Nell’approssimarsi del 27 gennaio, Giorno della Memoria: ricordiamo il martire antifascista adranita Carmelo Salanitro

A cura di “Lettera Memoria e Libertà”

S. Martelli - Rose rosse in giardino - olio su tela, cm 60,0 x 50,0

Legge  20 luglio 2000 n. 211:

 

Art. 1.  La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, sì sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

 

Carmelo Salanitro

martire antifascista adranita, professore di Liceo, ucciso nel Lager di Mauthausen il 24 aprile 1945, così viene ricordato nella “Sala dei nomi” del Memoriale di Mauthausen – Il Luogo memoriale realizzato nel sito adibito a Lager dai nazisti:

In questa sala sono riportati per la prima volta i nomi di tutte le persone conosciute per nome che sono morte nei campi di concentramento di Mauthausen e Gusen e nei campi satellite. In totale, qui si possono trovare i nomi di oltre 84.000 persone morte tra l'8 agosto 1938 e il 30 giugno 1945…….” 

Da maggio 2016 è anche possibile visitare la "Virtual Room of Names" (o il "Digital Memorial Book for the Dead of Mauthausen Concentration Camp and its Subcamps") all'indirizzo 

raumdernamen.mauthausen-memorial.org ,

dove è possibile cercare i nomi”.

 

BIOGRAFIA Carmelo Salanitro  1894-1945

https://raumdernamen.mauthausen-memorial.org/index.php?id=4&p=34428

 

Nato ad Adrano il 30 ottobre 1894
Morto a Mauthausen il 24 aprile 1945

 

Carmelo Salanitro nasce il 30 ottobre 1894 ad Adrano in Catania. Suo padre Nicolò era un umile artigiano e sua madre Concetta Portaro era una casalinga. I genitori sono riusciti, con grande sacrificio, a permettere ai cinque figli di ottenere un'istruzione universitaria. Carmelo ha frequentato il liceo ad Adrano. Successivamente, per l'ottimo rendimento scolastico, viene ammesso al Convitto Gulli e Pennisi di Arcireale, dove si diploma al liceo. Trascorse anche i suoi giorni universitari ad Arcireale, dove si era iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia nel 1911. In quegli anni, oltre agli studi, insegnò anche all'Istituto e al Convitto San Michele degli Oratoriani.

Dopo la laurea nel 1919 e il ritorno ad Adrano, iniziò la sua breve carriera politica nel neonato Partito Popolare . In qualità di segretario di partito, entra a far parte dell'organo direttivo del gruppo dei giovani di Adrano.

Collaborò con il sacerdote Vincenzo Bascetta, vicesindaco di Adrano nel 1914. Nel 1920, insieme a padre Bascetta, fu fervente sostenitore della campagna elettorale per il rinnovamento del Consiglio provinciale di Catania. Il 7 novembre i Popolari ottennero una grande vittoria. Padre Bascetta fu eletto con 2.268 voti e l'allora 26enne Salanitro ottenne 2.194 voti.

Nel novembre 1923 i fascisti sequestrarono con la forza tutte le autorità amministrative. Da questo momento in poi si perde ogni traccia dell'attività politica di Carmelo. Una annotazione nel suo breve diario, che iniziò il 28 ottobre 1931, fornisce informazioni sul suo stato d'animo in quegli anni in cui trionfò il fascismo: “Oggi, mercoledì, inizia il decimo anno del regime fascista. Oggi sono passati esattamente nove anni dall'inizio di questa farsa, il 28 ottobre 1922, che non può che avere una tragica fine. Oggi, attraverso questo diario, voglio iniziare a parlare, e con me stesso, perché anche se vuoi parlare di cose della tua zona con un amico di cui ti fidi, devi abbassare la voce e guardarti intorno e quelli muti rispetta i muri,

In questi anni Carmelo insegnò con grande passione latino e greco, trasmettendo ai suoi allievi la sua vasta conoscenza del mondo classico. Era conosciuto in molti paesi siciliani perché dopo un anno di insegnamento fuori Sicilia a Taranto giunse ad Adrano, poi a Caltagirone e Arcireali ed infine nel 1937 fu trasferito al Liceo Cutelli di Catania, dove conobbe l'allora preside, che poi lo avrebbe denunciato. Carmelo fu l'unico professore di quella scuola che rifiutò di aderire al partito fascista.

Non è difficile intuire che dedicò le sue lezioni principalmente a quegli autori che gli diedero motivo di affrontare i problemi della società del suo tempo: la lotta per la pace, la triste situazione delle classi inferiori della società e l'estrema miseria dei contadini, che costituivano la maggior parte della popolazione della sua città natale. La fraterna solidarietà di Carmelo è stata con questi sfortunati concittadini. Le Georgiche di Virgilio gli servirono per chiarire la ricerca della pace e l'importanza del lavoro dei contadini.

Doveva anche leggere ai suoi studenti Tacito, i cui scritti offrono una facile base per criticare qualsiasi forma di tirannia.

Due saggi pubblicati da Carmelo Salanitro contengono una critica indiretta ma nondimeno chiara al regime: Homerica. Ideale di pace e sentimento del dolore nell'Iliade   (Adrano 1929) (Homerica. L'ideale della pace e il sentimento del dolore nell'Iliade) e Attorno alle Georgiche virgiliane. Impressioni e note (Caltagirone 1933) (Intorno alla Georgica di Virgilio. Impressioni e note).

Carmelo Salanitro è stato un convinto sostenitore del valore supremo della libertà della persona, del pensiero e dell'azione, nonché della democrazia e della pace. Le sue esperienze politiche e sociali erano già rafforzate prima dell'ascesa al potere dei fascisti. Fu un educatore dei giovani, un vero maestro, che però non si dedicò solo all'insegnamento del greco e del latino, ma che svolse il ruolo di vero tutore nella formazione della coscienza dei giovani.

Non si piegava all'unica dottrina fascista che, con i suoi numerosi modelli liturgici, aveva permeato tutto e tutti in modo devastante. Un regime che scandiva incessantemente il ritmo quotidiano imposto nell'applicazione quotidiana, con l'uso incessante della forza e la soppressione di tutti quegli strumenti che costituiscono la base di una società democratica: l'insediamento di un partito unico nella struttura politica nazionale e l'eliminazione della qualsiasi manifestazione libertà di stampa, espressione di libero pensiero, dissenso con le azioni del regime, reclusione o morte.

Non si rassegnò né all'accettazione passiva e servile delle leggi che discriminavano severamente gli ebrei, né all'elogio della "razza eletta" né alla guerra di aggressione contro l'Africa e poi contro i popoli d'Europa.

Lo spirito libero e ribelle del professor Carmelo Salanitro non si arrese nemmeno all'inizio della guerra d'aggressione fascista nel giugno 1940. Piuttosto, Carmelo iniziò a esprimere la sua rabbia e il suo dolore per l'incredibile massacro che si stava scatenando. La sua indignazione per il fascismo, che mandò a morte i giovani e alimentò la distruzione dell'Italia, fu enorme.

Nella sua indignazione scriveva appunti con una macchina da scrivere, che depositava in luoghi pubblici, a cominciare dal Liceo Mario Cutelli , dove insegnava, e nelle cassette delle lettere. Su questi fogli c'era scritto: “Il vero nemico dell'Italia è il fascismo. Viva la pace. Viva la libertà […]”, “Il fascismo ha scatenato ingiustamente una guerra criminale in cui muoiono i nostri figli e fratelli. Siciliani, non combattiamo […]”, “Il fascismo porta sangue e distruzione alla nazione” e “Mussolini è una tigre assetata di sangue, Morte a Mussolini”.

Queste denunce, già iniziate dopo l'aggressione della Germania nazista alla Polonia, divennero ancora più intense dopo che la dittatura fascista dichiarò guerra alla Francia e all'Inghilterra.

Un vero eroe disarmato, appassionato dei suoi sentimenti decorosi, soffrì per la sottomissione del vasto branco di vigliacchi che lo circondava, che si piegarono alla violenza fascista e ne cercarono il vantaggio. L'ambiente era già caratterizzato da un'automazione sottomessa, brulicante di vili informatori che di nascosto osservavano tutto e poi ricevevano dai fascisti la paga dovuta agli informatori.

Si può immaginare la tremenda ansia che lo affliggeva al pensiero della moglie Giuseppina e del figlio Nicolò di cinque anni, mentre distribuiva silenziosamente i suoi appunti chiedendo la libertà e prendendo posizione contro la dittatura e la guerra devastante.

Il direttore della scuola lo ha denunciato alla milizia fascista. Fu quindi monitorato e catturato mentre pubblicava i suoi appelli contro il fascismo in luoghi pubblici. Fu arrestato immediatamente. Era il 14 novembre 1940. Il 25 febbraio 1941 fu condannato a 18 anni di carcere. Questa era una punizione molto severa per un atto non violento, come solo una dittatura sadica e anti-libertà poteva imporre. La sentenza è stata pronunciata dal cd Tribunale Speciale per la difesa dello Stato .

Carmelo Salanitro fu imprigionato a Regina Coeli (Roma), a Civitavecchia e infine a Badia di Sulmona. Dopo l'armistizio dell'8 settembre, le autorità fasciste e quelle del nuovo governo Badoglio non lo rilasciarono. Incolpevole e coerente con le sue azioni, si rifiutò di chiedere clemenza perché sarebbe stata un'esplicita ammissione di colpa. Il Pubblico Ministero del Re ha scritto in una relazione al ministero della Giustizia che "per ragioni particolari non sarebbe consigliabile ricorrere all'appello per la clemenza".

L'8 ottobre è stato consegnato ai tedeschi e deportato come prigioniero a Dachau per motivi di sicurezza dello Stato, dove ha ricevuto il prigioniero numero 61.302. Il 6 dicembre 1943 fu trasferito a Mauthausen, dove fu classificato come prigioniero politico e gli fu assegnato il numero 40745. Dopo un breve soggiorno a Schwechat-Floridsdorf, un sottocampo di Mauthausen, fu riportato a Dachau il 9 gennaio 1944. Il 17 agosto 1944 fu trasferito a Mauthausen, dove ricevette il prigioniero numero 90294. Dopo un breve soggiorno nel campo satellite di St. Valentin, fu riportato a Mauthausen, dove fu assassinato il 24 aprile 1945. Aveva 51 anni.

Se si fosse sottomesso in silenzio come tanti altri, gli sarebbe stato risparmiato il doloroso calvario che si concluse con la morte nella camera a gas appena undici giorni prima della liberazione del campo, quando i nazisti erano già pronti a fuggire.

Lettera alla madre del 27 febbraio 1943, dal carcere di Civitavecchia:

“Mia amata madre, l'altro ieri di giovedì sono trascorsi esattamente due anni dal mio processo e dalla mia condanna. Eppure né il corpo è stanco né lo spirito spezzato, la misericordia del Dio giusto e misericordioso. Ho dovuto prendere molto coraggio quando mi sono seduto sulla panchina ordinaria, e anche nella fatale notte dal 15 al 16 dicembre da Catania a Roma. Ma anche nel tumulto del più grande dramma della mia vita movimentata, nel profondo della mia mente, la luce calma e gentile che è sempre stata la mia forza e la mia più grande consolazione non ha mai smesso di risplendere. Non biasimarmi se potrei dimenticare e trascurare la famiglia per un momento. Non accusarmi di incuria e leggerezza, a causa di ciò ho distrutto la mia posizione e perso il mio posto e annullato il risultato di decenni di sacrifici e sforzi da parte mia e dei miei genitori. In nessuna fase della mia esistenza, da quando sono andato a scuola e anche da adolescente e da uomo, ho mai lasciato che interessi materiali, denaro o vantaggi o comodità esterne guidassero le mie azioni, pensieri e sentimenti. Ho sempre cercato di essere in pace con me stesso. La mia coscienza mi ha sempre dato motivo di gioia e di contentezza. Mi sembra che la voce potente di Dio si riveli nel grido, nell'appello e nell'esortazione della coscienza. Ho sempre considerato il seguire i suoi chiari impulsi, l'obbedire ai suoi comandi indispensabili come uno stretto dovere dell'individuo, che non si assesta in un'indolenza morale peggiore della morte, che non abbandona il suo posto e non rinuncia al soddisfacimento di certi bisogni irrefrenabili della personalità e della dignità umana. Lottare senza riposo e senza fatica, rialzarsi quando si cade: questo è il ritmo della vita. Lottare per qualcosa che trascenda le forme e i confini materiali. L'effetto del tempo è immenso, allevia il dolore e corregge i torti. E inoltre, cosa significa la nostra fatica individuale di fronte al dolore e alla fatica senza fine con cui le persone di oggi stanno costruendo un futuro migliore e più giusto per le persone di domani? Non mi lamento se un giorno, quando tornerò alla vita fuori, devo ricominciare tutto da capo e se devo lavorare e sudare per sopravvivere. L'esempio di mio padre, morto sulla breccia come il tuo, mi aiuta. mi hai dato la vita Con grande sacrificio mi hai fatto studiare e mi hai dato quella cultura che, specie nella mia condizione, è la luce del mio spirito e il nutrimento del mio cuore. E non posso nemmeno premiarti. Ma il Signore Dio, che tutto sa, te lo permetterà, come ringraziamento delle tue virtù, così spero di ritrovare e riavere il figlio smarrito e smarrito, affinché possa ripagarti in parte il suo grande debito…” Con grande sacrificio mi hai fatto studiare e mi hai dato quella cultura che, specie nella mia condizione, è la luce del mio spirito e il nutrimento del mio cuore. E non posso nemmeno premiarti. Ma il Signore Dio, che tutto sa, te lo permetterà, come ringraziamento delle tue virtù, così spero di ritrovare e riavere il figlio smarrito e smarrito, affinché possa ripagarti in parte il suo grande debito…” Con grande sacrificio mi hai fatto studiare e mi hai dato quella cultura che, specie nella mia condizione, è la luce del mio spirito e il nutrimento del mio cuore. E non posso nemmeno premiarti. Ma il Signore Dio, che tutto sa, te lo permetterà, come ringraziamento delle tue virtù, così spero di ritrovare e riavere il figlio smarrito e smarrito, affinché possa ripagarti in parte il suo grande debito…”

Maria Salanitro Scavuzzo, nuora di Carmelo Salanitro

 

Per approfondimenti sul Lager:

https://www.mauthausen-memorial.org/de/Besuchen/Ausstellungen-und-Raum-der-Namen/Der-Raum-der-Namen