UN APPELLO PER GLI ARCHIVI, MEMORIA STORICA DEL PAESE

Nel corso dell’ultimo anno l’Associazione Nazionale Archivistica Italiana, insieme
all’Associazione dei Docenti Universitari di Scienze Archivistiche e alle società delle discipline storiche,
ha partecipato a numerose iniziative per segnalare la situazione di imminente collasso degli istituti
archivistici statali. Negli ultimi mesi, questa collaborazione si è estesa a coinvolgere, in modi diversi, un
grande numero di società, associazioni, consulte universitarie delle discipline umanistiche e sociali e in
generale delle professionalità – accademiche e non – che trovano negli archivi e nelle sovrintendenze
archivistiche risorse preziose.
Si tratta, come è ben noto, di una crisi ormai strutturale, aggravata e resa più evidente dalla
pandemia, ma in rapida evoluzione da molti anni. Alle origini del fenomeno c’è certamente il mancato
turn over del personale, ma fra le cause c’è anche la lunga disattenzione nei confronti del settore in termini
di stanziamenti finanziari, soluzioni di prospettiva ampia alle esigenze di spazio, mancato investimento
adeguato nei progetti di digitalizzazione e di gestione e conservazione dei documenti digitali.
Né può dirsi rosea la situazione degli archivi non statali, come quelli degli enti pubblici o degli
istituti culturali (ma sono solo esempi) rispetto ai quali incide pesantemente l’impossibilità di una incisiva
attività di tutela da parte delle Soprintendenze archivistiche (ormai con personale totalmente insufficiente)
e, anche in questo caso, la frequente indifferenza delle amministrazioni ad alcune delle quali sembra
interessare poco la buona gestione della propria documentazione corrente e la consultabilità della propria
documentazione storica. È una condizione che, oltre a penalizzare chiunque voglia consultare gli archivi
storici e i cittadini che chiedono documentazione, pregiudica gravemente tutta la platea degli archivisti
libero professionisti, molto spesso dotati di elevata formazione universitaria e post-universitaria.
L’interesse comune degli studiosi delle discipline umanistiche e storiche e del personale degli
istituti archivistici è stato all’origine delle iniziative condivise, nate dalla consapevolezza che non c’è
ricerca senza la disponibilità dei documenti archivistici e non c’è significato nella conservazione degli
stessi se non possono essere resi accessibili. La loro estensione ai firmatari di questo appello è
testimonianza dell’urgenza della questione.
Occorre infatti rammentare che la situazione generale degli Archivi di Stato e delle
Soprintendenze archivistiche è ulteriormente peggiorata nel corso dell’ultimo anno e si avvia ad un
aggravamento nel prossimo. L’organico è ormai ridotto a meno della metà. Mancano gli archivisti di
Stato, i custodi, i funzionari amministrativi, gli addetti alla movimentazione e questi ultimi (indispensabili
per le sale di studio) sono in parte esentati dalle commissioni mediche a svolgere le mansioni di presa e
ricollocamento dei materiali perché afflitti da situazioni invalidanti. Infatti l’età media del personale è
intorno ai 60 anni. Questa situazione è generalizzata, colpisce archivi piccoli, medi e grandi ma certamente
appare con più evidenza nei grandi istituti, con più sedi da gestire, maggiori quantitativi di
documentazione, più numerose richieste di accesso. Facendo riferimento ai dati 2018, gli ultimi
disponibili sul web nelle statistiche del Ministero, un istituto di media grandezza che conservava 125.019
pezzi di materiale cartaceo, registrava 1529 presenze per un totale di 3308 pezzi consultati, ha attualmente
circa 13 unità di personale (dato da sito web), un grande istituto che conservava (sempre dati del 2018)
461.459 pezzi cartacei, riceveva 12.612 studiosi per un totale di 21.410 pezzi consultati può contare su 25
unità di personale, ossia meno del doppio con quattro volte più documentazione e un pubblico potenziale
dieci volte maggiore. Una situazione in rapido deterioramento, perché non pochi di quei 13 e 25 andranno
in pensione alla fine dell’anno.
E questo senza contare che gli archivisti di Stato, accanto alla gestione della sala di studio, al
riordinamento e all’inventariazione, ai progetti di restauro e di digitalizzazione, devono anche essere
presenti nelle commissioni di sorveglianza e scarto di tutti gli uffici statali della provincia di competenza
per garantire il delicatissimo compito di proporre gli scarti della documentazione non a conservazione
illimitata e il versamento negli archivi di Stato della documentazione ritenuta di importanza storica.
Compito che per gli enti pubblici è svolto dagli archivisti delle Soprintendenze per una intera regione. Su
ciascun funzionario gravano numerosi uffici e se questo compito non venisse svolto con cura e diligenza
i contemporaneisti non potrebbero, nel giro di qualche anno, contare sulla disponibilità di
documentazione, analogica o digitale che sia.
In un recente incontro la Direzione generale Archivi ha fatto presente che sono a rischio di
chiusura 25 istituti che scenderanno a breve al di sotto delle quattro unità.
È del tutto evidente, quindi, che l’alleanza fra ricercatori e archivisti per reclamare con forza un
rapidissimo intervento delle autorità politiche per risolvere questo problema e scongiurare una catastrofe
per la ricerca, ma anche per tutti i cittadini che trovano negli archivi la documentazione di cui hanno
bisogno per fini amministrativi o per qualunque legittima ragione, è un esito naturale di questa situazione.
La pandemia ha bloccato anche i concorsi già banditi (ma ora ripresi) per gli addetti all’accoglienza
e alla vigilanza e per i funzionari amministrativi i quali, però, difficilmente colmeranno tutte le lacune
esistenti a causa della generale crisi di personale di tutto il Ministero. Si constata con soddisfazione che
nelle ultime settimane, anche grazie alla collaborazione fra il Ministero e la Direzione generale degli
Archivi di Stato, le cose si stanno muovendo. Cruciale sembra l’impegno del Ministero a nuovi bandi
annunciati (per esempio, quello di 270 posti da funzionario archivista). L’apertura al 100% della capienza
di archivi e biblioteche sembra possibile grazie all’inclusione dei musei e di ‘altri istituti e luoghi della
cultura’ (archivi e biblioteche, come recita il Codice dei beni culturali, art. 101, sono ‘istituti e luoghi della
cultura’) nelle recenti disposizioni urgenti del decreto legge 139/2021 dell’8 ottobre scorso in materia di
riaperture post-Covid.
Sono segnali importanti. Anche alla loro luce, cosa chiediamo, dunque, con la massima forza?
Che si avviino tempestivamente le procedure per il previsto massiccio ingresso di personale nel settore
archivistico e che tali procedure prevedano percorsi rigorosi, attenti alla qualità e allo stesso tempo rapidi.
Secondo uno studio recente presentato da Forum P.A.(https://www.forumpa.it/riforma-pa/concorsipubblici-
ecco-il-vademecum-fpa-movimenta-forumdd/) questo si può fare in 20 settimane senza perdere
garanzie allo stesso tempo di alta professionalità e di correttezza e trasparenza, semplicemente prendendo
esempio da alcune buone pratiche già messe in atto in Italia.
Tali provvedimenti, solo se tempestivamente messi in atto, potranno restituire alla comunità degli
studiosi e dei cittadini risorse fondamentali per l’identità culturale del Paese. Solo un intervento più che
immediato potrà infatti scongiurare quella che in uno degli incontri ricordati all’inizio è stata definita una
emergenza democratica.
Aderiscono all’appello:
Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI)
Associazione Italiana dei Docenti Universitari di Archivistica (AIDUSA)
Società Italiana degli Storici Medievisti (SISMED)
Società Italiana per la Storia dell’Età Moderna (SISEM)
Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO)
Consulta Universitaria per la Storia Greca e Romana (CUSGR)
Società Italiana degli Storici economici (SISE)
Società Italiana delle Storiche (SIS)
Associazione Italiana di Public History (AIPH)
Associazione Italiana dei Paleografi e Diplomatisti (AIPD)
Consulta Universitaria dei Paleografi, Diplomatisti e Codicologi (CuPaDiC)
Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC)
Consulta Universitaria di Filologia Classica (CUFC)