Ma non allo Stato!

Si chiama obiezione fiscale alle spese militari, ovvero togliere dalle tasse che si pagano lo stesso 2% che il governo Draghi vuole tagliare dalla ricchezza nazionale per destinarlo all’aumento delle spese militari. Naturalmente quel 2% tolto alla dichiarazione dei redditi non viene intascato dall’interessato – sarebbe evasione fiscale – ma inviato al Presidente della Repubblica con una letterina d’accompagnamento: “Tagliate gli arsenali, riempite i granai!”. Il buon Pertini, da Presidente della Repubblica, quando disse quelle parole forse non immaginava che un giorno avremmo avuto bisogno davvero di riempire i granai…

La pratica dell’obiezione fiscale alle spese militari non sarebbe cosa del tutto nuova.

Negli anni in cui la Nato, ovvero gli Stati Uniti, volevano piazzare i missili a testata atomica a Comiso, partì questa forma di obiezione di coscienza. Prima in forma individuale, poi sempre più di massa; prima perseguitata dai tribunali amministrativi e dagli agenti delle tasse, poi riconosciuta come “fatto di coscienza” e quindi non perseguibile.

Oggi c’è un modo molto più semplice per opporsi alla crescita degli armamenti: non destinare allo Stato l’8 per mille. Basta segnare con una crocetta il riquadro di qualsiasi altra destinazione (Chiesa valdese, ad esempio) e metterci la firma. A chiunque altro, ma non allo Stato! se il governo insiste nel portare le spese militari al 2% del PIL, ovvero di quel prodotto interno lordo che gli Italiani costituiscono con il loro lavoro.

Nella discussione in corso si richiama spesso il fatto che è stato assunto con la Nato un impegno nel 2014, quello di portare le spese belliche di ciascuno Stato europeo al 2% del Pil.

Lo firmò Matteo Renzi. Si partiva dall’1,14%. Poi per striscianti manovre finanziarie ce lo ritroviamo all’1,54%. Adesso basta! Qua le uniche cose che crescono sono la povertà e la depressione.

E poi, lorsignori che blaterano di esercito europeo unificato, comincino a essere più coerenti, se è vero che una sola forza armata costa meno di 27 eserciti nazionali.

Comincino a far vedere come addirittura sarebbe possibile spendere meno, con la cosiddetta “spending review”. Poi se riuscissero pure a spiegare a cosa serve l’esercito europeo, per perseguire quali obiettivi, magari… non ci convincono!