EXTINCTION REBELLION BRUCIA UN ANELLO SIMBOLO DEL POTERE CONTRO LE MISURE REPRESSIVE DEL DECRETO SICUREZZA
A 10 giorni dalla conversione in legge definitiva del Decreto Sicurezza, Extinction Rebellion torna in azione bruciando un grande anello del potere, celebre simbolo de Il Signore degli Anelli, sulla scalinata del Pincio al parco della Montagnola, una delle "zone rosse" di Bologna. Dopo aver depositato l’anello sulle scale, da cui si diramavano sei catene che legavano l'oggetto agli aspetti del DL Sicurezza ritenuti maggiormente critici, due tedofori vestiti da hobbit si sono avvicinati e hanno dato fuoco all’anello, liberando così le persone incatenate. Dietro di loro, uno striscione recitava “Democrazia in via d’estinzione”. "Davanti ad un Governo che ha deciso di promuovere un concetto di sicurezza basato sulla criminalizzazione del dissenso, che scoraggia le persone a esprimerlo, l'azione simbolica di questo pomeriggio ha l'obiettivo di dimostrare che l'anello del potere può essere distrutto, così come leggi ingiustamente repressive possono essere superate" riporta Daniele, una delle persone incatenate.
Il luogo scelto non è casuale: tutta l'area da piazza XX settembre alla Montagnola, a Bologna, è una delle prime “zona rosse” istituite, a ottobre 2024, a seguito della direttiva del Ministro dell’Interno che invitava i prefetti a individuare, con apposite ordinanze, aree urbane in cui istituire “il divieto di stazionare ai soggetti già denunciati dalle forze di polizia” e poterne disporre immediato l’allontanamento. Nel solo capoluogo emiliano-romagnolo diverse piazze e aree tra la stazione e il parco della Montagnola, e nel cuore del quartiere popolare Bolognina, a nord della stazione, sono zone rosse da ottobre 2024, già prorogate fino a settembre 2025, nonostante queste ordinanze debbano essere, secondo il TULPS, temporanee, dal momento che determinano una limitazione dell'attraversabilità di uno spazio pubblico.
L'ordinanza colpisce un quartiere, quello della Bolognina, ampiamente interessato, negli ultimi tempi, da un processo di gentrificazione che sta raccogliendo crescente contestazione da parte di movimenti locali e gruppi di cittadini, in occasione di sfratti da case popolari e sgomberi di realtà di organizzazione dal basso, o successivamente alla proposta di aumentare la presenza delle forze dell'ordine alle porte di una scuola secondaria di primo grado a seguito di un atto vandalico, anziché investire nel creare alternative con welfare, spazi di socialità, servizi educativi e abitativi. Se, da un lato, riferendosi all’emanazione del Decreto Sicurezza, il Sindaco Lepore ha chiesto al Governo di riflettere su “che cosa significhi libertà e democrazia”, dall’altro, il primo cittadino non mostra di opporsi in alcun modo all’istituzione delle zone rosse, limitandosi ad auspicare che in città si aumenti l’organico delle forze dell’ordine.
Di questo Decreto, l’Associazione Nazionale Magistrati ha affermato che contiene possibili profili di illegittimità costituzionale, mettendone in discussione i principi di tassatività, ragionevolezza e proporzionalità. Insieme alle zone rosse, le misure del Decreto Sicurezza creano infatti un impianto normativo repressivo che utilizza il concetto di sicurezza per criminalizzare movimenti ambientalisti, detenuti e migranti. “Rappresentando questi soggetti come minacce alla sicurezza, l'esecutivo alimenta la paura per silenziare il dissenso” commenta Daniele, una delle persone incatenate. "Ci siamo sempre ribellate contro politiche che alimentano, o non contrastano, l’estinzione della biodiversità e non esiteremo a farlo ancora: se vogliono soffocare la democrazia, noi ci ribelleremo anche a questo e invitiamo tutte ad unirsi a noi".