30 Ottobre 2009

INVESTIRE SUL FUTURO

Non riusciamo a rispettare  l'ambiente, "nostra casa naturale", perché non riusciamo ad  "investire sul futuro. Oggi, infatti, l'umanità assiste ad un  progressivo declino della qualità della vita" e "vive come se ogni  giorno fosse l'ultimo". Per invertire la tendenza servono progetti  scolastici idonei a formare le generazioni più giovani. Negli adulti, invece, la formazione di un pensiero ecologico
richiede molto di piu': "un lavoro corale" che coinvolge istituzioni, mass media e  naturalmente ogni singolo individuo" attraverso il quale passare
dalla catarsi alla trasformazione", in altre parole, resettare e  riconfigurare partendo da una maggiore capacita' di avere cura di se', della propria
'casa interna' per poi percepire piu' profondamente la  propria 'casa esterna' e cosi' averne naturalmente cura. Sira  Sebastianelli, psicologa e
psicoterapeuta, spiega all'ADNKRONOS il  proprio punto di vista sul perche' sia ancora cosi' poco diffusa la  sensibilita' ambientale, nonostante gli
allarmi di tanti e autorevoli  organismi internazionali.

"Il mondo della natura - argomenta - e' paragonabile al mondo  dell'inconscio umano dove si abbandonano, utilizzando un meccanismo di difesa chiamato
rimozione, resti psichici che non possono abitare la  coscienza. Un inconscio impermeabile e permeabile come il mondo, dove  cio' che vi si deposita a
volte penetra nella profondita' e a volte  rimane in superficie. Tutto il materiale tangibile o intangibile,  però, lascia traccia di se' e sedimenta
stratificandosi dalla  profondita' alla superficie, da dove spesso e' complesso e difficile  far riaffiorare contenuti che devono farsi strada tra
strati calcarei  contaminanti che ne modificano la struttura originaria. Quando si  gettano pezzi di carta o cicche di sigaretta per strada, dove
cadono?
Nel mondo cosciente o nel mondo inconscio?".

"Nel mondo cosciente - sottolinea Sebastianelli - rimangono le  scorie materiali di un gesto privo di senso civico che qualcun altro  puo'
raccogliere, ma nel mondo inconscio precipitano le scorie  dell'anima attraverso un gesto pregno di significato, che nessuno,  tranne una ritrovata
consapevolezza del responsabile può raccogliere.
Solo facendo luce sulle motivazioni profonde dell'incuria, si possono  diradare le ombre della distruttivita' di se'. Un metallo prezioso  come
l'argento ci puo' aiutare a capire cosa accade all'animo umano  nel corso della sua esistenza".
"L'argento, come si puo' verificare su un  qualunque oggetto creato con questo metallo, reagisce all'aria e perde la sua brillantezza, fino ad
arrivare lentamente all'opacità  primitiva: mai si sospetterebbe che sotto quello strato color  antracite si nasconde una lucentezza argentea. A
questo punto -  continua - proviamo una associazione paradossale e azzardata tra  l'essere umano e l'argento, ma che forse ci aiuta a comprendere
l'intermittenza dell'energia profusa da ognuno di noi per salvare  l'ambiente. Il bambino quando nasce e' proteso a soddisfare i suoi  bisogni
primari, completamente dipendente dalla madre o da una figura  primaria per sopravvivere, seguendo quello che Freud chiamava  principio di piacere,
cioe' il bisogno di rispondere al desiderio di  mangiare, dormire etc. senza differire nel tempo il soddisfacimento  dello stesso".

"Con il passare dei mesi, attraverso l'educazione, le migliorate capacita' di interazione con l'ambiente e lo sviluppo cognitivo, che  consentono un
miglior adattamento alla realta' secondo quello che  Freud chiamava il principio di realta', il bambino - dice la psicologa - riesce a differire il
soddisfacimento dei bisogni. Ora, guardando il declino della qualita' della vita nel mondo in cui viviamo,  sembrerebbe che il principio di realtà
sia sopraffatto dal principio  di piacere, che risponde al motto 'tutto e subito'. Una persona  risponde solo al proprio bisogno, senza curarsi dei
bisogni degli  altri e senza prevedere gli effetti che il soddisfacimento immediato  di un certo bisogno puo' produrre, come il gettare una cicca di
sigaretta ovunque capiti".

"Il processo regressivo, probabilmente, che coinvolge l'essere  umano, per non dire il genere umano, nel momento in cui si sente  dipendente,
bisognoso di avere qualcuno che si occupi di se', non piu' protagonista della propria vita - spiega Sebastianelli - attiva il  principio di piacere a
detrimento di quello di realtà, lo stesso  processo che avviene nell'argento che dalla opacità (fase primitiva,  principio di piacere) passa alla
brillantezza (fase piu' evoluta,  principio di realta') per poi tornare alla opacita' se lo si  abbandona, pur conservando, pero', la potenzialita'
luminosa".
Come fare per riportare alla luce quelle potenzialità che consentirebbero un miglior rispetto di sé e degli  altri? "Se differire il
soddisfacimento di un bisogno e' difficile se  non impossibile, evidentemente - chiarisce - non si riesce ad  investire sul futuro perche' non lo si
intravede, ed e' inevitabile  non prevedere le conseguenze di un proprio comportamento. L'umanità oggi vive come se ogni giorno fosse l'ultimo,
nonostante vengano messi al mondo bambini che sono la personificazione del futuro".

Allora, cosa c'e' che non va? Qual e' il significato di questa  contraddizione? "Forse - ragiona la psicoterapeuta - e' la conferma  della
inconsapevolezza in cui siamo precipitati, al punto di non avere più senso critico e forse è il senso di abbandono che l'uomo del  terzo millennio
vive sempre più, che lo spinge, senza successo, a  ricercare gli altri, non per cercare un confronto, ma per avere  qualcuno cui potersi affidare per
lasciarsi andare ed essere protetto, accudito... amato. Più ricerca, pero', l'altro per non sentirsi solo  e più cade nel pozzo dell'isolamento,
più cerca di aggrapparsi e  più si sente respinto".

"Con questo stato d'animo di disperazione devastante quale  principio etico può supportare il rispetto di sé e del mondo in cui  si vive? Se
l'essere umano non riscopre se' stesso e il significato  piu' profondo dell'esistenza - evidenzia Sebastianelli - non si puo'  recuperare nulla. Un
punto da cui partire è proprio il significato  della parola natura, che in passato si scriveva con la N, maiuscola,  per sottolineare una entità a
cui rivolgersi con doveroso rispetto  sempre e non solo, come avviene oggi, quando la sua forza si manifesta con eventi catastrofici. Il termine
naturale, poi, si usa giustamente  come contrario e opposto al termine artificiale, ma anche come erroneo sinonimo di semplice. In realtà, in Natura
nulla e' semplice, anzi  non c'è niente di più complesso. Meno si vive nella consapevolezza  di essere costantemente in contatto con la Natura e
più la si  sottovaluta. Specialmente nelle città si perde di vista il mondo in  cui si e' immersi dove tutto sembra possibile e nessun limite viene
tracciato".
"Non è un caso che si ricorra sempre più ai  divieti, anche per avvertenze banali dove basterebbe un po' di senso  civico, proprio perché
l'infantilizzazione dell'essere umano non  prevede l'attenzione a sé e al mondo, richiedendo il controllo  costante di una autorità. Ovviamente, più
c'é chi veglia e controlla - avverte Sebastianelli - più non matureranno le condizioni interne per sviluppare autonomia, e qui si entra in una
strada senza  via d'uscita. Il controllo degli uomini si può allentare  parallelamente alla crescita della autonomia, attraverso l'educazione
insieme alla responsabilizzazione, e al consolidamento della fiducia  dei 'controllati' in se' stessi per farli sentire sempre più protagonisti
della propria vita".

"Il proliferare dei graffiti e dei tatuaggi - osserva la  psicologa - è la cartina tornasole di un disagio che serpeggia,  ovunque. Tale disagio lo
chiamerei 'la sindrome di nessuno', cioè non sentirsi riconosciuti, al punto di preferire, paradossalmente, alla  visibilità della trasparenza la
invisibilità dell'apparenza.
Trasparenza vuol dire essere più visibili a sé stessi e agli altri,  lasciando intravedere la sostanza interna, cioè l'anima, mentre  apparenza
vuol dire essere solo sostanza esterna, cioè materia, e  ancor più invisibili a sé e agli altri, mostrando solo esteriorità.
L'esteriorità rende invisibili, mentre l'interiorità rende visibili.
Ecco che l'argento ritorna. Questo metallo, infatti, trova la sua  luminosità solo quando si rimuovono gli strati superficiali che lo  opacizzano".

Per realizzare un progetto di cambiamento nel rapporto tra "Uomo e Natura - dice Sebastianelli - sarebbe utile che i quattro stadi a  cui fa
riferimento la psicologia analitica di Jung nel trattamento  terapeutico, venissero applicati alla società in questa sequenza.
Primo, l'educazione, punto di partenza per dare impulso al processo  che condurrà alla consapevolezza di sé, attraverso il proporre punti di vista
diversi rispetto al modo di affrontare la vita. Secondo, la  chiarificazione, passaggio dalla comprensione puramente razionale  degli eventi ad una
piu' emozionale. Terzo, la catarsi: attraverso gli stadi precedenti si può giungere alla purificazione, che consente di  nascere a nuova vita.
Quarto, la trasformazione: elaborazione dei  processi consci ed inconsci per poter raggiungere la metamorfosi".
Quale applicazione pratica potrebbe avere tale  progetto finalizzato alla produzione di un pensiero ecologico ? "Le  prime due fasi, dell'educazione e
della chiarificazione - dice  Sebastianelli - potrebbero trovare applicazione all'interno di  progetti scolastici, per formare le generazioni più
giovani ad un  pensiero ecologico, che renderebbe del tutto naturale comportarsi in  sintonia con le esigenze dell'ambiente".

Mentre, "le generazioni piu' adulte dovrebbero attraversare,  invece, tutte e quattro le fasi per poter ipotizzare la formazione di  un pensiero
ecologico . Per questa finalità i mass media potrebbero  essere di aiuto". Non aiuta invece "la dilagante proposta di quiz di  abilita' per far veder
quanto si e' bravi ad associare, controllare o  indovinare - sostiene la psicologa - L'uso del pensiero sarà  faticoso, pero' va incentivato, anche
sotto forma di gioco poiché è  l'unica ancora di salvezza". E per gioco, Sebastianelli, intende  spazio creativo, domande che richiedano
l'elaborazione di un pensiero  e consentano risposte aperte e non chiuse come quelle dei quiz.
"L'Umanita' - rimarca - e' sopravvissuta ed e' progredita perche'  pensava, anzi speculava tra i meandri della mente, oggi questa  attivita' non si
pratica piu' e le conseguenze si vedono".
"Solo con un lavoro speculativo del pensiero, costante e  continuo - conclude Sebastianelli - si puo' ipotizzare di mantenere il rispetto di se
stessi e della natura. L'argento se si abbandona perde  la sua lucentezza, cosi' come l'essere umano, se abbandona se stesso  perde la sua luce
interiore ed emerge il suo lato oscuro...
primitivo... ctonio che Carl Gustav Jung chiamava Ombra".