24 Ottobre 2009

Apcom su caso Marrazzo. Tre dei Carabinieri si dichiarano vittime di una macchinazione

Al Gip: "Sacrificati Sottufficiali per colpire il Governatore"

Sono loro le vittime di una macchinazione, ordita da qualcuno più in alto per colpire Piero Marrazzo. Loro sono tre sottufficiali "al di sopra di ogni sospetto", che nel loro passato all'interno dell'Arma "hanno ricevuto solo attestati di encomio" e che per la loro capacità di fare indagini sono "odiati da tossici e trans" di almeno tutta la zona nord di Roma.

E' stata questa la difesa, pressocché comune, di tre dei carabinieri ritenuti responsabili di un ricatto in danno del presidente della Regione Lazio. Luciano Simeone, 29 anni; Carlo Tagliente, 30; e Nicola Testini, 37, hanno ripetuto il concetto con toni e parole diverse, ma sono stati chiari: "Non volevamo estorcere denaro a nessuno. Siamo noi le vittime".

Del video, della sua ricettazione, è accusato Antonio Tamburrino, 28 anni, maresciallo, che ha invece confermato quanto riferito al momento dell'arresto. I tre appuntati 'infedeli' hanno anche gettato una nuova luce rispetto ad alcuni accertamenti svolti dagli investigatori del Ros "che per quest'indagine sulla droga hanno pedinato un sacco di gente". E poi è stato detto al Gip che "non possiamo avere 'ingenti risorse finanziarie' come ha testimoniato il fotografo Max Scarfone, contattato per la diffusione del video".

Gli indagati hanno spiegato che il trans ripreso nel video ce l'avrebbe a morte con uno di loro ed inoltre, a dimostrazione della loro buona fede, hanno smentito nel modo più categorico che abbiano danneggiato l'auto della famiglia di Marrazzo dopo che le indagini si stavano stringendo attorno a loro. Questa ricostruzione è stata creduta?, si chiede. Il gip Sante Spinaci, nel convalidare i fermi ha confermato tutte le accuse e disposto la custodia cautelare in carcere. A parere del giudice ricorrono sia il pericolo di fuga che quello di reiterazione del reato, che l'inquinamento delle prove. (Apcom)