Antonello Bonanno Conti a Spazioquattro

di Dominga Carrubba

Antonello Bonanno Conti a Spazioquattro

Il primo evento ospitato nei locali della nuova Galleria Spazioquattro a Messina è la personale “Senza nulla a pretendere” di Antonello Bonanno Conti.

Dal 23 ottobre al 5 novembre il pittore, scultore e designer messinese ha di nuovo proposto la sua arte originale nella tecnica e nello stile.

Sotto il segno della creatività sostenibile, concettuale e riflessiva, Bonanno Conti coniuga concetti e colori con un linguaggio estetico e anticonformista che riporta alla transavaguardia.

Senza nulla a pretendere dalla pittura perché libera da sovrastrutture.

Senza nulla a pretendere dalla creatività, perché libera di muoversi sulla tela o su pannelli pubblicitari, ridando forma alle intuizioni che si accendono come le perline luminose applicate dall’artista nella serie “Scintille”, frammentate da frasi evocative dei pensieri che prendono forma in stilemi.

Senza nulla a pretendere dallo scambio tra l’artista e il fruitore, perché ciascuna opera è protagonista della scena, illustrando un racconto inedito persino per lo stesso Bonanno Conti, sorpreso del percorso che in – forma il binomio emozione- azione.

Abbiamo chiesto all’artista se ci sia un filo conduttore tra le opere.

Il nostro pittore risponde:

«Certo che c’è un filo conduttore, ma all’interno di ciascuna opera che si presenta come un racconto».

Etica, religione, mito si mescolano alle “genti” o piuttosto alle loro fragilità.

Pietas”, “Annunciazione con Angelo Rosso”, “Non andare”, “Non morire” testimoniano la compresenza del sacrificio di Gesù e della sofferenza umana.

Il pensiero religioso diventa un’esperienza reinterpretata sotto lo sguardo della massa anonima che muove la contemporaneità, rappresentata con la serie di Pubblincittà.

Forse che la società moderna non sia diventata il nonluogo frequentato da volti con fattezze illeggibili perché rapiti dall’indifferenza verso l’altro, quasi fossimo tutti diventati avatar?

Ecco che i volantini pubblicitari riciclati trasformano la tela del nostro artista in una metarealtà indagata, osservata, giudicata, subita o semplicemente trasognata come in “Pesci”, l’opera dove i pensieri diventano pesciolini neon.

Eppure la pittura di Bonanno Conti è quanto mai realistica nel raffigurare i volti bifronti come un Giano moderno, che guarda verso il passato e il futuro, mediando le inquietudini stagliate nello sguardo di volti replicati in tondini riempitivi di un vuoto esistenziale.

E` “Madri e figli” l’opera che riporta alla cura della persona, composta da tante tele quante le storie che possano interessare lo scambio sentimentale-educativo tra madri e figli.

Il nero intimista fa da sfondo al colore oro che conforta, incoraggia, illumina, quasi volesse evocare la figura insostituibile della donna-madre.

La pittura di Antonello Bonanno Conti è il segreto contenuto nel Cavallo di Troja della libertà creatività.

Il “quadrupede d’arte” ha dominato la “vetrina” della Galleria Spazioquattro, dimostrando come sia possibile consegnare una identità nuova alle cose non più utilizzabili secondo la finalità originaria.

Infatti, il “Cavallo di Troja” era una grondaia che l’artista ha recuperato, spezzettato, assemblato e trasformato in un’opera tanto maestosa che i pezzetti d’alluminio sono risultati insufficienti.

L'artista ha quindi dimostrato come l'arte possa essere anche etica.

Ha riciclato i resti di un vecchio frigo bianco gettato in una discarica, distinguibili dagli adesivi dei bambini della famiglia che lo possedeva, così completando l'opera d'arte sostenibile.

Senza nulla a pretendere perché le pitto-sculture di Bonanno Conti sono l’interpretazione creativa della realtà esteriore che abita nei luoghi del pensiero.

Antonello Bonanno Conti, Madri e figli