25 Ottobre 2009

Non chiamatelo muro

di Filippo Faillaci

Non può essere solo

un muro

che costeggia l’Ospedale

che delinea lo spazio

Non può essere solo

un muro di cinta

anonimo refrattario.

Se lo guardi e

non hai scordato il cuore

nel caos di città

tra i rumori e gli assopiti sensi

ogni pietra lì adagiata

ha occhi smarriti e ci tormenta.

Ci dicono che loro sanno

che hanno visto e udito

sofferto e patito quella storia

quel dolore nella città spettrale.

Ci dicono che sono state sottratte

a un immenso cimitero di uomini

vivi, sotterrati coi morti

ed esse stesse cimitero di pietre.

Ci dicono che sono fuggite

a una demolizione titanica

a una furia di giganti impazziti.

Fu terremoto!!! terremoto in testa

terremoto ai piedi

terremoto in acqua e tra le fiamme

terremoto in città in campagna

nei villaggi e nelle spiagge.

Pietre che cadono si rimestano

rovinano e nel loro rotolarsi

si fanno terremoto ancora.

Ed è un vortice di pietre a confondere

disperdere sconvolgere squassare

case chiese palazzi monasteri

scenari di luce e di glorie

di una città nei secoli omaggiata.

E come primordiale centrifuga di pietre

da Punta Faro a Castanea fino a Mili

è tutto un ammasso di rovine e

pietre che han perso le basi e le altezze

le figure, il tondo e il quadro e

le geometrie dei grandi Architetti.

Tutto s'e sformato! ora ch'è scomparso

il nord e il sud l'oriente e l'occidente

il sopra e il sotto e nulla ha più senso.

Da quest'unico immoto paesaggio

di fantasmi e macerie si riparte

e là dove sono le tue morte pietre

non puoi non rinascere che qui

Messina oh cara!

tra l'abbraccio dei due mari

come sempre. Seme si faranno

queste pietre che si cercano e non si trovano

Qui le porremo l'una sull'altra

l'una accanto all'altra.

(non servì l’acqua bastarono

le lacrime che si fecero cemento).

Raccoglieremo pietre chiare scure

lisce porose e figure mutilate

mascheroni di portali, cocci di timpano.

Alzeremo resti di stemmi caduti

tamburi architravi capitelli mozzati e

questa superstite lunetta decorata.

Taglieremo le pietre dal molo del porto

sbalzate e disperse in un perimetro estraneo

lontane dalla maestosità della Palazzata.

Semi di pietre piantati han dato rifugio

ai profughi, un tempio alla fede, riparo

ai feriti ai malati e tutt'intorno

vi è cresciuto un muro.

Ed eccomi oggi pellegrino compiere

il tributo come a sciogliere un voto

cercare memorie trovare risposte.

E' forse tra voi l'inconsapevole pietra nera

che ha reso orfana la nidiata

quando s'impadronì del talamo nuziale?

E quale? Forse questo taglio di porticato

o questa pietra di monumento o di antica

scalinata o di zoccolo bugnato?

Cercate la pietra che salvò

la piccola Eloisa estratta ancora viva

dopo 20 giorni prima che la calce

stendesse il suo sudario.

Riparò sotto un capitello .

dell'ordine ionico composito corinzio o

sotto un fregio di un particolare di cappella?

E non può non odorare d'incenso la pietra

mille e mille volte benedetta di Basilica

che ha ascoltato preghiere suppliche

segrete paure e parole d'amore.

Troveremo la pietra che ha visto e

udito le donne imprecare i pugni al cielo

al petto sulla testa ai tardivi soccorsi

della patria e l’urlo "ora venite!

ora che il terremoto è finito?”.

Quante le pietre spostate dalle mani

dei marinai russi che angeli parvero

tra il fango e le macerie fianco

a fianco con gli inglesi e poi flotte francesi

tedesche americane norvegesi slave

e tant'altre con viveri medicinali aiuti.

Nessuno è mancato al pietoso

censimento delle Nazioni

per la nobile Messina.

Tutti a spostare e togliere pietre.

E mai v'è silenzio in queste pietre!

Se accostiamo l'orecchio udremmo

ancora il boato e poi le voci le urla

i lamenti, il mare nero alto e terribile

di quel 28/12/UNONOVEZEROOTTO

ore 5e2l. Sembrano solo numeri

e 80mila sono ancora numeri

con e senza pietre tombali.

Oh, antiche ignote pietre

Di questo amato luogo!

Voi mi tirate dall'anima meste litanie.

Pietra del dolore pietra che ha visto

Pietra che ha schiacciato

Pietra del tormento

Pietra che ha salvato

Pietra misericordiosa.

Ora che anche voi sapete

dite ancora che sono solo

pietre macerie ruderi e

resti inanimati

inconsapevoli e smemorati?

O non piaghe aperte

abbraccio di scheletri?

Vi prego allora,

non chiamatelo muro,

loro potrebbero udirci e

lacrimare e sanguinare

ché in ogni pietra lì adagiata

vive nascosto un battito di cuore.

Vi supplico,

non chiamatelo muro

il nostro pietoso Sacrario.