Scuola, palestra di democrazia e partecipazione
È notorio che le democrazie hanno bisogno di manutenzione ed è necessario saper leggere la giustizia sociale per recuperare il senso e il valore della partecipazione alla costruzione del bene comune. Per Mario Lodi insegnare è stare con gli alunni, attivarli, renderli partecipi, accompagnare la loro crescita culturale e morale, predisporre le condizioni migliori perché ciascun possa apprendere a partire dalle proprie potenzialità. Il senso della scuola consiste nel promuovere la crescita di persone libere, non chiuse in loro stesse, ma partecipi della vita sociale. Così la scuola è intesa come un’autentica palestra di democrazia.
Affrontare il tema della partecipazione giovanile alla vita della scuola e della società, significa parlare di cittadinanza attiva, di partecipazione alla vita democratica, come stabilisce la Costituzione all’art. 118: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
Ma come si possono coinvolgere i ragazzi in maniera libera e responsabile?
È necessario recuperare gli analfabeti della democrazia, ha detto il presidente Mattarella, definendo la Democrazia un “camminare insieme” sollecitando tutti a mettere in azione esempi e progetti concreti di positiva ricerca del bene comune. Poter esprimere le proprie opinioni e partecipare alla vita della scuola favorisce negli studenti la costruzione del proprio curricolo, la crescita individuale e di gruppo, l’assunzione di responsabilità rispetto alle decisioni prese, perché viene riconosciuta loro autonomia, consapevolezza e protagonismo.
Dar voce agli studenti vuol dire renderli partecipi, consapevoli del significato di stare a scuola, fiduciosi verso gli adulti che gli stanno accanto, capaci di ascoltare e farsi ascoltare. Per gli adulti vuol dire conoscere, lasciarsi sorprendere e scoprire aspetti nuovi e risorse del gruppo classe e dei singoli ragazzi.
Educare i bambini, i ragazzi, i giovani alla partecipazione e renderli protagonisti attivi della ricerca del bene comune, è compito della scuola ed il progetto didattico “A scuola di Democrazia” è finalizzato a ricostruire l’identità di scuola quale luogo di incontro e di confronto, di crescita e di formazione, ma soprattutto spazio privilegiato di relazioni autentiche, attraverso cui recuperare la fiducia ed un clima sereno in cui poter innescare percorsi di apprendimento mirati e oggi quanto mai necessario e indispensabile.
Sono molti i docenti che dimostrano sensibilità e impegno nella cura dell’innovazione, della persona e delle relazioni, dell’ascolto attento ai bisogni degli studenti e per loro è stata elaborata la nostra proposta. È grazie al prezioso lavoro degli insegnanti che la scuola può diventare palestra di democrazia, innanzitutto attraverso la costruzione di un clima di lavoro positivo, fatto di rispetto per il modo di essere di ciascuno e per le diverse opinioni. Discutere insieme costituisce un sostegno cognitivo all’apprendimento di capacità argomentative e alla riorganizzazione delle conoscenze, diventa quindi una risorsa fondamentale per imparare a ragionare e per sviluppare il pensiero critico.
Per questo costituiscono momento di crescita democratica i dibattiti argomentati, fin dalla scuola dell’infanzia, dove i bambini imparano ad approfondire gli aspetti legati ad ogni argomento trattato, a fornire informazioni per spiegare le proprie opinioni, ad ascoltare quelle degli altri valutando ipotesi, operando scelte, cercando soluzioni condivise. Si assiste così all’emersione delle diversità e alla loro valorizzazione, ognuno diventa consapevole del ruolo proprio e di quello degli altri.
La scuola deve essere sempre più una comunità, un luogo del vivere democratico dove l’appartenenza condivisa si costruisce, dove le differenze si incontrano, dove la partecipazione attiva si insegna anche attraverso azioni concrete.
“Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte costituzionale”
(Piero Calamandrei)