Cento anni fa moriva il rivoluzionario russo Lenin

Cento anni fa moriva il rivoluzionario russo Lenin

di Citto Saija -

Il 21 gennaio del 1924 moriva, a Gorkij, il grande rivoluzionario russo Lenin, che è pseudonomo di Vladimir Il’ic Ul’janov.

In un mondo in cui si ricordano tanti anniversari e tanti centenari, pochissimi, anche tra coloro che si definiscono di sinistra, hanno sentito l’esigenza di rivolgere un sia pur breve pensiero ad un uomo che ha dedicato tutta la sua vita agli altri.

Lenin, soprattutto dopo la morte del fratello, giustiziato come organizzatore di un attentato contro lo zar Alessandro III, si avvicinò al marxismo e fu un vero rivoluzionario. Iniziò a lavorare come avvocato, soprattutto dei proletari e dei poveri e coerentemente, fino alla morte, si impegnò per la liberazione dell’uomo oppresso da tutte le schiavitù.

Negli anni ’80, insieme con il giornalista e amico Antonio Mazzeo, sono stato in tante capitali europee per i grandi raduni pacifisti contro le armi nucleari. Eravamo rappresentanti del Comitato per la pace e il disarmo unilaterale di Messina.

In occasione del grande incontro internazionale che si è svolto tra Tallin (capitale dell’Estonia che allora faceva parte dell’Unione sovietica) e Helsinki in Finlandia, ho visitato, proprio nella capitale finlandese, un piccolo ma interessante museo dedicato a Lenin. Ho acquistato un profilo in metallo del grande rivoluzionario che da allora tengo sulla scrivania (e quindi vedo ogni giorno) accanto al Crocifisso.

Pur vedendo ogni giorno o quasi l’immagine da molti ormai dimenticata, vivendo nell’era della non politica, avevo dimenticato un centenario che va ricordato.

Ma, nella mattinata di domenica scorsa 21 gennaio, scorrendo le pagine del quotidiano “Avvenire” che leggo ogni giorno, ho scoperto una intera pagina della rubrica “Agorà” dedicata proprio al centenario della morte di Lenin.

A cento anni dalla morte del rivoluzionario, nel quotidiano cattolico si evidenzia il “percorso umano e politico di una figura la cui impronta sulla storia russa sembra indelebile”.

L’articolo di Franco Cardini, con accanto la foto di un monumento che si trova in Siberia, nella città di Ulan-Ude, mi ha coinvolto e mi ha spinto a scrivere per me stesso ma anche per altri, delle brevi riflessioni.

Il pensiero di quella mummia che ancora riposa nel mausoleo della bella piazza rossa di Mosca, ha da dire qualcosa al mondo paludoso di oggi in cui la politica è solo chiacchiericcio e fango?

Quel gigante della politica, intendo il suo pensiero, può portare qualcosa di nuovo nelle menti di coloro che vorrebbero un mondo nuovo?

Secondo Cardini “oggi il suo lavoro politico, in apparenza cancellato, sopravvive tuttavia nelle istituzioni e per molti aspetti nella cultura stessa della società russa”.

Sempre Cardini sostiene che “la sua effige rimane a dominare luoghi e istituzioni pubbliche in una ‘continuità discontinua’ insieme con quella degli autocrati Pietro e Caterina”.

Per l’autore dell’articolo “Un fitto dibattito, del quale in ‘Occidente’ non si sa praticamente nulla, anima vivacemente la cultura del suo Paese a proposito della sua figura e della sua eredità”.

Se è vero ciò che afferma Cardini, in occidente sarebbe veramente utile indagare e interloquire con tutto ciò che in Russia, sia pure sotto traccia, si discute.

Certamente Lenin non era un autocrate ma un convinto rivoluzionario. Un rivoluzionario che aveva grande stima della comunista e pacifista Rosa Luxemburg e che credeva nei Soviet, che erano i Consigli e che significavano partecipazione popolare e dal basso per la costruzione del socialismo animata dalla tensione utopica del comunismo.

Personalmente ritengo, ricordando il centenario della morte di un uomo di pensiero e di azione così interessante, che sia necessario riflettere su due filoni di pensiero forte sempre validi: il pensiero cristiano (che non è solo religione) e quello marxiano e di coloro che, spesso anche con molti errori, hanno cercato storicamente di metterli in pratica.

Il mondo nuovo potrà nascere solo da queste riflessioni che sono molto urgenti.

Nel mondo di oggi, e anche nel nostro Paese, si va sempre più diffondendo la subcultura neofascista che si fonda sull’ignoranza, il razzismo, il nazionalismo e che certamente non è benefica per il bene comune e per la liberazione di tutti gli oppressi dal capitalismo e dal neoliberismo.

Le assurde guerre che stiamo vivendo (le guerre sono sempre assurde e pura follia), e la continua costruzione di armamenti sempre più sofisticati che portano solo dolore e morte, sono espressione di questa pseudocultura.

Non è più possibile tacere, è necessario cominciare a pensare e agire perché all’orizzonte non vi è assolutamente quella pace perpetua di cui parlava Kant nel 1795.