Le Geometrie narranti di Vario 

di Dominga Carrubba - "Geometrie narranti" è la Personale di Nino Vario che la Galleria messinese dell'Associazione Culturale Spazioquattro ha ospitato dal 04 al 10 maggio 2024…

Le Geometrie narranti di Vario 

Se la mostra si è conclusa fisicamente, non si può affermare che il percorso suggerito dalla narrazione pittorica di Nino Vario sia terminato con il finissage.

Il flusso di pensieri disegnato dalle “Geometrie narranti” di Vario conduce lo spettatore in viaggio dentro il labirinto abitato dalla società contemporanea, che l’Artista racconta come smarrita, ingorda dell’effimero dimenticando l’essenziale.

Fra le tante e anonime strade del labirinto ci aggiriamo come Teseo, eroe mitologico che libera dal mostro Minotauro e diventa Re unificatore?

Oppure siamo come i ciechi cattivi descritti nel romanzo Cecità da Josè Saramago?

Nino Vario, I passi di Teseo

Nel “Maggio dei Libri” piace associare le tele dipinte da Vario alle pagine raccontate da Saramago, perché entrambi indagano l’animo umano, ponendo l’accento sulla spersonalizzazione dell’individuo ad opera di sentimenti manipolanti e accecanti.

L’indifferenza, la violenza, la sopraffazione, l’utilitarismo si dispiegano come entità ingannevoli lungo istogrammi, distribuiti in colonne prospettiche che misurano la percentuale dell’intensità di cambiamenti nella vita di ciascuno, talora inconsapevole spettatore delle proprie azioni nell’ombra complice, talora stratega offerente e lamentevole postulante, non tralasciando come la coscienza rimanga la sola entità giudicante nel domandare: lungo quale binario portare le nostre scelte?

Le geometrie di Nino Vario sono narranti perché delineano una sintassi composita nel segno di un astrattismo concettuale con figure minimali stilizzate, che abitano scenari equilibrati negli elementi coloristici, dinamici nei riquadri replicanti moltitudini simboliche, così rappresentando le variegate identità che l’uno può assumere nella società digitale, liquida, rapida.

Una lucetta, là in fondo; sarà uno spiraglio? – è il titolo di una delle opere che contiene la traduzione del messaggio della mostra: non c’è ombra che non nasconda la luce in uno spiraglio di speranza.

Sono fari sempiterni i valori ereditati dall’arte classica, dipinta a vista da Vario in una scena di teatro con sipario aperto su passato e presente, superando la quarta parete alzata sul futuro della creatività da interpretare in variegate architetture che muovono da uno stesso punto: l’origine della vita, custodita nello scrigno dell’amore da immaginare resiliente come la corazza di una tartaruga, sublimata a simbolo celeste dal popolo dei Maya, associandola alla volta celeste.

Difatti la vita è un dono del cielo.

Nino Vario, Il buio dell'incomprensione

«Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono» - scrive Saramago nel suo romanzo.

In “Geometrie narranti” Nino Vario dipinge la sorda cecità, non limitata ad una combinazione sinestetica, ma estesa ad una figurazione eloquente nel raccontare uguali identità che rimangono spesso sconosciute a sé stesse, lontane e sorde l’una all’alter ego nonostante un megafono, perché sono paradossalmente timorose del giudizio di altri e non curanti del giudizio proprio, ed ancora perché ai valori umani si sovrappongono esigenze conformiste che segnalano la disponibilità a non ascoltare, a non guardare dentro sé stessi e d’intorno.

«È di questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria.» - leggiamo nel romanzo “Cecità”.

È la solitudine che segue all’indifferenza, è il vuoto seduto sopra un divano che segue all’individualismo piegato su sé stesso dall'incomprensione.

Basterebbe imitare la natura per non dimenticare come tutto è connesso nel segno dell’amore che genera, accudisce, protegge e cerca l’inizio della diagonale che si muove come una leva distesa verso il punto opposto, ora discendente come l’ombra ed ora ascendente come il Carro del sole guidata dall’anima platonica.

Quasi furtivamente, in silenzio, sull’uscio di una porta, come una cagnolina in attesa del suo padroncino, l’amore disegna speranze nuove sulla tavolozza protesa nel cielo.

 […] Parlare con voi è necessario e impossibile.

Urgente in questa vita frettolosa

e rimandato a mai.

(Wisława Szymborska, Il silenzio delle piante)