3 Novembre 2009

Gli “untori” del virus A

di Francesca Pilla

Tratta da: www.flashfumetto.it

I bambini sono dei piccoli untori. O meglio, secondo le parole del vice ministro Ferruccio Fazio la suina «colpisce i bambini più di quanto non li colpisca la stagionale, perché è un ceppo virale completamente nuovo che in loro non trova ricordi immunitari». Nulla di nuovo dunque. Qualsiasi mamma sa che avere un piccolo in casa è come un focolaio sempre attivo di malattie esantematiche, batteriche o virali, e che loro sono sempre più esposti degli adulti. Ma il messaggio del governo è poco chiaro (come spesso accade) su quello che si deve fare o mettere in campo a livello di protezione della popolazione. L'influenza A è come la crisi economica o le navi di rifiuti tossici, un giorno c'è, quello successivo è un allarmismo ingiustificato, per poi dover ammettere che effettivamente qualche rischio esiste. Così se da un lato il viceministro ci dice che il virus non è aggressivo, a livello di letalità, come nel resto d'Europa, dall'altro ci informa che la vaccinazione di massa non è prevista né è consigliabile. Quindi invita le persone a restare a casa e non affollare gli ospedali, così se dovessero morire almeno non entrerebbero nelle statistiche. Dal governo poi insistono nell'affermare che non esiste un caso Campania. Questo in parte è vero, ma lo è anche che un infettivologo come Raffaele Pentinello non ha saputo fornire una spiegazione scientifica dei decessi concentrati in regione e si è detto sgomento, mentre Giovanni Rezza dell'Unità virus H1n1di crisi ha confermato che a Napoli c'è un'incidenza quattro volte superiore rispetto al resto del paese.

Di 240mila casi accertati nel paese la scorsa settimana, 70mila sono concentrati solo nel capoluogo. È chiaro che i messaggi tranquillizzanti non bastano più. Non si deve diffondere il panico, ma forse bisognerebbe avere un piano per gennaio, quando dicono si toccherà il picco emergenziale. Servirebbe, così come implementare le strutture sanitarie, prevedere presidi medici cittadini, distribuire antivirali "prescrivibili". Ieri è morto a Roma un altro bambino di 10 anni per polmonite e sospetto attacco da influenza A. È il secondo dopo Emiliana, la piccola di 12 anni originaria di Pompei. Sempre ieri nella città vesuviana durante i funerali della bimba tra palloncini e fiori bianchi era palpabile lo sconcerto per la fulminea fine, in tre giorni, di una ragazzina forte e sana. A quanto risulta dai primi esami Emiliana non avrebbe avuto malattie congenite o cardiopatie sconosciute alla famiglia. Il bilancio è pesante: su 15 vittime nel nostro paese 7 sarebbero residenti in Campania, due, entrambe donne, una signora di 42 anni e una di 75, sono decedute nelle ultime 24 ore. Dati questi che hanno sicuramente creato uno stato di agitazione nella popolazione.

I Nas dei carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche dei malati deceduti all'Ospedale Cotugno e al Cardarelli. I documenti confluiranno nell'inchiesta - senza ipotesi di reato - aperta della procura. Al Santobono di Napoli ieri era uno strazio, 6 i bimbi ricoverati per la suina solo nella notte, il nosocomio per minori più grande del Mezzogiorno straborda e già non ci sono più posti. «Nessun caso è particolarmente grave - ha detto il direttore sanitario della struttura Enrico De Campora - ma tre minori sono stati trasferiti in altri ospedali a causa della mancanza temporanea di posti letto». I medici del pronto soccorso del Santobono ci hanno detto di non avere il tempo nemmeno per due chiacchiere, assediati tra starnuti, febbri, e ricoveri di ogni tipo. Per Mario Santangelo, assessore alla Sanità, non è il momento per lasciarsi andare a psicosi: «La mortalità è finora di 2 casi su 10mila contro i 7 su 10mila di una tradizionale influenza, i bimbi sono i più esposti e la Campania è la regione più giovane d'Italia». Un numero verde sarà attivo da oggi, eppure non basta, di influenza letale si parla in ogni angolo della città e sembra essere tornati all'inizio del 900, quando per la spagnola era una questione di «ciorta» (fortuna, ndr).

Anche oggi sembra essere questione di destino, cure specifiche non ce ne sono, i vaccini sono sempre sconsigliati in piena pandemia, sia perché hanno tempi lunghi per immunizzare, sia perché se la malattia è in incubazione non si fa che peggiorare le cose. (ilManifesto.it)