Quel grido dei movimenti studenteschi

Quel grido dei movimenti studenteschi

di Massimo De Angelis -

Eccovi! Siete ritornati a far casino per una giusta causa, finalmente, ancora! Con voi, studentesse e studenti universitari, non si può parlare di mancanza di speranza, quando trasformate i luoghi sobri e decorosi della vostra quotidianità in luoghi di conviviale e pacifico impegno contro quel senso di schifo, di sporco, di vomitevole appartenenza a un’istituzione che con una mano vi fa accedere al sapere e vi promette un futuro, e con l’altra contribuisce a riprodurre il mondo ingiusto e insanguinato di cui siamo parte. Voi siete come tutti capacità umane viventi in formazione, ma a differenza di noialtri vecchi fuori o vecchi dentro perché incastrati dentro routine di lavoro e vita e di dipendenze che riproduciamo da sempre grazie a saperi e orizzonti ossificati, la vostra formazione è in agile movimento e i soggetti che la fanno muovere siete voi! Siete voi al timone! Com’è oggi il mare, agitato o navigabile? Il vento com’è? E la tempesta è in arrivo o si sta allontanando?

Quante volte prima di oggi avete ricevuto manganellate dalla polizia pur non avendo mai avuto intenzione di provocar danno ad alcuno? Quante volte prima di oggi i vostri accampamenti sono stati sgomberati con i cavalli? Quante volte prima d’ora siete state immobilizzate a terra con la testa schiacciata sul cemento da un palestrato in divisa che non risponde alle vostre domande di chiarimento del perché siete in arresto? Quante volte prima d’ora avete ricevuto una scossa elettrica con il taser per aver brandito, che so, un telefonino? Quante volte prima d’ora siete state bullizzate e stigmatizzati da autorità accademiche, politici e giornalisti ignoranti della differenza tra anti-sionismo e anti-semitismo? Quante volte prima d’ora avete visto tra i vostri professori chi si schiera con voi e chi tentenna?

E ancora: quante volte prima d’ora avete praticato una sana respirazione per non rispondere alle provocazioni di quei fanatici che credono che denunciare lo stato di Israele per i soprusi e orrori perpetuati da quasi ottant’anni e intensificati in carneficina e tentativo di genocidio da quasi otto mesi, sia offendere una religione o una cultura? Quante volte prima d’ora hanno provato a terrorizzarvi appioppandovi l’etichetta appiccicosa, ingannevole e stigmatizzante di filo-terrorista? Ecco, state sperimentando ciò che è comune a chi si oppone alle meta-regole che governano il nostro mondo, le leggi del potere non scritte che vanno oltre oltre le leggi scritte, le narrative tossiche vomitate su di voi dalle forze dello status quo per impaurirvi, per farvi demoralizzare e smobilitare, farvi ritornare a una routine ossificata dove il pensiero e il sapere contano solo quando sono innocui al cambiamento sostanziale delle cose. Saprete reagire con intelligenza e creatività, fermezza e flessibilità allo stesso tempo? Lo state già facendo, perché i vostri mezzi e i vostri fini sono allineati.

È ovvio che il gioco è assai più grande di voi, che state intervenendo dentro un ordine mondiale in movimento che chissà dove porta, dentro un gioco tra parti con arsenali piccoli, medi e grandi, e che Gaza è solo una tragica fase di questo multipolarismo conflittuale che distoglie il nostro sguardo dai reali problemi della riproduzione di tutta la vita sul pianeta, che perpetua ingiustizie e che sembra solo promettere una nuova corsa alle armi, e una nuova guerra generalizzata, nient’altro. E allora i vostri sforzi e la vostra lotta sono esemplari per tutti noi. Se solo fossimo capaci di seguire il vostro esempio, di riempire ogni spazio del nostro agire nel mondo con la vostra determinazione.

È altrettanto ovvio che le vostre tasse universitarie, le dotazioni finanziarie delle vostre università, nonché una parte delle ricerche compiute dai vostri insegnanti e spesso da voi stessi, sono tutti aspetti del vostro coinvolgimento dentro questa guerra, così come lo siamo tutti noi andando a fare la spesa, andando a lavorare, pagando le tasse, guardando la televisione e assorbendo indolenziti messaggi pubblicitari. Dentro un sistema dal quale le nostre vite dipendono, tragicamente nessuno se ne può chiamare fuori. Siamo tutte e tutti in qualche modo coinvolti dalla parte sbagliata. E la parte giusta non è né Israele né Hamas, ma la pace, la vita, la dignità di tutti i corpi che formano popoli. Come può essere altrimenti.

E voi studenti ebrei anche voi in lotta, fate bene a ricordare con il Torà che «mentre ogni altro precetto va compiuto a suo tempo e nel suo luogo, dello shalom (pace) si dice che va cercato e perseguito in ogni tempo e in ogni luogo». Questo è il tempo, questo è il luogo! Se non ora, se non qui, dove e quando?

Allora siamo davvero tutti studenti e studentesse in lotta! La terra di Palestina sia libera dalla guerra, dall’orrore, dai soprusi e dall’ingiustizia.