Basilicò espone a Spazioquattro

di Dominga Carrubba - Inaugurata sabato 16 dicembre nelle sale espositive dell’Associazione Spazioquattro a Messina la mostra “Hibakujumoku. Gli alberi sopravvissuti alla bomba di Hiroshima” di Piero Basilicò…

Basilicò espone a Spazioquattro

Dal 16 al 22 dicembre 2023 l’Associazione Spazioquattro ospita le sculture in terracotta di Piero Basilicò, accompagnate da foto della sua bottega d’arte, scattate da Antonio Giocondo, così proponendo due piani di lettura complementari sulla creatività abile ed artistica, eloquente e riflessiva, evocativa e contemporanea.

Sono l’albero che ha guardato

il bianco fungo nucleare

Sono l’albero che ancora guarda

come brucia la trincea

Sono un albero tra gli alberi

Tuo testimone

Hibakujumoku è hibaku che significa "bombardato, esposto a radiazione nucleare" e jumoku con il significato di "albero" o "bosco".

Sono gli alberi sopravvissuti alla bomba atomica su Hiroshima quel 6 agosto 1945, alle 8:15, quando un bianco fungo nucleare si sollevava sopra le nubi, esplodendo a 580 metri dal suolo. Si elevò una temperatura di oltre quattromila gradi Celsius avviluppata in un bagliore accecante, asfissiante, radioattivo, letale per circa duecentomila persone, compresi coloro i quali poi soffrirono i dolori per le ustioni, le necrosi, e l’avvelenamento da radiazione ionizzante.

Harold Jacobsen, membro del Manhattan Project, affermava che nelle zone irradiate dalla bomba atomica non si sarebbe osservata nessuna forma di vita per un periodo di almeno 75 anni.

Eppure, 32 specie di alberi, dalla primavera successiva all’esplosione, di nuovo germogliarono gemme su rami resilienti, che Piero Basilicò traspone con minimalismo eloquente in fili di ferro dentro terrecotte deformi, come i tessuti degenerati per la sovraesposizione ai raggi gamma, oppure in sculture incavate, come le case erose dalle miopi fiamme.

I sottili fili di ferro - come rami attorcigliati su vetro riflettente, oppure eretti e dignitosi eroi, o ancora applicati su piastrelle nella forma di arcani ideogrammi- decantano la forza primigenia della natura, sprigionata dai semi di “alberi che hanno subito un’esplosione atomica”, catalogati in un elenco redatto dall’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca consultabile sul sito ufficiale dell’organizzazione internazionale.

Sono un Hibakujumoku – recita la targhetta apposta sui tronchi – con la specie e la distanza dall'ipocentro.

[…] ginkgo a 1130 metri dall’ipocentro, un albero della canfora a 1120 metri, un agrifoglio di Kurogane a 910 metri, una peonia a 890 metri […]

Sono tra gli alberi bombardati e rinati, come racconta Stefano Mancuso, esperto internazionale di neurobiologia vegetale, nel libro L’incredibile viaggio delle piante in “storie di pionieri, fuggitivi, reduci, combattenti, eremiti, signori del tempo”.

Può la lettura di un libro ispirare la realizzazione di ceramiche allegoriche? Certamente!

Dichiara Piero Basilicò:

«Leggendo il libro “L’incredibile viaggio delle piante” di Mancuso ho scoperto la storia degli alberi chiamati Hibakujumoku».

Seppure siano stati in pochi gli Hibakujumoku, comunque sono duplicati, triplicati, quadruplicati di paese in paese i loro semi.

Come gli Hibakujumoku sono sopravvissuti perché forse interrati nel suolo, trasformatosi in uno scudo anti-nucleare, oppure grazie alla struttura unitaria distribuita in tanti moduli autosufficienti così da rivivere in autonomia; così ciascuno di noi è chiamato ad essere resiliente tutte le volte in cui strategie politico-economiche riportano la natura nelle fiamme di guerre fratricide, bambini senza genitori, case fantasma in attesa di rigenerati hibakujumoku sentinelle della pace.