Siamo fascisti, stiamo con la mafia. Draghi e Cartabia si tengono Durigon

di Saverio Lodato (da MafiaDuemila.com)

Josè Martino (Messina, 1948) "Hic sunt leones" 2020 - olio su tela, cm 90 x 70

Il programma di Claudio Durigon, cancellare da una pineta i nomi di Falcone e Borsellino per esaltare invece quello di Arnaldo Mussolini, non è farina del sacco di Durigon. Il sottosegretario all’economia è stato catapultato nell'agone per misurare la temperatura degli italiani in tema di antifascismo e di lotta alla mafia. Non dovremo meravigliarci quando si verrà a scoprire che è stato Matteo Salvini in persona a mandare avanti l'utile idiota di turno, con lo scopo di intorbidare le acque, sollevare il consueto polverone estivo, far pesare la sua ingombrante presenza nell’attuale governo Draghi.
La provocazione è sofisticata. Può essere tradotta così: gli italiani sono nostalgici del fascismo, non disposti ad arruolarsi in questa guerra di cartapesta contro la mafia come fu concepita dai Falcone e dai Borsellino.
Perché è sofisticata?
Perché le cronache degli ultimi decenni sono state popolate da cialtroni filo fascisti e da cialtroni para mafiosi. Ma un cialtrone che fosse bifronte, metà mussoliniano, metà simpatizzante di Totò Riina, in natura ancora non si era visto. Adesso c'è.

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