Perché è fondamentale mappare gli habitat e i paesaggi italiani

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Dai paesaggi glaciali piemontesi dell’Alta Val Chisone alle montagne dolomitiche friulane e carbonatiche dei monti del Gargano fino alla pianura costiera della Piana di Trapani, quale è lo stato di salute del territorio italiano? Una risposta arriva dall’ultimo aggiornamento della Carta della Natura, uno strumento tecnico di conoscenza del territorio che registra le modificazioni ambientali nel tempo e guida le azioni di salvaguardia ambientale permettendo, grazie al coordinamento di Ispra – l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – e la partecipazione di regioni, agenzie regionali per l’ambiente, enti parco e università, una corretta pianificazione territoriale degli interventi previsti dal Pnrr.

Consultabile da tutti, online e gratuitamente, la Carta è il progetto cartografico che con la recente mappatura dell’Emilia-Romagna copre oggi 15 regioni italiane (il 71% del territorio nazionale), 37 tipi di paesaggio e 290 tipi di habitat terrestri. Nasce istituzionalmente con la Legge quadro sulle aree protette del 6 dicembre 1991 n. 394 – che «detta i princìpi per l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese» (art. 1) – come strumento di conoscenza che «individua lo stato dell’ambiente naturale in Italia, evidenziando i valori naturali ed i profili di vulnerabilità territoriale» (art. 3)

Come ha spiegato il presidente di Ispra e Snpa Stefano Laporta, l’obiettivo primario è fornire una rappresentazione reale e sintetica dell’ambiente italiano attraverso una mappatura omogenea degli habitat naturali, semi-naturali e antropici anche attraverso un progetto di valutazione per evidenziare le aree di maggior valore ecologico (oggi il 30% delle aree mappate) così come quelle a maggior rischio di degrado (il 3,3%) e soggette a pressione antropica.

Con l’ultimo aggiornamento della Carta della Natura, è emerso che il territorio delle 15 regioni fotografate registra una prevalenza degli ambienti antropici, urbani, industriali e agricoli (il 54,5% del territorio mappato), una porzione rilevante di ambienti boschivi e forestali (26%) e una superficie esigua (0,2%), ma di estremo interesse dal punto di vista conservazionistico, costituita da ambienti naturali umidi e torbiere.

Guardando invece agli aggiornamenti sulle singole trasformazioni ambientali regionali, è emerso che il Molise è ora protagonista di un processo di abbandono di pratiche agricole e pastorali nei territori montani con un aumento significativo delle superfici arbustive (+ 3500 ettari), a discapito di superfici prative. In Friuli-Venezia Giulia, invece, si è constatato l’effetto dei cambiamenti climatici e in particolare l’arretramento – se non la scomparsa – di vaste porzioni di ghiacciai e nevai: la loro superficie, nella nuova carta, ha subito una riduzione prossima al 50%.