NON ABBANDONIAMO L’AFGHANISTAN . NON GIRIAMO LA TESTA

Roman Lasa (Poland, 1975) "Hike" 2020 - olio su tela, cm 18 x 24

Il ritiro della presenza militare in Afghanistan, la chiusura delle sedi diplomatiche dei principali Paesi e la presa definitiva del potere da parte dei Talebani sanciscono il dramma di un popolo abbandonato a se stesso. Era una previsione semplice perché i talebani non possono essere interlocutori affidabili dopo essere stati i fautori di una politica che ha portato alla distruzione della cultura, di aver fomentato il terrorismo internazionale, aver ridotto le donne dietro i burqa privandole dell’istruzione e di qualsiasi diritto, aver promosso uno stato guidato secondo le leggi del peggior integralismo religioso.

Gli stati occidentali hanno lasciato libero campo a chi distrusse nel 2001 i Buddha di Bamiyan, due enormi statue scolpite da un gruppo religioso buddista nelle pareti di roccia di cui una alta 38 metri e risaliva a 1800 anni fa, e l'altra era alta 53 metri ed aveva 1500 anni, patrimonio dell’Unesco, a chi vuole un ritorno dell’integralismo al potere, che significa persecuzioni contro oppositori, ma anche donne single o sole con figli, persone LGBT+, le persone anziane, attivisti per i diritti umani, giornalisti, insegnanti, studenti che avevano sognato un Afghanistan diverso.

La fuga delle diplomazie è una sconfitta annunciata cui serve porre rimedio: abbiamo negli occhi le migliaia di persone che cercavano di aggrapparsi agli aerei in decollo, sapendo che non avrebbero comunque, avuto speranza in un Paese tornato in mano alla dittatura integralista dei talebani, mentre qualche politico di bassa lega si preoccupa della dittatura del green pass per andare al ristorante.
Il premio nobel Malala Yousafzai sopravvissuta ai talebani pakistani che ora si batte perché venga assicurato il diritto all'istruzione in tutto il mondo teme per il futuro delle cittadine afghane e si rivolge ai Paesi confinanti e le organizzazioni umanitarie: "Chiedono protezione". Temendo che il regime talebano in Afghanistan possa mettere fine a molti diritti fondamentali delle donne, tra cui quello all’istruzione. Negli ultimi vent’anni “milioni di donne e bambine afghane hanno ricevuto un’istruzione”, scrive. Ora “il futuro che è stato promesso loro è vicino a svanire“.
Non è più il momento di attendere: il regime talebano va isolato e vanno predisposti dei corridoi umanitari nei confronti dei rifugiati provenienti dall’Afghanistan, cioè per accogliere con generosità chi nei prossimi mesi arriverà, dall’Afghanistan e via terra aiutando i paesi vicini.

Ora è il momento di salvare delle vite: invito a sottoscrivere la petizione che prevede di mantenere un presidio diplomatico in quella terra martoriata da oltre quaranta anni di guerra, in cui si consumano grandi interessi economici e politici, che oggi non può essere lasciata sola.

Chi volesse farlo può sottoscrivere la petizione:
https://www.change.org/p/mario-draghi-afghanistan-ponti-aerei-senza-esclusioni

Il Presidente del Parco Nazionale della Pace

Maurizio Verona