27 Ottobre 2009

Solidarietà nazionale pro alluvionati: nota del presidente del Consiglio comunale sulla mancata attenzione

prev“Un grido di indignazione si alza forte e chiaro dalla Comunità messinese, tragicamente colpita dal cataclisma dell'1 ottobre. E' un sentito comune. E' un corale rigetto di quell'ulteriore fango (questo si più pericoloso) artatamente schizzato contro questa città.” Sono le espressioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Previti, che in una nota stigmatizza le reazioni all'appello alla solidarietà nazionale di fronte alla tragedia dell' 1 e 2 ottobre, che ha colpito le popolazioni della zona ionica del messinese”. Chi voleva fare passare il “messaggio” che le cause della tragedia fossero da addebitare all'abusivismo (solo nove casi di abusivismo minore a Giampilieri) e al mancato recepimento dell'allerta meteo (allerta meteo generalizzata), - scrive Previti - ci è riuscito benissimo, complice alcuni conduttori televisivi e testate giornalistiche nazionali. La conclusione di questo ragionamento ha indotto i ben pesanti (?) a considerare i cittadini messinesi vittime di se stessi, per cui non meritano la solidarietà nazionale che scatta in questi casi. Nessun appello a favore delle popolazione colpite (31 morti ad oggi, più 6 dispersi), nessuna “striscia” o “sottopancia” nè per sms (48580 – 1 euro) nè per il C.C.P. n. 14063986 intestato al Comune di Messina con la causale “pro- alluvionati”, salvo rarissime eccezioni. Eppure i messinesi sono stati sempre un popolo generoso, memori della immane tragedia del terremoto del 1908. Basta guardare la raccolta di fondi effettuate in varie occasioni - cito solo Thelethon – dove la città è tra le prime d'Italia come donazione. I messinesi, quando c'è da manifestare solidarietà non chiedono se quella scuola o quell' istituto è abusivo e non ricercano colpe – questo spetta ad altri organismi come avvenuto per l'Aquila – ma si sforzano di dare segni tangibili. Potremmo manifestare la nostra incontenibile indignazione facendo un appello a non pagare il canone Rai, potremmo fare lo sciopero alle TV nazionali, o altro ancora – ne avremmo ben donde – ma siamo persone serie che rivendicano uguali diritti. I nostri morti non sono di rango inferiore ad alcuno – conclude Previti - che si faccia giustizia, non carità, perché la carità – solidarietà – senza giustizia non ha senso”.