il fermo della nave Ong Mare Jonio scoperchia la necropolitica

il fermo della nave Ong Mare Jonio scoperchia la necropolitica

di Domenico Gallo -

In questo tempo buio in cui assistiamo ad un corsa alla disumanità che raggiunge sempre nuovi traguardi, in cui il trionfo della morte a Gaza viene rivendicato come un successo dal potere politico che governa lo Stato d’Israele, in cui le autorità politiche europee “normalizzano” la guerra come strumento della politica ed istigano il potere politico che governa l’Ucraina a proseguire il bagno di sangue che sta svenando due popoli fratelli, la strage dei migranti che si consuma silenziosamente nel Mar Mediterraneo potrebbe apparire poca cosa. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) i morti negli ultimi dieci anni hanno toccato quota 26 mila. Coloro che periscono fra i flutti, a differenza delle vittime di bombardamenti, offrono il vantaggio di morire silenziosamente e di scomparire in quel grande cimitero liquido che è il Mediterraneo, senza bisogno di sepoltura e annunci di gazzetta. A meno che non abbiano il cattivo gusto di annegare proprio sulle nostre coste, come hanno fatto quegli sciagurati che sono naufragati a Cutro fra il 25 e 26 febbraio del 2023, suscitando un effimero moto di compassione nell’opinione pubblica, immediatamente smorzato dal Ministro Piantedosi che ha incolpato le madri e i padri della morte dei propri figli.

La destra al potere ha fatto un motivo di vanto della promessa stroncare gli sbarchi, minacciando improbabili blocchi navali, mentre la Meloni e la Von der Layen si affannano ad esternalizzare le frontiere dell’Unione Europea, affidando, dietro pagamento, alla Tunisia e all’Egitto il compito di fermare le partenze. Ciononostante continua il flusso di coloro che si imbarcano su mezzi di fortuna per cercare una speranza di vita degna sull’altra sponda e rimane il problema di tutelare la vita umana in alto mare. La presenza di navi ingaggiate da organizzazioni umanitarie, dopo il ritiro di missioni pubbliche di soccorso come Mare Nostrum, è stata sempre avversata come un ostacolo per la gestione dell’immigrazione. Contro quest’attività di soccorso si sono scagliati, anche in passato, coloro oggi si trovano sul ponte di comando. Ricordiamo un tweet dell’On. Meloni che, il 26 giugno 2019 inveiva contro la Sea Watch, chiedendo che l’equipaggio venisse arrestato e la nave venisse affondata per il grave delitto di aver salvato dei profughi che rischiavano di annegare.

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