Araba fenice? Nato e UE, in simbiosi alla corte dei padri-padroni di Washington

di Antonio Mazzeo -

Se non fosse strumento militare di distruzione e morte globale, potremmo pensare alla NATO come la mitologica Araba Fenice che rinasce vigorosa dalle proprie ceneri dopo la morte. L’avevano data per spacciata dopo la fallimentare campagna di guerra in Afghanistan e la disordinata fuga da Kabul riconquistata dai Talebani. Da Washington a Bruxelles, da Parigi a Berlino, l’interrogativo era lo stesso: Che si fa dopo la debacle politica e militare della vecchia Alleanza? Qualcuno, sottovoce, ne aveva proposto il ridimensionamento per rafforzare il ruolo militare e strategico dell’Unione Europea. Più UE e meno NATO le parole d’ordine rilanciate da Francia e Germania. Più USA e NATO alle frontiere con la Russia l’invocazione di quasi tutti i paesi dell’Europa orientale, ex satelliti della superpotenza URSS convertitisi al neoliberismo escludente. Tutto come prima e andiamo avanti riacquistando la leadership tra gli alleati, il pensiero USA. Poi c’è stata la sanguinosa aggressione russa all’Ucraina e da quel maledetto 24 febbraio NATO e UE vivono in simbiosi alla corte dei padri-padroni di Washington.

In riga e sull’attenti, fedele alla storia degli ultimi settant’anni, l’Italia di Mario Draghi e del ministro della difesa Lorenzo Guerini, un occhio alla tenuta dell’alleanza per riproporne il ruolo di gendarme armato dell’Occidente in Africa e Medio oriente, l’altro all’espansione degli investimenti a favore del complesso militare-industriale nazionale e soci d’oltrefrontiera. Dopo tanto dibattere alla fine tutti d’accordo: la NATO è viva, viva la NATO!, ma soprattutto ancora più soldi UE per le armi e le forze armate UE, senza però scontentare Washington, Londra e le industrie belliche del capitale transnazionale.

Il percorso è stato tutt’altro che lineare e irto di difficoltà, ma l’esito finale sembra scontato: NATO e UE saranno potenze militari complementari e sarà rafforzata la mutua cooperazione finanziaria e industriale. “Un’Unione Europea più forte nel settore difesa può rendere ancora più potente l’Alleanza Atlantica senza sostituirla”, ha dichiarato il vicesegretario NATO Mircea Geoană. “I paesi membri dell’Unione europea devono però spendere di più per la difesa e devono rispondere insieme alla NATO ai bisogni delle nostre società, in particolare nel settore cyber, nello spazio, nella resilienza e contro la pandemia”. Contrario a qualsivoglia spinta centrifuga da parte europea il segretario generale NATO Jens Stoltenberg. “Qualsiasi tentativo di indebolire il legame transatlantico creando strutture alternative, trasmettendo l’idea che possiamo farcela da soli, non solo indebolirà la NATO, ma dividerà l’Europa”, ha ammonito Stoltenberg a conclusione di una visita a Washington il 5 ottobre 2021.

Le proposte e gli ammonimenti NATO, amplificati dall’eco delle bombe dell’esercito di Putin in Ucraina, sono state pienamente accolte da parte della Commissione europea nel documento sulla cosiddetta bussola strategica (lo Strategic Compass) per l’avvio del processo di costituzione di una “difesa comune” UE, ufficialmente adottato il 25 marzo scorso dai Capi di Sato e di Governo dei 27 Paesi dell’Unione. “Lo Strategic Compass contiene le direttive politiche sulla conduzione delle operazioni per affrontare le sfide che ci attendono in un arco temporale di dieci anni”, ha spiegato il generale Claudio Graziano, ex capo di Stato maggiore della difesa e presidente dal 2018 del Comitato militare dell’Unione europea. “Le minacce riguardano il cosiddetto triangolo delle instabilità: terrorismo, Governi falliti, immigrazione, che sta diventando un’arma ibrida che viene usata da alcuni Paesi come pressione sulle frontiere europee”.

Il testo dello Strategic Compass enfatizza il “pericolo” rappresentato dall’espansionismo di Mosca. “L’aggressione russa all’Ucraina rappresenta un movimento tettonico nella storia europea”, esordisce il documento. “In questa era di crescente competizione strategica, di minacce complesse e di attacco diretto agli equilibri del continente, la sicurezza dei nostri cittadini e della nostra Unione è in pericolo”. Per l’Alto rappresentante per la politica estera e di difesa europea, Josep Borrell, l’UE deve rispondere in maniera unitaria, decisa e ambiziosa “Dobbiamo agire in modo più rapido e deciso di fronte alle crisi; mettere al sicuro i cittadini europei contro le minacce in rapida evoluzione; investire nelle capacità e nelle tecnologie di cui abbiamo bisogno”, ha spiegato Borrell.

Per intervenire in ogni circostanza e ampliare il raggio delle operazioni “che possano comportare anche l’uso della forza”, Bruxelles prevede di istituire entro il 2025 una Forza con capacità di dispiegamento rapido (EU Rapid Deployment Capacity), da mobilitare “in maniera flessibile e interoperabile”. Secondo il documento dello Strategic Compass, la task force sarà composta da “moduli interoperabili provenienti dalle forze armate dei vari Paesi membri”, con componenti terrestri, aeree e marittime (non meno di 5.000 combattenti). Inoltre sarà rafforzato il finanziamento delle missioni militari Ue in differenti scenari di crisi internazionali e si potenzieranno le reti di trasporto all’interno del vecchio per facilitare la mobilità delle forze armate nonché le azioni di assistenza e sostegno ai paesi partner. Previsti contestualmente il rafforzamento del meccanismo europeo per lo scambio di intelligence e la formulazione di analisi e scenari; la creazione di strumenti per il contrasto alla guerra ibrida, comprese le interferenze esterne nella comunicazione e nei processi politici interni ai Paesi UE (fonte: RID Rivista Italiana Difesa); l’impegno per la protezione degli assetti spaziali e la creazione di un hub per l’innovazione tecnologica presso l’Agenzia Europea per la Difesa.

Per l’Unione militare a 360°, complementare alla NATO, sono pronte risorse finanziarie ingentissime che si sommeranno ai bilanci per la Difesa dei singoli paesi membri UE, cresciuti esponenzialmente in tempi di pandemia. Per il periodo 2021-27, Bruxelles ha stanziato 8,5 miliardi di euro solo per il Fondo Europeo per la Difesa (promozione di nuovi programmi di sistemi d’arma comuni).

Il 16 novembre 2021, contemporaneamente alla presentazione della bozza di Bussola Strategica, il Consiglio Ue di Difesa ha aggiornato l’elenco dei progetti da avviare nell’ambito della cosiddetta “cooperazione strutturata permanente” (Permanent Structured Cooperation - PESCO), adottata a fine 2017 per sviluppare all’interno dell’Unione “comuni capacità di difesa”, promuovere investimenti in ambito industriale-militare e potenziare la prontezza operativa delle forze armate.

Quattordici nuovi progetti plurimilionari sono stati aggiunti all’elenco dei 46 già implementati negli ultimi quattro anni. Si prevede in particolare l’acquisizione di nuovi velivoli per il trasporto aereo strategico; di veicoli di superficie semi-autonomi per missioni multiple; di una nuova generazione di droni tattici con portata di 200 km e un’autonomia di volo di 5-10 ore, da destinare alle unità dell’esercito e delle forze navali a aeree e finanche per le forze di polizia. Finanziati inoltre i programmi per la creazione di un centro di simulazione per i grandi carri armati da combattimento; per la realizzazione di un hub comune che facili lo scambio di immagini classificate tra gli Stati membri; per l’implementazione di un sistema/attrezzatura/strumento automatizzato per una migliore e più veloce mappatura e identificazione delle strutture del bersaglio, ecc..

Sempre nell’ambito della nuova tranche di progetti PESCO, le holding belliche italiane saranno capofila o partner d’eccellenza dei programmi Defence of Space Assets per “l’accesso reattivo allo spazio, la resilienza spaziale e la formazione alle operazioni militari spaziali”; Essential Elements of European Escort che “mira a sviluppare i sistemi per il combattimento di superficie nel periodo 2035-45 nei settori comunicazione e informazione, navigazione, gestione delle piattaforme, difesa missilistica antisuperficie, armi elettromagnetiche e ad energia diretta, radar passivi, ecc.”; Small Scalable Weapons per fornire “una nuova arma piccola e a basso costo, con la capacità di fornire effetti scalabili e loiter (le famigerate armi circuitanti o droni kamikaze, nda).

Ruolo chiave per il complesso militare-industriale nazionale anche nella progettazione e realizzazione di una Stazione di lancio di mini-droni da elicotteri con o senza equipaggio “per colpire in tempo reale veicoli corazzati in movimento, con un danno collaterale trascurabile”; di una Piattaforma per scambiare culture e strategie nazionali, condividere informazioni e discutere le migliori pratiche di partenariato militare; un Sistema di Federazione Cyber “per migliorare la qualità dell’addestramento cibernetico, le esercitazioni e la ricerca”; l’Air Power for the air systems per “aumentare le capacità di superiorità aerea delle forze armate degli Stati membri dell’Ue”.

Di tutto e di più per la metamorfosi di Europa, la mitologica figlia di Zeus regina di Creta, nel crudele Thanatos dio della morte.

 

Articolo pubblicato in Dossier maggio 2022 “Un’Europa troppo armata” di Mosaico di Pace