26 Ottobre 2009

Alluvione: ad un mese dagli eventi gli sfollati riprendono la parola.

di Tonino Cafeo

A un mese dall'alluvione di Giampilieri la partenza degli inviati dei grandi giornali e lo spegnersi dei riflettori delle tv non significa tornare alla “normalità”. Negli alberghi e nei villaggi turistici dove sono ospitati abitanti delle zone colpite si vive alla giornata, interrogandosi sul destino di ognuno e su quello generale di comunità colpite al cuore e costrette a una diaspora di cui non si intravede la fine.
Il resort “Torre Faro” è solo uno dei tanti luoghi in cui gli sfollati provano a riannodare i fili di un' esistenza decorosa e della propria identità collettiva. Un' assemblea, tenuta in un salone del grande albergo nella mattinata di venerdì scorso, alla quale hanno partecipato anche alcuni attivisti promotori del corteo del 10 ottobre, è stata l'occasione per far uscire allo scoperto sentimenti contrastanti.

Smarrimento, paura per un futuro di cui è difficile intravedere i contorni, senso di abbandono, aspettative più o meno in buona fede- nei confronti di chi governa e delle sue promesse. Ma anche un bisogno, espresso con lucidità, di affermare il proprio diritto a tornare là dove si è trascorsa una vita intera, a non veder distruggere attività economiche , affetti, relazioni.
Intorno c'è già aria di smobilitazione: mentre prosegue a rilento il censimento dei residenti nelle zone colpite sui muri del resort compaiono avvisi allarmanti che annunciano la chiusura del presidio medico gettando nel panico i più anziani e i malati cronici.
Le madri si chiedono come faranno i bambini ad affrontare con serenità l'anno scolastico, dal momento che nessuno ha idea di quanto durerà la provvisorietà dell'attività didattica presso il vicino Istituto Marino.

Gli abitanti di Giampilieri, Altolia, Molino e Briga comunque provano -non senza difficoltà e contraddizioni- a ragionare di come organizzarsi per fare sentire la propria voce. Si collegheranno con i compaesani sparpagliati in tutta l'area urbana per dare vita a un comitato che abbia fra i suoi primi obiettivi la vigilanza sulle scelte e gli investimenti per la ricostruzione e la richiesta forte che i villaggi colpiti dall'alluvione non vengano abbandonati al proprio destino.

Riflessioni che toccano anche le reti di attivisti e di organizzazioni che dal primo momento sono stati presenti nell'organizzare la solidarietà dal basso senza trascurare la ricerca delle responsabilità e la lotta per una diversa politica del territorio.

“Le difficoltà e gli enormi costi recentemente descritti dai rappresentanti del governo circa la messa in sicurezza e la ricostruzione in loco delle zone alluvionate, assumono carattere pretestuoso se si pensa che lo stesso governo non pone nessun ostacolo tecnico/economico al progetto di un’opera inopportuna, antieconomica, ambiziosa, rischiosa e di dubbia fattibilità come quella del ponte sullo stretto.- si legge in un comunicato del NOLU-

Affermare che non è “conveniente” mettere in sicurezza la zona di Giampilieri, per il governo equivale a comunicare ai cittadini residenti ai piedi dei Peloritani che la messa in sicurezza delle loro abitazioni è un progetto antieconomico, pertanto, bisogna che si rassegnino a convivere col terrore nell’attesa delle prossime frane ampiamente annunciate da ogni versante.”
“ i soldi pubblici destinati alla costruzione dello Ponte sullo Stretto devono essere impiegati per l’urgente messa in sicurezza del territorio. “ Conclude il comunicato.

La Casamatta della Sinistra, il Nolu, l'Orsa, l'Arci, Sinistra e Libertà ed altri ancora continueranno a ragionare insieme ed a proporre alla città una serie di iniziative che vanno in questa direzione. Dal convegno di studi sulla messa in sicurezza di torrenti e colline ad una petizione nazionale che chieda di dare -nella ripartizione delle risorse pubbliche- la massima priorità alle opere di risanamento ambientale, cancellando una volta per sempre il progetto del ponte e tutto quanto ad esso è collegato.8922_103495006330410_100000097334565_106438_1902594_n