2 Novembre 2009

Piano Unicredit per far “sparire” il Banco di Sicilia

Unicredit è pronta a varare una maxi fusione con il Banco di Sicilia eliminando gli organi di autogoverno dell´istituto siciliano. Il Banco, nei progetti di piazza Cordusio, non dovrebbe più avere un presidente, un cda con nomine anche di Regione e Fondazione, un direttore generale e un capo del personale autonomi come avvenuto fino ad oggi. Una fusione per incorporazione che trasformerebbe il Bds in una semplice divisione territoriale di Unicredit, dopo che già dal 2008 l´istituto di piazzale Ungheria non gestisce più il corporate e i mutui. A rischio è anche il marchio del Banco, che potrebbe scomparire del tutto o trasformarsi in «Unicredit Banco di Sicilia».

La bozza, che rientra nel progetto di banca unica al quale tiene molto l´amministratore delegato Alessandro Profumo, venerdì sarà discussa dal comitato strategico di piazza Cordusio per poi andare in consiglio d´amministrazione. L´obiettivo è quello di far scattare la fusione il primo novembre 2010, proprio quando sono in scadenza il cda del Banco di Sicilia e i patti parasociali con la Regione, che obbligavano il gruppo Unicredit a non intaccare gli organi di autonomia decisionale del Banco fino al prossimo anno. La fusione dovrebbe portare alla creazione di una unità divisionale regionale di Unicredit, «che comunque avrà ampia autonomia», assicurano da piazza Cordusio. Di certo però il Bds diventerebbe soltanto un marchio vuoto: scompare, nelle previsioni dei manager del gruppo, qualsiasi organo di controllo e gestione autonomo del Bds. Così Ivan Lo Bello potrebbe ritrovarsi a essere l´ultimo presidente della storia del Banco di Sicilia, lo stesso vale per Roberto Bertola, ultimo amministratore delegato. Preoccupati i sindacati: «Chiediamo che il governatore Raffaele Lombardo e il presidente della Fondazione Bds, Gianni Puglisi, vincolino la ricapitalizzazione in corso nel gruppo al mantenimento dell´autonomia del Banco, perché temiamo per i livelli occupazionali, considerando che 250 persone lavorano in una direzione generale che non avrebbe alcun compito da svolgere in una semplice divisione territoriale», dicono Francesco Re della Fisac Cgil e Carmelo Raffa della Fabi.

(La repubblica)images