A CALDO

A CALDO

di Giuseppe Rando -

  • A caldo?
  • Sì, mentre ancora giungono risultati da tutta l’Europa: Fratelli d’Italia della Meloni è il primo partito d’Italia (quasi il 29%) nonché terzo in Europa (dopo la CDU – Cristiani e Democratici – di Germania e il Rassemblement National di Marine Le Pen, in Francia); il Pd è il secondo partito d’Italia (24%) e il primo della Sinistra (dei Socialisti) in Europa.
  • Seguono in ordine sparso, in Italia: il Movimento 5Stelle (quasi 10%), Forza Italia (9, 72%), la Lega (9%). Supera abbondantemente la soglia minima, indispensabile del 4% l’Alleanza Verdi-Sinistra (6,62%). Restano fuori del Parlamento Europeo: gli Stati Uniti d’Europa di Renzi e Bonino, Azione di Calenda, Pace terra dignità di Santoro, Libertà di Cateno De Luca, Alternativa popolare, che non superano la soglia del 4%. Questi i fatti.
  • Ed ecco i primi commenti, a caldo, di un intellettuale democratico:
  1. cresce la Destra, ma la Sinistra tiene (potrebbe esserci, in Europa, un’Ursula bis);
  2. il Partito Democratico di Elly Schlein si conferma (e cresce) come il primo antagonista in Italia della Destra che ci (s)governa, mentre scolora il Movimento 5Stelle e cresce l’Alleanza Verdi-Sinistra (ma all’uno e all’altra – si vuole sperare – non mancherà lo spirito di collaborazione con il PD, in Italia e in Europa);
  • i separatisti di sinistra (“Pace terra dignità” di Santoro) hanno conseguito, come si temeva, l’unico risultato di togliere voti alla Sinistra (all’Alleanza Verdi-Sinistra, in specie), costituendo l’ennesimo e – si spera – ultimo caso di narcisismo individualistico-separatistico e, alla fine, autolesionistico della Sinistra;
  1. i separatisti di centro (Renzi-Bonino e Calenda) hanno fatto la fine che fanno, in tutte le democrazie del mondo, i separatisti (in questo caso separatisti doppi): hanno tolto voti al centro-sinistra e sono rimasti fuori del Parlamento Europeo;
  2. volendo continuare a osservare dall’esterno, da questo angolo attardato della «provincia dell’Impero», la realtà politica italiana ed europea, seguendo gli insegnamenti “scientifici” dei politologi (Machiavelli, Bobbio, Sartori, quantomeno), e non le opzioni più o meno “appassionate” dell’ideologo o del politicante di turno, bisogna riconoscere che si profilano tempi duri (ma non scontati) per il grande, salvifico progetto dell’Unione Europea.