Pubblicata la favola “Copriti bene” di Tommasini, illustrata da Caliò

“Copriti bene” è l’opera letterario-figurativa "a quattro mani" dell’autrice Tommasini e del pittore Caliò sul delitto della giovane Graziella Campagna.

Pubblicata la favola “Copriti bene” di Tommasini, illustrata da Caliò

di Dominga Carrubba

Quest’anno sotto l’albero di Natale abbiamo trovato la favola “Copriti bene” di Maria Francesca Tommasini, illustrata da dodici disegni a tempera e china di Simone Caliò, pubblicato da Edizioni del Poggio.

Sono trascorsi trentasei anni da quel 12 dicembre 1985, quando Graziella Campagna, appena diciassettenne, residente a Saponara, paesino nella provincia messinese, venne rapita e uccisa per mano mafiosa.

Una favola, una storia vera, una lezione di vita… tre definizioni, tre punti di vista diversi che parlano di legalità.

Oppure si dovrebbe sostenere che si parla di mafia?

Ebbene, piace pensare che “Copriti bene” è una favola sulla legalità, valore da curare e fare crescere come un albero, radicato nel tessuto sociale da nutrire con humus ricco “dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia” idonei a contrastare la matrice intimidatoria e violenta insita nella mafia.

Il Magistrato Giovanni Falcone affermava:

«Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere».

Non a caso il libro ha il patrocinio del Centro studi sulle mafie dell’Università di Messina, tra le cui finalità troviamo quella “di favorire quanto più possibile la circolazione delle idee in tale ambito di studi e la diffusione, nelle diverse componenti della società, di una più ampia cultura della legalità

Ed inoltre ha il patrocinio della Fondazione Giovanni Falcone, il cui simbolo è da tempo proprio un albero, il ficus magnolia cresciuto davanti alla casa del giudice Giovanni Falcone, quasi fosse una bacheca sempreverde con lettere e disegni pendenti dai rami.

Mentre il 2022 segnerà il trentesimo anniversario dalla strage di Capaci, l’albero di Falcone continua a portare messaggi di collera, speranza e lotta alle mafie.

In “Copriti bene” l’autrice affida a Ciccio, un cane come tanti, “nato in un angolo nascosto della strada e cresciuto ramingo […] magro, spelacchiato e pulcioso”, il compito di raccontare quel giorno che portò Graziella alla tragica fine della sua vita.

Questa scelta universalizza la favola e l’insegnamento morale per cui è stata ideata.

La semplicità incisiva del linguaggio è la semplicità della realtà familiare di Graziella, che Simone Caliò tratteggia con colori luminosi e caldi.

Giallo, rosso, verde e celeste dominano nei quadri di Caliò come traduzioni figurative delle scene raccontate.

Sono espressione da una parte dell’età ancora tenera e aperta ad un’intera vita interrotta a diciassette anni e dall’altra parte rappresentano l’apprensione e la protezione materna dimostrati in piccoli gesti e parole che solo una mamma può riservare.

«La mamma l’inseguì per sistemarle il colletto. Le strinse la cintura in vita e le raddrizzò il basco che incorniciava i riccioli scuri. “Copriti bene” le sussurrò baciandola sulla guancia […]».

Quella sarebbe stata l’ultima volta.

E Caliò lo sa bene, tanto che la disegnerà di spalle o comunque il lettore non vedrà più il suo volto, tratteggiato soltanto all’inizio di quell’ultimo giorno, come immagine riflessa sullo specchio di casa, testimone dei pensieri taciuti su desideri trasognati, poi distorti oppure capovolti dalla realtà.

Tramite il cagnolino Ciccio il lettore conosce la personalità di Graziella che, dopo la licenza di scuola media inferiore, aveva scelto di contribuire al sostentamento della famiglia.

Quindi, decise di lavorare come aiutante presso una lavanderia di Villafranca Tirrena, che raggiungeva ogni mattina con l’autobus, con il quale ritornava in paese alla sera.

La lavanderia era frequentata da due assidui clienti che rispondevano ai nomi dell’ingegnere Eugenio Cannata e dell’amico Giovanni Lombardo.

A fine novembre o primi di dicembre del 1985, l’ingegnere Cannata portava in lavanderia una camicia, il cui taschino conteneva un portadocumenti di plastica con l’immagine del Papa e un’agendina con i dati personali dell’ingegnere.

Allora, subito Graziella lo riferì alla collega Agata Cannistrà che provvide a strapparle di mano quanto trovato.

Evidentemente si trattava di false identità, perché i Carabinieri accertarono che l’ingegnere Cannata fosse in effetti il latitante della mafia palermitana, Gerlando Aliberti Junior, mentre l’amico Lombardo era il latitante Giovanni Sutera.

Lo sfortunato ritrovamento di quel portadocumenti aveva segnato il destino di Graziella, che quel 12 dicembre 1985 usciva dalla lavanderia alle 19,45 per prendere l’autobus e tornare a casa.

Ma quella sera Ciccio ha aspettato invano alla fermata, “sotto la pensilina in attesa della corriera [...] ma non si arrestò […] Forse Graziella non aveva finito in tempo il lavoro ed aveva perso l’autobus […] Mi accucciai a terra ed attesi […]”.

Così come Graziella attese undici anni prima che le venisse riconosciuto il diritto alla memoria, alla verità e alla giustizia, secondo il primo dossier sull'omicidio Campagna: "Graziella Campagna a 17 anni Vittima di mafia", presentato dall'Associazione Antimafie "Rita Atria" di Milazzo e dal Comitato per la pace e il disarmo unilaterale di Messina il 17 dicembre 1996.

“Copriti bene” vuole veicolare alle nuove generazioni il valore della legalità e del rispetto della memoria, che non decade neppure quando lo spazio e il tempo non vengano più abitati.

E Ciccio lo sa bene, perché non ha mai smesso di aspettarla…

Il binomio Tommasini – Caliò con Copriti bene” vuole affidare il ricordo di Graziella alle nuove generazioni, affinché possano conoscerla, e ai suoi coetanei perché possano riabbracciarla oltre l'orizzonte.