ANPI: “PREMIERATO, LE COSE DA SAPERE”

 

L’elezione diretta del Presidente del Consiglio, che non è il “sindaco d’Italia”, nel disegno autoritario delle destre è rafforzata dal principio elettorale maggioritario messo in Costituzione. In questo caso potrebbe persino accadere che il Capo del Governo con tutti i poteri potrebbe essere eletto da una minoranza, aggravando lo squilibrio democratico, riducendo pluralismo e rappresentanza, umiliando la partecipazione, accentuando la delega e lasciando la maggioranza del Paese all’opposizione, con evidenti effetti sulla stabilità reale del governo. QUALE SARÀ IL RUOLO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E DEGLI ALTRI ORGANI COSTITUZIONALI? Il Presidente della Repubblica sarà ridotto a un notaio che esegue gli ordini del Capo del Governo. La maggioranza parlamentare, assicurata non come rappresentanza reale del voto degli elettori, ma dal meccanismo maggioritario, potrà di fatto dominare ogni nomina parlamentare nella Corte Costituzionale, nel Consiglio Superiore della Magistratura e nella stessa elezione del Presidente della Repubblica, che quindi non rappresenterà più l’unità nazionale. Anche il venire meno della rappresentatività più larga possibile di questi organi di garanzia, costituisce un rischio per la stabilità della democrazia. Stabilità del governo, stabilità del Paese, stabilità della democrazia non coincidono né sono assicurate dalla elezione diretta del “premier”. L’unica cosa che viene assicurata è il suo potere personale. L’esasperata personalizzazione della politica è la malattia non la cura: una democrazia è più forte se è più partecipata. E’ POSSIBILE ASSICURARE PIÙ STABILITÀ DEI GOVERNI, RISPETTANDO IL MANDATO DEGLI ELETTORI, RINNOVANDO IL SISTEMA POLITICO PARLAMENTARE, SENZA CAMBIARE IL SISTEMA COSTITUZIONALE DA PARLAMENTARE A PRESIDENZIALE? Sì. Si possono introdurre nuovi regolamenti parlamentari che limitino le manovre di potere, ad esempio introducendo il meccanismo della “sfiducia costruttiva”, ovvero sostituendo il governo solo quando il Parlamento è in grado di votare una nuova maggioranza. Si deve finalmente approvare una legge sui partiti prevista dalla Costituzione e mai fatta, per rendere più trasparente la vita dei partiti, stimolare la partecipazione democratica dei cittadini e la formazione di una nuova classe politica, evitando la riproduzione di “partiti personali”. Si può modificare la legge elettorale in modo da garantire pluralismo e rappresentanza. La destra non ha voluto un vero confronto nel Paese su questi punti, ma un plebiscito sulla elezione diretta del Presidente del Consiglio per scardinare la Repubblica parlamentare inseguendo la propria ideologia e la propria storia. L‘ANPI è per rinnovare il sistema di democrazia parlamentare: il premierato non rinnova la politica, ma è una scorciatoia verso l’autoritarismo.

COSA C’È SCRITTO

La ministra Casellati, su richiesta del Governo, ha predisposto un disegno di legge di riforma Costituzionale, attualmente all’esame del Parlamento, che introduce nel nostro ordinamento l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il disegno di legge modifica gli articoli 59, 88, 92, 94 della Costituzione.

•L’art. 1 abolisce la possibilità, da parte del Presidente della Repubblica, di nominare senatori a vita” cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti”. Alla faccia della valorizzazione del merito, tante volte declamata da questo governo!

•L’art. 2 elimina il comma dell’art. 88 che permetteva lo scioglimento anche di una sola Camera.

•Gli articoli 3 e 4 dispongono l’elezione diretta, a suffragio universale, del Presidente del Consiglio dei Ministri; l’elezione avverrebbe contestualmente a quella delle Camere in modo da rendere evidente il collegamento tra il candidato Presidente e le liste che lo sostengono. Queste liste, in caso di vittoria, godrebbero di un premio che garantirebbe la maggioranza parlamentare al Presidente eletto. In sostanza si introdurrebbe in Costituzione l’obbligatorietà di una legge elettorale maggioritaria, rendendo impossibile in futuro che si voti in base al criterio proporzionale. Il Presidente deve comunque essere eletto in una delle due Camere, deve cioè essere un parlamentare. La legge è molto confusa nel definire le modalità con cui sostituire il Presidente eletto in caso di dimissioni per impedimento all’esercizio delle sue funzioni. Non è previsto infatti, come sarebbe logico, l’immediato scioglimento delle Camere, ma la possibilità di chiedere al Presidente della Repubblica la nomina di un nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, scelto tra i parlamentari di maggioranza, allo scopo di realizzare il programma di Governo votato dagli elettori. In realtà questo pasticcio serve solo a mantenere un potere contrattuale dei partiti di maggioranza nei confronti del Presidente eletto. Nella relazione di accompagnamento al disegno di legge si afferma che il Governo ha scelto un criterio minimale di modifica costituzionale per salvaguardare le prerogative del Presidente della Repubblica e non alterare il modello democratico vigente. Non è affatto vero! PERCHÉ QUESTO DISEGNO DI LEGGE VA RESPINTO La proposta contenuta nel disegno di legge Casellati rende la figura del Presidente della Repubblica una figura di rappresentanza che nomina il Presidente del Consiglio già eletto e scioglie le Camere in circostanze minuziosamente previste dalla legge. In sostanza due poteri del Presidente della Repubblica previsti dall’attuale ordinamento costituzionale diventerebbero due doveri. E’ evidente inoltre che se il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento e quello del Consiglio è eletto dal popolo si stabilisce uno squilibrio di potere ed autorevolezza tra le due figure. L’autonomia del Parlamento, le cui sorti dipenderebbero direttamente da quelle del Premier, verrebbe ridotta e si introdurrebbe un modello di così detta democrazia di investitura (meglio sarebbe chiamarla democrazia del vincitore) che stravolge il modello rappresentativo di democrazia parlamentare presente in Costituzione. Si tratta di un accentramento del potere che, come spiegheremo in seguito, non garantirà automaticamente maggiore stabilità e governabilità. Il Governo sostiene che questa riforma darà più potere al popolo perché potrà scegliere il Capo del Governo; tuttavia la Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo, il quale non la esercita una sola volta al momento del voto, ma la esercita continuamente attraverso i propri rappresentanti in Parlamento e le proprie organizzazioni (partiti, sindacati, associazioni). Se si indeboliscono le forme di rappresentanza e si rafforza il Governo, il potere del popolo diminuisce. Non possiamo dimenticare che la proposta di legge per l’elezione diretta del Presidente del Consiglio viaggia contemporaneamente alla proposta di autonomia differenziata delle Regioni; l’insieme del cosiddetto Premierato e della autonomia differenziata cancella di fatto l’art. 3 della Costituzione da cui discende sia l’uguaglianza dei diritti civili e sociali dei cittadini, sia la responsabilità della Repubblica sulle condizioni materiali di vita delle persone (Stato Sociale), sia la democrazia partecipata. E’ bene che cresca nel Paese la consapevolezza dei rischi che comporta lo stravolgimento del nostro assetto costituzionale. Dobbiamo attuare, e non affossare, la nostra Costituzione evidenziando il nesso tra forma di Governo e condizioni materiali di vita. Un potere verticalizzato difende gli interessi dei più forti; un potere partecipato guarda ai bisogni e ai diritti di tutte le cittadine ed i cittadini. Non è casuale che il dibattito sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica o del Presidente del Consiglio sia cresciuto negli anni in cui si è affermato il neoliberismo, cioè una forma di politica economica fondata sull’assoluta libertà di mercato, che ha portato il nostro Paese (e non solo) a una crisi endemica e a un impoverimento generalizzato. La nostra Costituzione disegna un altro modello di società, giusta, solidale, democratica, pacifica. La piena attuazione della Costituzione è il vero programma di rinascita dell’Italia. CON L’ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SI AVRANNO GOVERNI PIÙ STABILI? La stabilità del governo non è un valore in sé. Si può avere una maggioranza elettorale, ma poi perdere la fiducia di chi ti ha eletto e, pur di mantenere il potere, bloccare o danneggiare il Paese. La versione confusa e pericolosa di premierato, che nessun altro Paese ha adottato, mette tutto il potere nelle mani di una sola persona, sottomettendo il Parlamento, soprattutto la sua stessa maggioranza, al permanente ricatto dello scioglimento delle Camere. L’annullamento della dialettica parlamentare e della sua funzione rappresentativa produce più forti contrasti politici e lacerazioni sociali, rendendo così più instabile il Paese reale. Accade nei sistemi presidenziali a comando unico, come ad esempio in Francia, dove alla stabilità del potere non corrisponde la stabilità del Paese.