Oltre alla marea fucsia prevista per le due grandi manifestazioni di Non Una di Meno, a Roma e Messina, saranno decine oggi gli appuntamenti in tutta Italia per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Piazze di lotta come Torino, Firenze, Bari, flash mob e mobilitazioni spontanee di studenti e studentesse, o incontri istituzionali.

NELLA IMMAGINABILE attesa che scemi la forte reazione di massa al femminicidio di Giulia Cecchettin, le istituzioni si danno una mano di rosso. Rosse le panchine da inaugurare, rossi gli inviti ai consueti convegni contro la violenza sulle donne, rosse le scarpe usate come simbolo abituale. Rosse anche le illuminazioni su monumenti, come il Colosseo, e palazzi dello stato: dal Ministero dell’Ambiente a Montecitorio, Senato e Palazzo Chigi. Quest’ultimo “inaugurato” ieri sera da Giorgia Meloni, prima presidente del Consiglio donna, con una serie di atleti, tra i quali Bebe Vio e giocatori della Lazio e della Roma. Nella mattina invece, in occasione del Job&Orienta, la presidente aveva ricevuto una piccola contestazione dalle universitarie di Udu di Verona e dalla Rete degli Studenti Medi sulla «mancanza di una presa di posizione adeguata da parte del governo riguardo i femminicidi».

Il 25 novembre è diventato un caso per la politica che, dopo l’ennesimo femminicidio dell’anno, non può congedare come rituale la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Ma è la presenza nelle piazze di Non Una di Meno a far discutere i partiti dell’ex campo largo. I punti della piattaforma Nudm in cui si scrive «siamo a fianco del popolo palestinese» affermando che lo Stato italiano «appoggia di fatto il genocidio» e che quella di Israele è una «storia di colonialismo, razzismo e violenza» hanno dato ad alcuni esponenti politici il pretesto per mancare. Per Italia Viva è Maria Elena Boschi ad annunciare che «a causa delle parole deliranti su Israele scelte dalla manifestazione di Roma domani noi non saremo in piazza».

Carlo Calenda ha polemizzato su X: «Questa non è una piattaforma contro la violenza sulle donne e per una società meno maschilista e più equa, questa è la piattaforma di un collettivo di estrema sinistra antisraeliano e filo Hamas». Nicola Fratoianni, invece, ha annunciato che sarà a Perugia ma segnala che Avs aderisce all’appello di Non una di meno. E nel Pd, dove i distinguo interni sono pane quotidiano, è stata la segretaria Elly Schlein a fermare le polemiche, rivendicando che il suo partito «ha sempre partecipato alla manifestazione di Non una di meno» e non escludendo la sua partecipazione al corteo di oggi pomeriggio. Schlein ha sostenuto di non temere la strumentalizzazione sulla guerra in Medio Oriente, perché «il Pd ha una posizione chiara e senza ambiguità e non si fa tirare in polemiche da altri». Conferma senza esitazioni la presenza, anche attraverso il suo segretario generale Maurizio Landini, la Cgil.

TUTTAVIA LA DISCUSSIONE si è accesa anche sui social, dopo la pubblicazione sul quotidiano Libération, nei giorni scorsi, di un appello di alcune femministe francesi in cui si parla di «femminicidio di massa» in riferimento ai fatti del 7 ottobre scorso. «Quest’anno non andrò alla manifestazione indetta da Non una di meno», ha scritto su Facebook la giurista e accademica femminista Tamar Pitch. «Trovo inaccettabile – si legge nel post – l’ultima parte del comunicato con cui questa manifestazione è stata indetta. Mi sono stufata di fare l’ebrea buona, con questa ’sinistra’ e questo ’femminismo’ non voglio più avere a che fare». E non parteciperà alla manifestazione di oggi, dopo averlo fatto negli ultimi anni, il movimento ebraico giovanile, femminista, socialista e sionista Hashomer Hatzair anche perché, scrivono, «neanche una parola è stata spesa da voi per denunciare» massacri, rapimenti e stupri del 7 ottobre. Nel pomeriggio di ieri le attiviste di Nudm hanno precisato: «Siamo contro il genocidio di uno stato colonialista nei confronti di Gaza, dei palestinesi, non contro le donne israeliane», «la nostra piazza è aperta a tutte e a tutti quelli che lottano con noi contro il patriarcato e la violenza di genere».

INAUGURANDO IERI due panchine rosse, il padre di Giulia Cecchettin, Gino, ha detto agli studenti dell’Università di Padova, «vanno bene i messaggi che state dando, vanno bene i minuti di silenzio o di rumore che poi finiranno ma analizzate la vostra vita e fatevi un esame di coscienza su quello che si può migliorare, Giulia non me la restituirà nessuno ma farò in modo che nasca qualcosa di positivo».