3 Novembre 2009

E’ morto l’antropologo Levi-Strauss, grande testimone del secolo scorso

levi-strauss_260L'antropologo ed etnologo Claude Levi-Strauss è morto la notte fra sabato e domenica a Parigi all'età di 100 anni. Lo rende noto l'Ecole des hautes etudes en sciences sociales.

Nato a Bruxelles da genitori francesi di religione ebraica, si trasferisce presto con la famiglia a Parigi, dove studia legge e filosofia alla Sorbona e si laurea in filosofia, iniziando ad insegnare in un liceo di provincia.

Le sue posizioni filosofiche si dimostrano subito molto critiche nei confronti delle tendenze idealiste e spiritualistiche della filosofia francese del periodo fra le due guerre, soprattutto perché egli riconosce in sé stesso un'esigenza di concretezza che lo porta verso direzioni completamente nuove. Scopre presto nelle scienze umane, in particolare nella sociologia e nell'etnologia, la possibilità di costruire un discorso più concreto e innovatore sull'uomo e cominciando ad analizzare i riti e i miti primitivi.

Viaggi in Brasile ed esperienze con le popolazioni indie ed amazzoniche contribuiranno alla sua maturazione di studioso. Tornato in Francia nel 1939 viene mobilitato allo scoppio della seconda guerra mondiale ma nel 1941, subito dopo l'armistizio, a causa delle persecuzioni contro gli ebrei, è costretto a fuggire e riesce ad imbarcarsi per gli Stati Uniti.

A New York conosce e inizia a frequentare molti altri intellettuali emigrati e ad insegnare presso "La Nuova Scuola per le Ricerche Sociali" e presto viene considerato, insieme a Jacques Maritain, Henri Focillon e Roman Jakobson, uno dei fondatori dell'École Libre des Hautes Études, una specie di università-in-esilio per accademici francesi.

Gli anni trascorsi a New York si rivelano presto molto importanti per la sua formazione e soprattutto la sua relazione con il linguista Jakobson gli sarà d'aiuto per mettere a punto il suo metodo di indagine strutturalista. (Jakobson e Lévi-Strauss sono infatti considerati le figure centrali dello strutturalismo).

Tra i suoi capolavori, certamente da citare "Le strutture elementari della parentela", considerato uno degli studi più importanti di antropologia sui rapporti di parentela fino a quel momento effettuati e "Tristi Tropici", con il quale raggiunge un pubblico più vasto, sorta di diario di viaggio nel quale egli annota le sue impressioni, frammiste a una serie di geniali considerazioni sul mondo primitivo amazzonico, che risalgono al periodo intorno al 1930 quando egli era espatriato dalla Francia.

"Antropologia strutturale", che comprendeva una collezione dei suoi saggi con esempi e teorie strutturaliste e "Pensiero Selvaggio", nella cui prima parte viene delineata la teoria della cultura della mente e nella cui seconda parte questo concetto si espande alla teoria del cambiamento sociale, sono considerate le altre opere di suo maggiore spessore, seguite dal grande progetto dal titolo "Mythologiques", in cui Levi-Strauss analizza un singolo mito seguendone le variazioni, di gruppo in gruppo, dall'estremità del Sud America attraverso l'America Centrale e Settentrionale, fino al Circolo Artico ed esamina, con una metodologia tipicamente strutturalista, le relazioni di parentela tra i vari elementi nella struttura sottostante invece di considerare il contenuto della storia in sé. Mythologiques è un esempio di analisi ampio e dettagliato (in quattro volumi); benché sia l'opera principale di Lévi Strauss questo libro è meno conosciuto del Pensiero Selvaggio.

Eletto dall'Académie Française (uno dei più grandi onori per un intellettuale francese) e membro dell'"American Academy of Arts and Letters", nel 1973 ha ricevuto l'Erasmus Prize, nel 2003 il Meister Eckhart Prize per Filosofia e ha ricevuto la laurea ad honorem dalle Università di Oxford, Harvard e della Columbia. Egli è anche stato onorato della Grand-croix de la Légion d'honneur, e gli è stato attribuito il merito di "Commandeur de l'ordre national du Mérite" e di "Commandeur des Arts et des Lettres".

(Fonti: Wikipedia ed Ansa)