euro al giorno per molti mesi. Si prepara una pura speculazione finanziaria, oltre che l'occasione di sprechi e spese facili. E naturalmente l'occasione per strepitare contro la solita sinistra e i soliti comunisti, nemici del fare.