L’aiuola del gelsomino in memoria di Garcia Lorca

Rimpianto antiviolenza nel valore simbolico del fiore

L’aiuola del gelsomino in memoria di Garcia Lorca

di Franca Sinagra Brisca -

Una cerimonia/tributo antifascista a ricordo del poeta e drammaturgo spagnolo, assassinato a Granada dai franchisti nel luglio del 1936, è intitolata “Gelsomino per F. Garcia Lorca. Da un pensiero di Giovanni Torres La Torre” e si svolgerà a San Salvatore di Fitalia mercoledì 27 luglio alle h. 19.30 nell’aiuola presso il Museo siciliano delle tradizioni religiose / Centro culturale.

Giovanni Torres La Torre è stato un artista polivalente, dalla corposa cultura estetica e letteraria, personalità immaginifica, generosamente prolifica di opere e di idee, vissuto a Capo d’Orlando, che ci ha lasciati da appena un anno ma che è presente  con le sue opere, disseminate nelle case dei tanti che lo hanno amato e hanno condiviso il suo pensoso relazionarsi, ricco di umana comprensione,  com’è vero per quegli artisti che, penetrando il carattere delle persone, ne ripropongono nelle loro opere un’immagine filtrata. Quelli di Torres sono spesso volti di donne dallo sguardo incantato e dalle ricche chiome abitate da colombe della pace, addobbate e ieratiche come madonne bizantine.

Della Spagna Torres amava quel sentire di magia e di assolutezza che ne caratterizza la tradizione sia colta che popolare, quel sentire che, secondo Vittorio Bodini, in Garcia Lorca “è la freschissima e ingenua gnoseologia dell’infanzia, che ha per ogni cosa un grido di meraviglia, un desiderio per ogni forma o colore, che associa e dissocia con la libertà più assoluta”.  Così in Pascoli e così per Torres nei romanzi, nei volti dipinti, negli arzigogoli densi di intrecci e nelle poesie, dove egli evoca la magia delle cose incorporandola nella fisicità della parola musicale o nel gesto, nel tratto minuzioso come nel segno largo dell’affresco, dove i colori ammiccano alla gioia e alla festa. Così anche nel suo appassionato comprendere il mondo dei fanciulli. Come Lorca, Torres non storicizza, è presente in ciò che vive dentro di sé, però vi convive sdrammatizzando, la sua è una bellezza per lo più felice.

Nei due artisti è affinità comune il cogliere l’implacabile luce astrale.  Lorca esalta il chiaroscuro delle ombre che si stagliano contro la luce vivida del sole e il candore della luna, nella drammaticità del vivere che sempre ha presente la morte (in Egnacio “…in nessuna parte del mondo un morto è così morto come in Spagna” – oppure nella fucilazione di Goya e in Guernica di Picasso). Mentre Torres gli si accosta ricorrendo alla magia positiva del colore e ad una inconsolabile dolcezza sostanziata di profumi e di sentire totalmente avvolgenti e rigeneratori, esplorati in nicchie e orpelli. Torres completò nel 1969 il sanguinolento ritratto dell’amico Garcia annotando, a riscatto del tragico assassinio, in margine come in un’epigrafe, queste parole: “Piaga che il tempo non scorderà / si bagna con lacrime di rosa e stupore di memoria”. Oggi potremmo aggiungere con profumo di gelsomino, contro l’ingiustizia estrema sul poeta, perché in Spagna a quel tempo di guerra civile la morte fascista passeggiava con la consuetudine d’un gatto domestico, e lui la presentì.

Queste, per cenni, le origini culturali e poetiche del pensiero di Torres per quanti credono di spiegare la piantumazione del gelsomino, foglia coriacea e profumo inebriante, la prima cerimonia realizzata da lui stesso una serata memorabile nell’aiuola antistante il Comune di San Piero Patti, suo paese d’origine.  L’azione compassionevole e di riscatto della piantumazione con intitolazione coincide con la ricorrenza della nascita di Torres, ma soprattutto costituisce una formula di rinascita vitale che obbedisce a un suo lascito ereditario culturale e morale per tutti noi.  Il rito si rinnova quest’anno a San Salvatore di Fitalia (ME), mecenate Antonello Pettignano, per essere ripetuto e accolto in futuro presso altre comunità civiche.