QUESTI AUTORI DEL NOSTRO TEMPO

Carmelo Aliberti

di Sebastiano Saglimbeni

Dopo quell’inaspettato  romanzo, dai tratti lirici, di Carmelo Aliberti, dal titolo Bricioli di sogno, leggiamo, in questa estate asfittica e greve,  un poderoso volume di 300 pagine a cura di questo insonne uomo di Bafia, vivente a Trieste.  Un poderoso volume. Che è, in realtà, una rivista cartacea con dentro  autori italiani del nostro tempo, di spicco, generici ed esordienti. Fatica estenuante dal titolo RASSEGNA DI AUTORI DEL NOSTRO TEMPO. Sulla prima di copertina, il dipinto “Omaggio a Peter Maleveld” eseguito dalla siciliana Loredana Aimi, pittrice ed autrice di versi. In apertura del tomo due intense pagine in corsivo di Aliberti, direttore editoriale, dicono, non senza certa acredine, di questa sua fatica. Si senta un tratto:

Cari lettori, studiosi e amanti della Letteratura, dopo aver setacciato nel mio recentissimo ‘Letteratura e Società Italiana dal Secondo Ottocento ad oggi’ in sette tomi, le voci poetiche narrative intrecciate con il dipanarsi dello sviluppo storico-scientifico, sociologico ed etico, intrecciando la storia della società e con le opere dei singoli autori nello spazio esistente tra il sistema e  i cittadini, recependo il rigetto del pubblico dei lettori per le lunghe e noiose, spesso sclerotizzate pagine di mediocri scrittori e poeti affondati nel sottosuolo del buio interiore, in un linguaggio arido e poco emotivamente stimolante, abbiamo deciso di proporre un invito alla lettura molto agile degli autori della letteratura e dell’arte, impegnandoci in una ostinata nuova metodologia esegetica molto sentita contro le faziose ottiche di declinazione distorta della visione della vita civile, estranee all’abisso che continua ad inghiottirci, trasgredendo di estrarre dal guscio delle parole il miele catartico dei valori assoluti, che contribuiscono a formare l’uomo, con l’innalzamento etico, civile e spirituale, strumento insostituibile per poter riuscire a creare la società dell’uomo, come la comunità dei credenti…”.

Qui il fine di questa singolarissima rivista e nella sua conclusione  la parola “pace” iterata. Quella pace che gridava nella chiusa della sua canzone “All’Italia” Francesco Petrarca in quel lontanissimo e  sanguinoso 1300. Nella “Rassegna” tanti  autori, in ore omnium, come il Premio Nobel Eugenio Montale con le sue  sillogi poetiche e Pier Paolo Pasolini. Altri, che si leggevano parecchio, appannati da tempo dall’oblio, ora meritatamente in memoria. E sono, ad esempio, Beniamino Joppolo, pittore e scrittore, Vitaliano Brancati, Sebastiano Vassalli, parecchio  scelto e studiato in vita, Fulvio Tomizza, commentato dal poeta Giuseppe Risica e pure il grande Alberto Moravia. A quest’ultimo sono state dedicate tante pagine, nelle quali parlano tutte quelle sue opere, che avidamente leggemmo nella seconda metà del secolo scorso, parlano le sue malnote  poesie verticali, una sorta di sintesi di se stesso e dei contenuti della sua letteratura, poesie che aveva editato la rivista “Nuovi argomenti”. Va ricordato che dopo la sopraddetta nota  di apertura della “Rassegna”, sorprendono alcune  pagine scritte per il poeta calabrese Corrado Calabrò, “ innovatore della tradizione”. A pagina 204 e dopo si contempla un poeta di Barcellona Pozzo di Gotto, Francesco Conti. Di questi, grazie ad Aliberti, è stato vagliato il dettato poetico in dialetto nel testo “A vita è poesia”  e le poesie in lingua italiana. E non potevano della stessa Barcellona Pozzo di Gotto mancare il caustico e mitico Nino Pino Balotta, parlamentare, poeta insignito del premio Viareggio per le sue  poesie in dialetto, che trascriveva con un rigoroso criterio di scientificità, e il singolarissimo artista, poeta e saggista Emilio Isgrò ed  altri, come,  Felice Mancuso e Pietro Maiorana. Su Pino Balotta ha firmato una nota efficace il saggista e poeta Aldo Gerbino. E le autrici? Ce ne sono un gruppo. Che si chiamano: Annella Prisco, figlia dell’autore dei famosi romanzi divulgati negli anni Sessanta-Settanta, pure nella rivista trattato, Dacia Maraini, che ricorda magistralmente  l’amicizia con Pier Paolo Pasolini ed altro, Francesca Romeo, Maria Morganti Privitera, Monica Bauletti, Giulia Maria Sidoti, Stefania Conte e Maria Cristina Saja. In questo  gruppo muliebre rivive di memoria  Oriana Fallaci. Con una breve premessa di Aliberti, viene riportata la sua lunghissima lettera postuma indirizzata al fraterno amico Pier Paolo Pasolini. Lettera che si chiude: “ Mi maltratterai ancora se dico che non eri un uomo, eri una luce, e una luce si è spenta?”  E altri nomi nella “Rassegna” rivivono. Sono:  Erri De Luca, Alfredo Anselmo, l’editore-poeta Angelo Manuali, il docente, grecista e latinista Antonio Grillo, Gianrico  Carofiglio, Domenico Di Stefano, Angelo Guglielmi, Domenico Trovato, Maurizio Cucchi, Lucio Zaniboni. E alcuni noti giornalisti,  come Ezio Mauro, Michele Santoro e Aldo Cazzullo. Verso le ultime pagine della rivista  il nome del cardinale Gianfranco Ravasi, autore della Biografia su Gesù recensita da Aliberti, che citava, nutrito di fede cristiana, nel suo  sopraddetto romanzo, i versi dell’ultimo canto del “Paradiso” dantesco:

“Donna, se’ tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia ed a te non ricorre,

sua disianza vuol volar senz’ali”.

Infine,  gli autori della “Rassegna”, a parte  l’io campeggiante,  hanno scritto di questo nostro tempo, mondo (pulito) e immondo o della tragicità eterna. Che strazia e genera nuove poetiche e nuovi linguaggi.