14 Novembre 2009

“Terra Madre”

Galleria Orientale Sicula 7
via Mario Giurba Messina
presenta Sara Teresano Scultrice
Mostra dal titolo "Terra Madre"
Inaugurazione sabato 14 novembre 2009 ore 18,30

Il suo stesso lavoro, i rudi strumenti di un mestiere primordiale, la consapevolezza di compiere gesti antichi, comuni agli uomini dell'età della pietra, inducono Sara normal_BagnanteTeresano a meditare sulla natura umana realizzando delle opere che sono sicuramente un monumento all'uomo e alla sua intelligenza, ma contengono l'implicita, sgomenta ammissione di un'intrinseca componente di aggressività: ecco così la grande amigdala e la gigantesca punta di freccia in marmo, entrambe celebrazione dell'ingegno umano, ma inesorabilmente strumento di difesa e di violenza.

Sgomenta di fronte ad un divenire storico svuotato di ogni significato progressivo, un divenire in cui ogni conquista può divenire strumento di barbarie o di morte, la scultrice assume queste forme ad emblema delle contraddizioni proprie del nostro vivere. È un percorso a ritroso nella storia. In questo percorso Sarà Teresano incontra le sue Veneri felicemente ripiegate su se stesse, beate delle loro rotondità femminili, perfette, come le grandi madri steatopigiche.
La riflessione sulla natura e sugli archetipi diventa in questo caso mezzo di contrasto per leggere il presente. In una realtà sociale in cui le donne hanno realizzato la parità di diritti, ma vedono sempre più difficile e lontana la realizzazione del loro desiderio di maternità la Teresano propone le sue beate ciccione, morbidone che sprizzano felicità e pienezza: creature oniriche che non sanno di anoressie e bulimie, ma rimandano alle gratificazioni prenatali e neonatali, il ventre materno, il seno buono che nutre e consola. Per dare corpo a queste figure simboliche, espressione dell'unica felicità possibile in una irripetibile materialità, la scultrice si avvale della creta con gioioso e giocoso entusiasmo.

Diversa è l'esperienza delle danzatrici: la metafora del ballo applicata alle difficoltà dell'esistenza a tutte le latitudini, quali che siano i contesti culturali e sociali costruisce delle figure cariche di tensione che ruotano intorno al corpo della donna europea, un corpo esile ed equilibrato, idealizzato da un canone culturale che mortifica i segni della vita e del tempo. In queste figure l'autrice ha immesso grande vigore ed energia anche se si intui sce che le danze hanno qui il valore persecutorio di un ritmo come quello della carioca e della sardana nei testi di Montale, imposto tragicamente dall'esterno.
Qui siamo al discorso metaforico di una donna colta che plasma creature del suo immaginario tentando una rilettura del proprio e dell'altrui vissuto. Il discorso si fa più intrigante e profondo se torniamo al vero lavoro di scalpello.
La scelta espressiva della scultura presuppone di per sé la necessità di andare al centro delle cose, di cogliere l'essenza e trovare la forma nascosta nella pietra. È una ricerca che porta quasi naturalmente ad un piano metafisico simbolico. In questa chiave vanno lette le sculture che rappresentano il seme di grano, la mandorla, il polline: l'infinitamente piccolo é guardato al microscopio, ingrandito, dilatato e diventa simbolo, forma perfetta, che contiene e genera vita. Le pietre che l'autrice ha appreso a selezionare e ad amare (arenaria, pietra lavica, sabucina, granito) assumono forme che, decontestualizzate e assolutizzate finiscono con acquistare un valore sacrale. Più inquietanti sono le pietrificazioni.
Rappresentano l'assenza di vita, ciò che resta quando Il tempo ha consumato la vita o si consuma nell'atteso. In questo caso le intenzioni dell'artista si misurano e si confrontano con il marmo, la pietra levigata fino allo spasimo in una sorta di riappropriazione di dominio. Una sfida che è anche rivendicazione.
Ma quello che più mi ha colpito, tra le ultime sculture di Sarà Teresano rappresenta qualcosa di diverso. Di fronte ad un masso particolarmente rugoso, la scultrice ha deciso di assecondarne le linee e cavarne con pochi colpi di scalpello un volto: é venuto fuori un volto umano in cui sono perfettamente riconoscibili i segni di una precisa sofferenza. In maniera non so quanto consapevole l'Autrice ha portato all'esterno un'immagine, un ricordo che lei stessa credeva forse sopito. Sono i misteri dell'arte, a volte sconcertante e angosciosa rivelazione dell'artista a se stesso.

Anna Maimone