ANPI MESSINA SU STRAGE AMENDOLARA

ANPI Messina

Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Waseem Khan, 29. E poi Amin Fazal Khogjani, 28, e Safi layjad, 27. Sono i nomi delle vittime della strage di Amendolara, in provincia di Cosenza.

I quattro ragazzi afghani-pachistani  - "figli nostri" perché qui stavano, lavoravano per noi e perciò cosi dobbiamo considerarli - non avevano potuto studiare. Il loro posto nel mondo non l'avevano trovato dove erano nati. Erano dovuti scappare per cercare libertà, lavoro e possibilità di vivere. Di che mantenersi con le proprie braccia e mandare qualche soldo ai genitori in patria.

Una fine atroce che non si riesce neppure a pensare, a provare a immaginare, senza avvertire sulla propria pelle un dolore lancinante. I quattro afghani-pachistani vittime ad Amendolara, tutti bruciati vivi in un minivan. Protestavano per avere un contratto. Tenuti prigionieri in auto con gli assassini a bloccare le portiere perché non fuggissero. In trappola, nel fuoco. Sull'altare dannato del profitto. Della cupidigia di chi sfrutta gli operai agricoli per accrescere i margini di guadagno e per ottenerlo si affida a 'ndrangheta, gruppi criminali locali, aziende che restano sempre sullo sfondo e la totale assenza dello Stato.

Senza dubbio un delitto doloso, una strage efferata. Ma, se si va oltre il codice penale, la matrice del male è sempre la medesima. Ed è quella che finisce per bruciare sogni e vite.