NULLA DI NUOVO SUL FRONTE ASSEMBLEARE

I mass-media siciliani riferiscono con dovizia dei “giochi” politicistico-parlamentari in seno all’Assemblea Regionale Siciliana.
Motivo di questo attivismo è la cosiddetta “Finanziaria” regionale.
Ed è appunto in questa occasione che, al netto di dichiarazioni e certe narrazioni, tutto si frange e infrange intorno alla possibilità di rivedere e/o correggere la manovra economica regionale.
È questa la fase parlamentare siciliana in cui certo possibilismo di marca depretisiana raggiunge il suo Zenith.
Il tutto avviene tra diversi, opposti patronage che decideranno, poi, secondo una logica accettata e praticata da tutti gli “attori” parlamentari in campo dei destini elettorali degli uni e degli altri.
Ed è appunto intorno alla possibilità di ottenere e/o osteggiare finanziamenti o provvedimenti vari che si scontrano ma più spesso si incontrano le diverse “componenti” parlamentari, di maggioranza ed opposizione, dell’A.R.S. giocando le loro “carte”.
In sé quanto si consuma e si consumerà in questo ultimo scorcio di legislatura nelle stanze del Palazzo Reale di Palermo è parte di un copione tanto antico quanto, ahinoi, ben rodato.
È la prova, se ve ne fosse stato bisogno, di come l’Autonomia siciliana, sia in sé”, per dirla con la parole di Leonardo Sciascia, “un ottimo strumento caduto in pessime mani”.
Tra le priorità delle forze politiche, oggi, rappresentate in Assemblea, vi è, dunque, la necessità di poter vantare e/o “capitalizzare” l’impegno in merito a certe categorie e/o verso alcuni settori di lavoratori precari.
Precarietà che, però, loro stessi o i loro gruppi e camarille hanno contribuito a creare e mantenere nella loro dimensione di odiosa sperequazione.
Tutti accettano in Assemblea Regionale queste “logiche” e i loro “portati” legislativi e parlamentari.
Si determina così, oggi come ieri, oggi forse più di ieri, la lotta di tutti contro tutti e ciò determina, poi, secondo prassi cencelliane, l’occasione per creare “spazio” per tutte le necessità o i bisogni avvertiti da questo ceto politico-burocratico, abbandonando alla deriva tutte le altre esigenze e urgenze.
In una difficilissima fase storico-politica e socioeconomica come quella che stiamo attraversando, come donne e uomini di Sicilia, tutti questi “comportamenti” conducono un sempre maggior numero di cittadini e cittadine ad avvertire forte l’assenza, nella nostra Isola, nel nostro Parlamento, di una presenza politico-parlamentare sinceramente sociale e schiettamente di sinistra che rappresenti quotidianamente e in modo evidente i bisogni diffusi e le necessità sociali generali.
Basta confrontarsi, qui in Sicilia, con i lavoratori, con gli inoccupati o i disoccupati, con le tante donne ancora discriminate nel lavoro per cogliere l’evidente necessità di questa reale rappresentanza.
Il Partito della Rifondazione Comunista siciliano ha preso da tempo atto di questa necessità ed è impegnato a determinare una tale possibilità ed opera, infatti, per restituire non solo rappresentatività ma anche prospettiva a tutti coloro che sono esclusi, emarginati o maltrattati da un modo politico e burocratico autoreferenziale, egoista ed immarcescibilmente sempre uguale a se stesso.
La legislatura assembleare che si avvia al termine sarà ricordata solo, e forse esclusivamente, per aver mostrato come enorme, siderale sia la distanza, ad oggi, tra queste forze politico-parlamentari rappresentate all’A.R.S. e la società siciliana reale.
Un Assemblea Regionale che ha visto tutt’altro che casualmente confondersi, intersecarsi maggioranza ed opposizioni.
La prima incapace di mantenere le sue stesse promesse, le seconde solo virtuali, consocianti, consociative e pallidamente metastasiane.
Alle siciliane, ai siciliani serve ben altro!
Occorre un’Alternativa fatta di scelte, di comportamenti e di buone prassi politiche, parlamentari e sociali.
Serve, quindi, un cambiamento politico netto che rappresenti nel segno della discontinuità praticata i siciliani e che rappresenti una vera “rivoluzione culturale