Da vittima ad ambasciatrice d’onore a Montecitorio – Intervista
di Dominga Carrubba - Barbara Sirotti al Quinto Premio Internazionale Donna Sapiens...
Sono circa 80 i femminicidi rilevati ad oggi.
La statistica definitiva sarà pubblicata a fine anno in un rendiconto che in alcuni siti risulterà dettagliato con regione e città, cognome e nome, tipo di violenza subita dalla vittima.
La parola “vittima” dal lat. victima indica l’animale sacrificale, da riferire a vicis, cioè ‘scambio’ con le divinità per una vittoria, piogge, un buon raccolto.
Ma in una società digitale, colta e opulenta perché sacrificare le donne?
Come da rito, a fine anno sarà stilata la statistica anche sui femminicidi, aggiornando le vittime ad opera di un amore non vero, padrone e violento.
Per quante donne le festività natalizie saranno giorni vissuti senza il dono della libertà, ma prigioniere tra le mura domestiche?
Quante donne dovranno avere la certezza che il nuovo anno replicherà il vecchio anno in paure represse?
Quante donne saranno sorprese dal vedere finalmente dentro sé stesse quanto finora negato e dissimulato?
Questo sarebbe il vero segno di rinascita annunciata dalla stella cometa.
“Alle mie labbra non mettere il sigillo del silenzio,
nel cuore ho una storia nascosta,
dalle pesanti catene libera il mio piede,
di questa tristezza ho il cuore turbato.
Vieni o uomo, tu essere egoista
vieni e apri le porte della gabbia.
Se una vita mi ha imprigionato
liberami ora almeno in quest'ultimo respiro [...]”
(Forugh Farrokhzad, Ribellione)
Barbara Sirotti, attrice riminese, sopravvissuta ad una relazione violenta in cui ha rischiato di perdere la vita, ha scritto e interpretato i corti “Aria” - con la voce di Luca Ward - e “Libera” presentati all’Italian Pavilion dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia e Roma, conosce bene il costo da pagare per “non mettere il sigillo del silenzio” e dire “nel cuore ho una storia nascosta”, così trasformando la propria esperienza in azione forte contro la violenza di genere.
Per il suo impegno umano e artistico, Sirotti è stata premiata come ambasciatrice d’onore il 25 novembre 2025, Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, presso la Camera dei Deputati di Roma, nell’ambito della quinta edizione del Premio Internazionale Donna Sapiens, riconoscimento promosso da Gianfranco Gori e Teatro della Rosa, dedicato a figure femminili che si sono distinte in maniera esemplare nei campi della scienza, dell’arte, della cultura e dell’impegno civile e sociale.
Un ulteriore e significativo traguardo dopo i tanti riconoscimenti tributati ai corti in Italia e all’estero, tra cui il premio per il miglior corto e il premio del pubblico a “Libera” nella categoria “Experimental” ai Cannes 7th Art Awards 2024, nell’ambito del Marché du Film del Festival di Cannes.
Intervista
Barbara Sirotti spiega come il dolore possa diventare energia positiva, come un premio possa trasformarsi in aiuto verso le altre donne e l'arte confermarsi viatico e linguaggio universale.
“Aria” e “Libera” : un sostantivo ed un aggettivo, un fatto e una condizione, un ricordo che è ferita curata dalla libertà.
Un percorso faticoso che l’ha portata al quinto Premio Internazionale Donna Sapiens come ambasciatrice d’onore per il suo impegno umano e artistico.
Cosa si prova nel guardare la propria ferita diventare uno strumento di guarigione per altre donne prigioniere o illuse ad opera di un amore violento?
"Sono innanzitutto molto grata e allo stesso tempo ancora un po' in forte imbarazzo per questa bella domanda.
Le ferite che tutti noi portiamo e in questo caso le mie servono a ricordarci da dove siamo venuti e cosa abbiamo fatto per superarle. L'idea, per altro seguita da fatti concreti, che attraverso un semplice corto si possa raggiungere il cuore e il delicato processo di guarigione di altre donne o uomini, mi rende certamente fiera... allora stesso tempo ribadisco sempre che l'arte ha il compito di risvegliare le questioni sociali, non certo la pretesa di curarle.
Devo dire però che ogni volta che Aria e Libera sono state presentate a Roma, Cannes, Venezia e anche negli incontri della Fidapa, qualche anima si è come risvegliata, opposta al silenzio e ha denunciato.
Se anche una sola immagine o parola di ciò che ho prodotto è riuscita a salvare qualcuno, forse non è stata fatica persa.
E dentro di me la battaglia che si muove da tempo sull'essere grata per qualcosa che non avrei di certo voluto, trova forse una collocazione più alta, rispetto alla semplice realizzazione di un cortometraggio.
Per questo forse ho appena ricevuto il riconoscimento di Ambasciatrice d'Onore a Montecitorio, per il Premio Donna Sapiens di Gianfranco Gori, alla presenza dell'On. Laura Ravetto, Responsabile nazionale del Dipartimento Pari Opportunità e dell'On Souad Sbai, Responsabile del dipartimento integrazione e rapporti con le comunità straniere in Italia.
Ma il premio più bello resta sempre quello di essermi messa al servizio, anche nel mio piccolo, per le donne in difficoltà."
Si sostiene che la violenza di genere affonda le sue radici nella cultura di superiorità e di possesso praticata dagli uomini.
E allora perché l’educazione sentimentale nelle scuole fa più paura dell’ultimo appuntamento da evitare e sempre sconsigliato?
Forse che la formazione culturale di una società non passa anche dalle scuole?
"Nei giorni precedenti il 25 novembre, alcuni esponenti politici hanno dichiarato che l'educazione sentimentale nelle scuole è assolutamente inutile per la prevenzione alla violenza e qualcun altro ha dichiarato che in un certo senso l'aggressività fa parte del DNA degli uomini.
Per fortuna queste esternazioni vergognose ed estremamente superficiali di un problema così difficile e radicato sono passate al momento in sordina.
E spero che ci restino.
La violenza non è mai un fatto genetico, anche perchè allora se così fosse, si porrebbero automaticamente le basi per giustificare ogni abuso.
La violenza è un problema sociale e culturale.
E come tale va affrontato con cura e attenzione proprio nelle scuole, il primo nucleo sociale dove si sperimentano i primi rapporti col monto esterno, con l'altro sesso o con i compagni di scuola.
Serve dare una forma al turbinio di emozioni che i nostri ragazzi provano insieme all'esplosione degli ormoni della loro età, aiutarli a riconoscere e accogliere ciò che provano, e il punto delicatissimo dal quale l'emozione può diventare lesiva della libertà altrui.
Francamente non saprei dire perchè faccia così paura...
Forse perchè si vuole una società sempre più sola perchè in tal modo più incline ad un maggior consumismo?
Forse per formare professionisti sempre più evoluti dal punto di vista tecnico, ma totalmente estranei all'empatia, al dialogo al confronto civile, al rispetto, all'ascolto dell'altro?
O forse perchè, più semplicemente, finché il problema della violenza resta sulle cronache e non tocca qualcuno da vicino, c'è sempre qualcos'altro di cui occuparsi, indubbiamente molto più redditizio."
Cosa direbbe ad una madre che ha perso la figlia non sopravvissuta alla violenza del compagno?
Cosa risponde a quella donna che prima chiedeva aiuto e che adesso è “Aria libera”?
Forse quella donna è rimasta l’eco delle donne che continuano ad essere usate come cose.
"Difficilissimo rispondere...
La mia presa di posizione è ormai molto chiara. Allo stesso tempo credo non ci siano parole di sufficiente conforto per una madre che ha perso una figlia, proprio a causa di una violenza esercitata dal compagno.
Potrei dirle che continuerò la mia battaglia anche per lei, che la onoro e la sostengo per essere madre in una società che continua ad amare le cose e usare le persone.
E che continuerò il mio percorso per riuscire ad offrire giustizia e soprattutto formazione per le nuove generazioni.
Alla donna che chiedeva aiuto e adesso è "aria libera", potrei dire: ce l'hai fatta.
Guardati allo specchio ogni giorno, riconosciti come la persona più importante della tua vita, onora chi ti è stato vicino e cerca di essere di aiuto ad altre donne.
L'eco purtroppo continua ad essere presente anche nella cronaca, ma ricordiamoci che mitologicamente Eco era una vittima condannata a ripetere sempre le ultime parole di Narciso, pur di compiacergli. Ed è qui il punto.
Non dobbiamo compiacere a nessuno, se non a noi stesse.
Quindi da Eco diventare Nemesi, colei che si oppone e percorre la sua strada.
Finalmente Libera. Basta con l'idea di giustificare anche il più piccolo abuso. Siete luce, potete brillare di "Voce" propria."
[…] Ed è così che qualcuno muore
e qualcuno resta.
Nessun pescatore raccoglierà mai la perla dall’esile ruscello che sfocia in un fosso.
Conosco una piccola triste fata
che vive nell’oceano
e suona il suo cuore in un flauto di legno,
piano piano,
piccola triste fata,
che a notte muori con un bacio
e all’alba, con un bacio,
tornerai al mondo.
(Forugh Farrokhzad, Un’altra nascita)