12 Novembre 2009

Messina: Domani, venerdì 13 e sabato 14 novembre, II edizione di una “Due giorni” biblica presso l’aula “Salvatore Pugliatti” della facoltà di Giurisprudenza dell’Università

dsc00259nx6Al via a Messina la II edizione di una “Due giorni” biblica dedicata al tema “In Te saranno benedette tutte le famiglie della Terra” (Gen. 12,3). La Bibbia sulle strade dell’uomo – Riflessioni comunitarie sulla ‘Parola’ e le esperienze dell’oggi”. L'iniziativa è in programma, presso l'aula “Salvatore Pugliatti” della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Messina, venerdì 13 (dalle 15.30) e sabato 14 novembre, dalle 9.30 e dalle 15.30.

Sono otto le realtà organizzatrici, tra associazioni e gruppi: Nuovi Orizzonti, Associazione Ecumenica Sae (Segretariato Attività Ecumeniche) di Messina, Azione Cattolica, Parrocchia di San Luca, Cattedra di Filosofia Teoretica (Università di Messina), Comunità di S. Egidio, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, Terra e Cielo. Otto realtà che insistono sull'importanza di una riflessione non riservata solo agli studiosi ma estesa a tutta la cittadinanza e alla società civile, in un territorio segnato da una crisi profonda e in un'epoca in cui si alimentano gli scontri di civiltà.

Il cattolicesimo, sin dal suo significato etimologico, ha una valenza universale. La fede non deve bibbia-luce1essere trasformata in una religione settaria. Così affrontiamo il tema della Parola di Dio nelle problematiche di oggi, al riparo da steccati fra religioni e appartenenze”, hanno sottolineato nel corso di una Conferenza stampamercoledì 11 novembre al Salone degli Specchi della Provincia Regionale di Messina - il gesuita padre Felice Scalia; Carmelo Labate, presidente del S.A.E. - Segretariato Attività Ecumeniche di Messina; Sandro Gorgone, dottore di Ricerca in Filosofia (Università di Friburgo); Silvia Geraci, dottoressa di Ricerca (Università di Messina) e Mario La Rosa, della Comunità di Sant’Egidio.

Per la seconda edizione si è scelto come tema centrale quello della figura biblica di Abramo in cui si riconoscono le tre cosiddette “religioni del Libro”, ebraismo, cristianesimo ed islam. “Come uomini e donne che si pongono in ricerca e come credenti vogliamo riflettere su come essere a favore dell’inclusione e non dell’esclusione, ad esempio nei confronti dei migranti e di chi abita nelle periferie. Su come possiamo rendere visibile la scelta che ci impone la promessa ad Abramo, la scelta contro chi agita la paura dell’altro e alimenta gli egoismi e le chiusure individualistiche, familistiche, corporative, identitarie”, hanno sottolineato i promotori dell’iniziativa, riprendendo i temi espressi in un documento. L’obiettivo è dare il proprio contributo “per una Chiesa più aperta e per una società più umana”, mentre “la voce della Chiesa in chiave ecumenica, e in difesa dei migranti respinti e di tutti gli oppressi, spesso stenta ad affermarsi con forza”.

Il programma

73750OLa I sessione – sul tema “La comunità s’interroga” - comincia venerdì 13 novembre, alle 15.30, presso l'aula “Salvatore Pugliatti” della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Messina. Presenta i lavori Rosario D’Anna, presidente dell’associazione “Nuovi Orizzonti” e modera Dino Calderone, presidente del Meic di Messina, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale. In programma la comunicazione del gruppo di studio su “Abramo, l’alleanza, il Dio di ogni uomo: tra Bibbia e riflessione filosofica”, a cura di Silvia Geraci (Università di Messina). Seguiranno le relazioni del teologo cattolico Pino Ruggieri (Istituto Teologico S. Paolo di Catania) su “Il Dio di Gesù tra accaparramenti e visioni planetarie di salvezza”; il teologo valdese Paolo Ricca su “Dalla minoranza all’universalismo. La condizione di minoranza come vocazione delle Chiese?”; le conclusioni (alle 19.30) della prima sessione dei lavori, a cura di Sandro Gorgone (Università di Friburgo).

Si continua sabato 14 novembre, dalle ore 9.30, sulla II sessione dal titolo “Le testimonianze”. Introduce i lavori e modera la professoressa Antonietta Mondello Signorino. Intervengono Karim Hannachi (Università di Palermo) sul tema “Islàm e Occidente: dialogo possibile o scontro inevitabile?”; don Pippo Gliozzo su “La presenza di diversi e di diversità in una parrocchia urbana”; il pastore valdese Jens Hansen su “Un percorso di dialogo con non credenti e cristiani”; la giornalista di Radio 3 Gabriella Caramore su “I figli del Dio vivente: fratelli o nemici?”. Subito dopo sono previsti due interventi programmati: padre Ettore Sentimentale sull’esperienza di matrimoni misti nella Comunità parrocchiale S. Luca di Messina e Alessia Pesaresi (Comunità di Sant’Egidio) sul tema “Educare alla pace in un clima di tensioni”. Le conclusioni sono affidate al professore Carmelo Labate, presidente del S.A.E. - Segretariato Attività Ecumeniche di Messina.cortina_primavera_e_fiori

Si continua infine, sabato 14 novembre, dalle 15.30: presenta la bozza di documento conclusivo e modera Antonino Mantineo, docente dell’Università di Catanzaro. La comunicazione dei gruppi di studio è poi affidata ad Antonio Amato (associazioni “Nuovi Orizzonti” e “Terra e Cielo”) sull’argomento “In nome di Dio, inclusione o emarginazione?” e a Pippo Lipari (Azione Cattolica, Parrocchia San Luca) su “Il laicato cattolico di fronte alla società liquida. Seguiranno la relazione del cattolico ebraista Piero Stefani su “Abramo, il popolo ebraico e gli altri popoli della terra” e l’approvazione del documento conclusivo. Le conclusioni e le prospettive della “Due giorni” sono poi affidate all’analisi di Caterina Resta, ordinario di Filosofia teoretica (Università di Messina).

Per informazioni occorre contattare la segreteria organizzativa: Professoressa Antonietta Mondello Signorino, associazione “Nuovi Orizzonti”, tel. 090/52168, e-mail mondello.antonia@tiscali.it. 

Il documento delle organizzazioni promotrici

Viviamo tempi di esclusione feroce di creature umane dal diritto alla vita ed alla dignità, proprio mentre si continua a sostenere e rafforzare la globalizzazione mondiale di merci e capitali. L’Italia con il “pacchetto sicurezza” del luglio scorso ha creduto di risolvere il problema della mobilità di quanti fuggono dalla fame e dalla guerra, violando anche trattati internazionali sul dovere di asilo. Questo rigurgito di nazionalismo, di territorialismo, di difesa indiscriminata del livello di vita raggiunto – quale che sia stato il modo per raggiungerlo – chiede l’appoggio delle Religioni, quasi come copertura sacrale di ideologie disumane. Appoggio che spesso viene dato. Avviene così che la religione invece di educare ad una visione di vita che oltrepassi il naturale egocentrismo, finisca per rafforzarlo rendendolo quasi di “diritto divino”.

Spinta da questa emergenza una rete di gruppi laici e cristiani ha voluto interrogarsi sulla propria umanità e sulla propria fede per dare un contributo alla società civile nell’affrontare e risolvere la più grande sfida del nostro secolo: l’incontro incontenibile di civiltà, culture e religioni. Ne è nata una iniziativa che è alla sua seconda edizione: “La Bibbia sulle strade dell’uomo – Riflessioni comunitarie sulla ‘Parola’ e le esperienze dell’oggi”. Quest’anno si è scelto come tema illuminante la figura biblica di Abramo in cui si riconoscono le tre cosiddette “religioni del Libro”, ebraismo, cristianesimo ed islam. “In te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen 12,3).

Storicamente, nonostante le tre grandi religioni facciano riferimento a questa figura e interpretino la benedizione rivolta ad Abramo come rivolta a loro, il rapporto delle religioni è da millenni segnato da esclusioni e da una forte violenza. La storia – per limitarci all’Occidente - è colma di un antisemitismo cristiano tragicamente ripreso da chi nell'800 ha sviluppato un antisemitismo cosiddetto scientifico, base ideologica per gli orrori del nazismo. Anche la religione fondata da Mohammed si trova a dover fare i conti con un esclusivismo che ha creato una lunga e profonda scia di sangue. Ritorsioni ed intransigenze si registrano anche contro il cristianesimo. La benedizione “in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”, pensata come impegno e mandato per il mondo, vista come invito a cercare nella propria fede una spinta per migliorare il mondo, è diventata pietra di inciampo e causa di sofferenza, interpretata come giustificazione per una conquista del mondo per la propria causa.

Questa seconda “due giorni” vorrebbe sfatare l’idea che la concezione dell'esclusività e della lotta interreligiosa sia sostenuta dalle Scritture. Il Corano sostiene la tesi che le ‘religioni del libro’ sono religioni sorelle. Nella Bibbia c'è il filo rosso in cui profeti, e infine Gesù e la giovane chiesa, ricordano la dimensione di servizio e l'apertura verso il diverso, soprattutto verso chi è emarginato e diseredato. Il collegamento tra Abramo e gli emarginati è soprattutto evidente nel Vangelo di Luca, vangelo particolarmente attento agli “squalificati”, in cui i frequenti riferimenti ad Abramo lasciano intendere che Gesù, come prima di lui Abramo, è colui nel quale gli “emarginati e squalificati” sono benedetti.

Il mandato affidatoci dalla Bibbia ci sembra indichi la diversità come ricchezza ed impegno e non come diritto a superiorità e dovere di inferiorità. Possiamo chiudere gli occhi sul fatto che oggi viviamo, qui in Italia, una condizione di profonda crisi sociale, culturale, politica? Sembra che lo “scontro di civiltà”, di cui si è discusso in questo ultimo decennio nel mondo occidentale come scontro tra il Cristianesimo e l’Islam, sia invece interno al nostro Paese, nel manifestarsi prepotente di razzismo, di pogrom contro intere comunità come i Rom, nel risorgere dell’accusa di colpe collettive da attribuire a gruppi deboli, stranieri. Insomma, assistiamo al risorgere e diffondersi di una mentalità tipicamente razzista, che considera la “diversità” come intrinsecamente dannosa e volta al delinquere. Ciò che sconcerta è che lo Stato non interviene quando gruppi di violenti distruggono e incendiano case e baracche, costringono famiglie, donne e bambini a fuggire nel terrore di essere linciati per colpe commesse da altri. Assistiamo al ritorno della ricerca del capro espiatorio (una volta i rumeni, prima gli albanesi, sempre i clandestini, oggi i Rom, anche le persone omosessuali, e le prostitute di strada, che sappiamo benissimo essere in gran parte schiavizzate) su cui scaricare la responsabilità delle paure, delle insicurezze diffuse, della estrema precarietà, individuale e collettiva, rispetto al proprio lavoro ed al proprio futuro. Si tratta di un orribile regresso ad un livello primitivo del vivere sociale, che nega quanto faticosamente conquistato dopo la tragedia della seconda guerra mondiale. “Quando una nazione chiede al suo governo soprattutto il mantenimento dell’ordine è già schiava nel suo animo” (Tocqueville).

Come uomini e donne che si pongono in ricerca e come credenti vogliamo riflettere su come essere, invece, degli agenti di inclusività; come possiamo rendere visibile la scelta che ci impone la promessa ad Abramo, la scelta contro chi agita la paura dell’altro ed alimenta gli egoismi e le chiusure individualistiche, familistiche, corporative, identitarie. La scelta di stare dalla parte del Signore della vita, che ci ha affrancati affinché fossimo liberi e ci ha insegnato a scorgere nell’altro/nell’altra una sua creatura, fatta a sua immagine e somiglianza e raggiunta dallo stesso amore che ha trasformato le nostre esistenze e ci ricorda che anche per mezzo di noi dovrebbero essere benedette tutte le famiglie della terra. Vogliamo dare il nostro contributo “per una chiesa più aperta e per una società più umana”.