5 Novembre 2009

Piattaforma del No Ponte

della Rete NoPonte

Mai come in questi ultimi anni la Sicilia e la Calabria sono 4173_a8214[1]state oggetto di attenzione dei media. Questi territori hanno subito e continuano a subire aggressioni. Non solo dalle mafie che proseguono imperterrite a lucrare con la connivenza delle istituzioni locali e nazionali. Ma a questo si aggiungono disastri cosiddetti "ambientali": provocati dalla speculazione umana dissennata su territori fragili e soggetti a movimenti continui. Così a Giampilieri un acquazzone di due ore ha provocato una devastazione incredibile e una trentina di morti. E in Calabria finalmente è evidente e manifesto quanto dicevamo da anni: che nei mari e nelle montagne calabresi la 'ndrangheta ha seppellito rifiuti tossici e nucleari per lucrare sul commercio delle scorie scomode.

Ad Amantea il 24 ottobre si è visto come i calabresi abbiano acquisito la consapevolezza di vivere su terreni avvelenati. E non basta il maldestro tentativo della Prestigiacomo, che nega la presenza di navi con rifiuti tossici lungo le coste calabresi per convincerci: troppi tumori anomali, troppe morti di cancro inammissibili.

E questo si inserisce in un panorama politico in cui la messa in sicurezza del territorio non è nelle agende istituzionali, in cui l'autostrada continua ad essere un cantiere da decenni, i collegamenti su rotaie e via mare sono sempre più disagiati.

I calabresi e i siciliani hanno sempre di più la chiara percezione del totale scollegamento tra chi governa e le esigenze reali dei territori.

I beni comuni e l'interesse collettivo sono oggetto, per le istituzioni, di affari illeciti e trasversali. Così l'acqua, la viabilità, la qualità della vita.

Il Governo nazionale continua a riproporre il Ponte sullo Stretto come priorità, annunciando addirittura la posa della prima pietra di un'opera di cui non esiste neanche il progetto esecutivo.

La Regione Calabria, contraddicendo le pur deboli posizioni contro quest'opera inutile e dannosa, continua a finanziare la Stretto di Messina SpA, che è ormai chiaro a tutti che è un carrozzone mangia-soldi che redistribuisce agli amici e agli amici degli amici.

La rete No-Ponte ha ribadito più volte, negli anni di contrapposizione e di denuncia contro questo affare, che il ponte non serve ai territori e ai cittadini calabresi e siciliani.

E' indispensabile, per questi territori e per chi ci abita, che i fondi che sia lo Stato sia le Regioni Calabria e Sicilia destinano al ponte siano invece impiegati per mettere in sicurezza i territori, mettendo riparo alle devastazioni ambientali che sono la causa dei dissesti idro-geologici, ripulendo il mare e i territori in cui le organizzazioni criminali hanno infossato le scorie tossiche e radioattive. E' indispensabile anche dotare questi territori di collegamenti viari, via terra con strade e ferrovie, e via mare con collegamenti efficienti. E' fondamentale soprattutto, oltre a garantire il diritto alla vita della popolazione, che le istituzioni garantiscano il bisogno di ognuno di pensare e prospettare un futuro, individuale e collettivo. E che questo futuro sia supportato da progettualità compatibili con le reali vocazioni delle comunità, per le quali il lavoro sia principalmente orientato alla cura e al recupero del territorio.

Questo documento nasce dalla necessità di rendere partecipi le realtà politiche e associative calabresi e siciliane del lavoro politico svolto dal movimento sulle due sponde regionali, e dell'elaborazione politica che ha prodotto, confrontandosi con movimenti di lotta e con le popolazioni di altri territori nazionali ed europei, accomunati tra loro dalla stessa mobilitazione e resistenza a politiche calate dall'alto e devastanti per i territori, in cui gli unici garantiti sono le lobbies economiche e finanziarie e i poteri trasversali forti.

Il movimento calabrese e siciliano contro la costruzione del ponte sullo Stretto, che in questi anni è confluito nella rete NO-PONTE sta preparando, per il 19 dicembre, una manifestazione nazionale a Villa San Giovanni, per la quale ha già raccolto l'interesse e le adesioni di movimenti di resistenza di altri territori. La preparazione di questo evento è un percorso, con più tappe di sensibilizzazione e di coinvolgimento delle popolazioni direttamente interessate, con numerosi momenti di confronto e di informazione a tutti i livelli.