{"id":147529,"date":"2021-12-11T01:07:01","date_gmt":"2021-12-11T00:07:01","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=147529"},"modified":"2021-12-11T01:07:01","modified_gmt":"2021-12-11T00:07:01","slug":"aprire-la-scuola-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2021\/12\/11\/aprire-la-scuola-al-mondo\/","title":{"rendered":"Aprire la scuola al mondo"},"content":{"rendered":"<p>di Francesco Gesualdi<\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\"><strong>A Barbiana ho imparato che il compito della scuola \u00e8 formare cittadini sovrani. Un\u2019arte delicata che si attua fornendo ai ragazzi tre strumenti fondamentali:\u00a0 la conoscenza, la capacit\u00e0 di esprimersi, il pensiero critico<\/strong>. La conoscenza per capire \u00a0fatti e \u00a0meccanismi. La capacit\u00e0 di esprimersi per comunicare le proprie opinioni e capire quelle altrui. Il pensiero critico per giudicare la realt\u00e0 e individuare strategie di cambiamento. Dal che se ne deduce che<strong> la scuola deve saper essere al tempo stesso luogo di apprendimento, luogo di osservazione e luogo di discussione<\/strong>. <strong>Deve esserci il tempo per imparare le materie classiche della geografia, delle scienze, della matematica, ma anche \u00a0il tempo per conoscere l\u2019attualit\u00e0 e potersi interrogare e confrontare non solo fra allievi\u00a0e insegnanti, ma anche col mondo circostante. Per questo la scuola non va concepita come un luogo chiuso, ma aperto a tutta la collettivit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Il quesito \u2013 il ruolo della scuola di fronte alle sfide del mondo di oggi<strong>*<\/strong> \u2013 si inserisce perfettamente in questa concezione della scuola. Oserei dire che va oltre: \u00e8 il tentativo di <strong>aiutare i ragazzi a individuare i problemi che domani dovranno risolvere<\/strong> quando ormai saranno cittadini sovrani fuori dalla mura scolastiche. Un compito che la scuola potr\u00e0 assolvere affrontando tre aspetti: 1) le\u00a0problematiche esistenti; 2) i meccanismi che li hanno generati; 3) i cambiamenti da introdurre.<\/p>\n<p class=\"has-white-background-color has-text-color has-background\"><strong>Le problematiche<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi di questa sezione necessita due premesse. La prima \u00e8 che oggi<strong> gli spazi si sono espansi, per cui non si pu\u00f2 pi\u00f9 limitare l\u2019attenzione alla sola dimensione locale o nazionale<\/strong>. Neanche quella continentale \u00e8 pi\u00f9 sufficiente. La tecnologia e l\u2019economia ci hanno proiettato in una dimensione globale ed anche le problematiche che si sono create sono di livello mondiale.<\/p>\n<p>La seconda premessa \u00e8 che le problematiche si sono espanse per\u00a0variet\u00e0.\u00a0Un tempo erano riconducibili a tre ambiti principiali: politico,\u00a0economico e sociale. Oggi se ne \u00e8 aggiunto un quarto: l\u2019ambito ecologico, che aggrava gli altri tre e rende la loro soluzione sempre pi\u00f9 difficile. Il che indica che un compito fondamentale della scuola \u00e8 <strong>educare i ragazzi alla mondialit\u00e0 e alla complessit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Di tutte le problematiche esistenti ritengo che tre di esse siano particolarmente importanti per il tempo che stiamo vivendo. Si tratta della povert\u00e0, delle disuguaglianze e della crisi ambientale<\/strong>. Il futuro dell\u2019umanit\u00e0 dipender\u00e0 dalla capacit\u00e0 che avr\u00e0 di dare soluzione a questi tre flagelli, per cui non possono assolutamente essere ignorati dalla scuola.<\/p>\n<p>La Banca Mondiale usa solo\u00a0termini monetari\u00a0come indicatori della povert\u00e0, per cui definisce povert\u00e0 assoluta la condizione di chi vive con 1,9 dollari al giorno e povert\u00e0 relativa quella di chi vive con meno di 3 dollari al giorno. Nel primo gruppo inserisce734 milioni di persone, nel secondo due miliardi di persone. Ma <strong>la povert\u00e0 \u00e8 una realt\u00e0 molto pi\u00f9 sfaccettata che non si rappresenta solo con i soldi che si hanno per vivere<\/strong>. Per questo l\u2019UNDP, Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, assieme a una commissione dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford (OPHI), ha messo a punto un nuovo metodo di definizione della povert\u00e0 non pi\u00f9 basato su parametri monetari, ma sulle reali condizioni di vita. Il metodo, definito <em>Indice di povert\u00e0 multidimensionale<\/em>, analizza aspetti concreti del tenore di vita: stato nutrizionale, salute e aspettativa di vita, servizi igienici, disponibilit\u00e0 di energia elettrica e di acqua potabile, livello di istruzione. Chiunque mostri carenze gravi anche solo in alcuni di questi ambiti \u00e8 definito povero multidimensionale. Da questo punto di vista il numero dei poveri sale ulteriormente. Basti dire che le persone senza servizi igienici sono all\u2019incirca 2 miliardi e mezzo. Come dire che quasi il 35 per cento della popolazione mondiale vive una qualche forma di povert\u00e0. La geografia sociale \u00e8 il tipo di geografia su cui la scuola dovrebbe insistere di pi\u00f9 informando i giovani che la povert\u00e0 \u00e8 ormai diventato un fenomeno che\u00a0 riguarda tutti i paesi del mondo, compresi quelli europei. In Spagna 11,8 milioni di persone (25 per cento della popolazione) si trovano a rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale.<\/p>\n<p><strong>Il sistema cerca di convincerci che la povert\u00e0, come la fame e tutte le altre privazioni, sono frutto di una insufficiente produzione di beni. In realt\u00e0 dal 1900 ad oggi la ricchezza prodotta a livello mondiale \u00e8 aumentata 32 volte<\/strong>,\u00a0ma la povert\u00e0 \u00e8 ancora a livelli scandalosi.\u00a0Il problema dunque non \u00e8 la produzione, ma la distribuzione. La statistiche dimostrano che la ricchezza \u00e8 distribuita male a tutti i livelli: fra nazioni e fra classi.<\/p>\n<p>Il confronto fra nazioni dimostra che andiamo da paesi come il <strong>Lussemburgo<\/strong> con un reddito pro capite di 120mila dollari al <strong>Burundi<\/strong> con un reddito pro capite di 274 dollari. E se guardiamo alla distribuzione della ricchezza mondiale per fasce di popolazione, troviamo che <strong>il 20 per cento pi\u00f9 ricco si appropria di circa l\u201980 per cento della ricchezza prodotta annualmente, l\u2019ultimo 20 per cento non arriva neanche al 2 per cento<\/strong>. Del resto se ci concentriamo sulla ricchezza accumulata sotto forma di beni mobili e immobili, le disuguaglianze sono ancora pi\u00f9 scandalose. L\u2019ultimo rapporto di Credit Suisse rivela che il 10 per cento della popolazione mondiale detiene l\u201985 per cento di tutta la ricchezza privata mondiale. L\u20191 per cento da solo ne detiene il 46 per cento. Per contro il 50 per cento pi\u00f9 povero si ferma all\u20191,3%.<\/p>\n<p><strong>La scuola farebbe bene a dire ai giovani che le disuguaglianze sono un problema molto acuto anche in Europa. <\/strong>Nel 2014 in Spagna il 20 per cento delle famiglie pi\u00f9 ricche possedeva quindici volte di pi\u00f9 del 20 per cento pi\u00f9 povere. Nel 2017 la differenza era salita a 28 volte, in base a quanto afferma il\u00a0Banco de Espa\u00f1a.<\/p>\n<p>Le stesse disparit\u00e0 che si incontrano nell\u2019ambito della distribuzione della ricchezza si ritrovano anche nell\u2019ambito opposto: la <strong>produzione di rifiuti<\/strong> che sono una componente determinante di un\u2019altra grave crisi che \u00e8 quella ambientale. Crisi che si manifesta sotto due aspetti: assottigliamento delle risorse\u00a0 e accumulo di rifiuti.<\/p>\n<p><strong>Fra le risorse pi\u00f9 a rischio abbiamo l\u2019acqua, la terra fertile, le foreste, ma anche i minerali<\/strong>. Quanto ai rifiuti quelli che pi\u00f9 minacciano la nostra esistenza sono le plastiche e l\u2019anidride carbonica.\u00a0Le plastiche perch\u00e9 stanno compromettendo la vita degli oceani, l\u2019anidride carbonica perch\u00e9 sta compromettendo il clima\u00a0con una molteplicit\u00e0 di conseguenze a catena che possono rendere l\u2019esistenza molto difficile.\u00a0Va detto, tuttavia, che<strong> i cambiamenti climatici non avranno gli stessi effetti ovunque<\/strong>. Alcune regioni possono addirittura trarne vantaggio. Le aree del Sud del mondo sembrano essere quelle pi\u00f9 esposte ai danni derivanti dai cambiamenti climatici che si presentano in alcune regioni sotto forma di aridit\u00e0, in altre sotto forma di eccesso di acqua. Fra le aree destinate ai danni da aridit\u00e0 c\u2019\u00e8 l\u2019<strong>Africa<\/strong> <strong>mediterranea e sub-sahariana<\/strong> che sta gi\u00e0 registrando una riduzione di piogge con inevitabili conseguenze sull\u2019agricoltura e quindi sulla sicurezza alimentare. L\u2019<strong>Asia Meridionale<\/strong> \u00e8 l\u2019altra grande area dove i cambiamenti climatici produrranno gravi\u00a0conseguenze sia in ambito agricolo che sociale, ma per ragioni opposte a quelle dell\u2019Africa. In questa zona si assister\u00e0 a monsoni caotici e violenti che provocheranno vaste inondazioni e distruzione selvaggia di tutto ci\u00f2 che i venti trovano sul proprio tragitto.\u00a0Fenomeni che paradossalmente produrranno anche scarsit\u00e0 di acqua potabile, perch\u00e9 le inondazioni dreneranno nei fiumi fertilizzanti e altre sostanze chimiche che avvelenano le loro acque. Contaminazione aggravata dall\u2019innalzamento del livello del mare che allagher\u00e0 i campi con acqua salata compromettendo irrimediabilmente la loro fertilit\u00e0.<\/p>\n<p>Un\u2019area fortemente a rischio di inondazione \u00e8 il <strong>Bangladesh<\/strong>. Secondo alcune previsioni, da qui al\u00a0 2050, in Bangladesh i cambiamenti climatici potrebbero costringere una persona su sette\u00a0ad abbandonare la propria casa, per un\u00a0totale di 18 milioni di sfollati.<\/p>\n<p><strong>A livello globale la Banca Mondiale stima che da qui al 2050 potremmo avere 250 milioni di sfollati per disastri naturali<\/strong>. <strong>Molti di loro cercheranno rifugio anche in Europa senza sapere se troveranno muri o accoglienza. L\u2019atteggiamento che i cittadini europei avranno verso di loro dipender\u00e0 in gran parte dal sentimento di accoglienza che la scuola avr\u00e0 coltivato in loro e da quanto saranno stati informati sul grado di responsabilit\u00e0 che noi occidentali abbiamo rispetto al verificarsi dei disastri naturali<\/strong>. Quello del Bangladesh sar\u00e0 uno dei popoli maggiormente colpito dai cambiamenti climatici, ma se andiamo a guardare quanto ha \u00a0contribuito a creare il problema, scopriamo che la sua responsabilit\u00e0 \u00e8 molto scarsa, forse nulla. In effetti i bengalesi producono appena 0,51 tonnellate di carbonio all\u2019anno, una quantit\u00e0 cinque volte pi\u00f9 bassa di quella che ognuno di noi potrebbe emettere per essere in equilibrio con le capacit\u00e0 del pianeta.<\/p>\n<p><strong>La realt\u00e0 dunque \u00e8 che il Sud del mondo paga per un inquinamento di cui non ha colpa<\/strong>. E lo dicono i numeri. Gli Statunitensi hanno un\u2019emissione pro capite di 16 tonnellate di carbonio, i giapponesi 9 tonnellate, gli spagnoli 5,5, gli indiani 1,8. Ma le comparazioni fra nazioni, sono sempre poco rappresentative della realt\u00e0. Gli indiani esistono come categoria politica, forse linguistica, non certo sociale, perch\u00e9 fra il paria e il maragi\u00e0 non c\u2019\u00e8 niente in comune. Socialmente parlando il paria indiano \u00e8 pi\u00f9 vicino al disoccupato europeo che al maragi\u00e0 del suo paese, come il maragi\u00e0\u00a0 \u00e8 pi\u00f9 vicino al miliardario statunitense che al paria del suo paese.<\/p>\n<p>In effetti oggi esiste una categoria di privilegiati di lingue e paesi diversi accomunati dal fatto che il loro patrimonio supera i 520 milioni di euro. Sono appena il 10 per cento della popolazione adulta mondiale, ma posseggono all\u2019incirca l\u201980 per cento della ricchezza privata\u00a0 globale. Al contrario il 50 per cento pi\u00f9 povero detiene poco pi\u00f9 dell\u20191 per cento della ricchezza esistente. Disparit\u00e0 che si riflettono anche nei livelli di inquinamento: <strong>il 10 per cento pi\u00f9 ricco \u00e8 responsabile del 49 per cento delle emissioni di anidride carbonica, il 50 per cento pi\u00f9 povero emette appena il 7 per cento<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"has-white-background-color has-text-color has-background\"><strong>Le cause \u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Potremo capire il perch\u00e9 della catastrofe sociale e ambientale solo se mettiamo a fuoco che ci troviamo in un sistema predatorio al servizio dei mercanti. La scuola non pu\u00f2 pi\u00f9 avere un atteggiamento neutro rispetto al capitalismo<\/strong> o ancor peggio farsi suo portavoce. Per onest\u00e0 deve denunciare con forza che si tratta di un sistema organizzato per permettere alle imprese di guadagnare il pi\u00f9 possibile in un\u2019ottica di accumulo. Di qui tutta la sua impostazione che fa del profitto l\u2019obiettivo individuale, del mercato la strategia di funzionamento, della crescita l\u2019obiettivo di sistema. E <strong>sono <\/strong>proprio<strong> mercato e crescita i due aspetti che stanno alla base della crisi sociale e ambientale che stiamo vivendo<\/strong>. Il mercato per la crisi sociale. La crescita per la crisi ambientale.<\/p>\n<p><strong>Il problema del mercato \u00e8 che divide la gente in due: gli utili e gli inutili<\/strong>. Gli utili sono quelli che hanno dei soldi da spendere. Gli inutili tutti gli altri. I primi li coccola, li circuisce, addirittura ha interesse ad arricchirli ancora di pi\u00f9 affinch\u00e9 possano comprare sempre pi\u00f9. I secondi, invece, li esclude, addirittura ha interesse ad impoverirli privandoli anche del poco che hanno. <strong>La categoria degli inutili si pu\u00f2 dividere ulteriormente in tre sottogruppi. Il primo \u00e8 quello degli impoveriti<\/strong>, una massa di due miliardi di persone di cui tutti si sbarazzerebbero \u00a0volentieri perch\u00e9 considerati solo zavorra. <strong>Il secondo gruppo \u00e8 quello degli sfruttati<\/strong>: braccianti, contadini e operai che stanno dentro al sistema solo come manodopera da sfruttare.<strong> Il terzo gruppo, infine, \u00e8 quello degli autosufficienti<\/strong>, gente, cio\u00e8, che\u00a0 riesce a vivere di autoproduzione senza\u00a0 entrare mai in un negozio o in un supermercato. Si tratta di piccoli contadini, pescatori, abitanti della foresta che vivono lavorando un pezzetto di terra, pescando nel mare che bagna la loro costa, raccogliendo i frutti della natura.\u00a0\u00c8 proprio contro di loro che il sistema si accanisce di pi\u00f9 perch\u00e9 se da una parte non hanno soldi per comprare, dall\u2019altra hanno la colpa di basare la propria sopravvivenza su risorse che possono essere utilizzate dai mercanti per produrre beni da vendere a ricchi consumatori lontani.<\/p>\n<p>Per convincercene basta guardare agli\u00a0indigeni dell\u2019<strong>Amazzonia<\/strong> che sono buttati fuori dalle loro foreste quando si scopre che nel loro sottosuolo ci sono dei minerali o del petrolio da saccheggiare. Basta\u00a0guardare ai pescatori delle coste africane che non riescono a pescare pi\u00f9 un pesce perch\u00e9 i grandi pescherecci stanno facendo razzia. Basta guardare ai contadini dell\u2019isola di Santo Domingo che sono derubati dei loro terreni al fine di costruirci alberghi e campi da golf per i turisti europei.<\/p>\n<p>E sono proprio questi fatti che ci permettono di dettagliare\u00a0meglio <strong>i processi di impoverimento in sei meccanismi concreti: disoccupazione, salari bassi, esproprio di terre,\u00a0 iniquit\u00e0 fiscale, cattivo uso delle risorse pubbliche, debito pubblico<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La scuola deve spiegare ai ragazzi che la logica di mercato ha la sua dose di responsabilit\u00e0 anche per ci\u00f2 che concerne il deterioramento ambientale<\/strong>.\u00a0Il collegamento risiede in due ragioni: \u00a0nel concetto di valore adottato dal mercante e nella sua ossessione per la crescita. Per quanto concerne il concetto di valore, nella logica mercantile le cose non hanno valore per il servizio che svolgono, ma per il \u00a0prezzo che hanno.<\/p>\n<p>Un francobollo da collezione, che non serve a niente, pu\u00f2 valere molto se \u00e8 molto ricercato. Al contrario gli insetti che sono fondamentali per l\u2019impollinazione sono senza valore perch\u00e9 nessuno li compra. Ed <strong>\u00e8 successo che tutto ci\u00f2 che la natura mette gratuitamente a disposizione di tutti sia stato considerato deturpabile perch\u00e9 senza valore. \u00c8 successo ai fiumi, ai mari, all\u2019aria. L\u2019alternativa \u00e8 l\u2019affermarsi della cultura dei beni comuni che i ragazzi dovrebbero assorbire fin da quando siedono nei banchi di scuola<\/strong>.<\/p>\n<p>Oltre che per il disprezzo per i beni comuni, l\u2019ambiente \u00e8 stato aggredito dal sistema mercantile anche per l\u2019ossessione che ha per la crescita. L\u2019obiettivo del mercante \u00e8 poter vendere sempre di pi\u00f9 in modo da guadagnare sempre di pi\u00f9, in una corsa senza fine. Ed \u00e8 successo che \u00a0l\u2019aumento della produzione e l\u2019aumento dei consumi siano diventati obiettivo di sistema. Lo dimostra la venerazione che il sistema ha per <strong>il PIL<\/strong>, il prodotto interno lordo, che <strong>\u00e8 diventato l\u2019alfa e l\u2019omega della nostra societ\u00e0<\/strong>. Gli economisti, brava gente, fantasticano di produzione e ricchezza, consumi e investimenti, come se gli oggetti fossero fatti di niente. Ma bench\u00e9 ci vantiamo di avere oltrepassato il confine dell\u2019immaterialit\u00e0, ogni europeo consuma mediamente 16 tonnellate di materiali all\u2019anno che diventano 51 se consideriamo il loro zaino ecologico, ossia i detriti e i rifiuti lasciati lungo le filiere produttive. Oggi anche i paesi che erano stati lasciati ai margini vogliono seguire lo stesso percorso produttivo dei vecchi paesi industrializzati e la pressione sul pianeta si fa sempre pi\u00f9 pesante, come dimostra l\u2019esaurimento delle risorse e l\u2019accumulo dei rifiuti. Un dato per tutti \u00e8 il consumo di terra fertile, ossia l\u2019impronta ecologica. <strong>Il pianeta terra dispone di 12 miliardi di ettari di terra fertile, ma l\u2019umanit\u00e0 ha ormai raggiunto un livello di consumi che richiedono 20 miliardi di ettari di terra fertile<\/strong>. La dimostrazione chiara che un pianeta non ci basta pi\u00f9. Ce ne serve almeno uno e mezzo e\u00a0 se non ci accorgiamo dell\u2019anomalia \u00e8 solo perch\u00e9 il deficit si manifesta sotto forma di accumulo di anidride carbonica. Il sistema si ostina a non voler riconoscere che il Pianeta terra \u00e8 di dimensioni finite e continua a parlare di crescita infinita, ma la scuola deve informare i ragazzi\u00a0che non si pu\u00f2 inseguire la crescita infinita in un mondo finito.<\/p>\n<p class=\"has-white-background-color has-text-color has-background\"><strong>Le prospettive<\/strong><\/p>\n<p>Le problematiche che abbiamo davanti sono gravi e complesse e chiedono di intervenire su vari piani. Prima di tutto quello delle riforme, che vuol dire apportare correttivi ai singoli meccanismi che regolano l\u2019economia, i rapporti di lavoro, il sistema fiscale, la distribuzione delle terre.<\/p>\n<p>Molte riforme a favore dei pi\u00f9 poveri debbono avvenire all\u2019interno dei loro paesi, il che potrebbe indurci a credere di non poter fare niente a favore degli oppressi che vivono fuori dai nostri confini nazionali. Ma<strong> la scuola dovrebbe spiegare ai ragazzi che i governi operano all\u2019interno di una rete di accordi internazionali sui quali possiamo e dobbiamo intervenire<\/strong>. Penso prima di tutto all\u2019Organizzazione Mondiale del commercio, che stabilisce le regole internazionali del commercio.<\/p>\n<p>Oggi sono pensate unicamente per favorire le grandi imprese nella logica della concorrenza e il risultato \u00e8 stato una globalizzazione selvaggia che ha messo tutti i lavoratori del mondo uno contro l\u2019altro: quelli italiani contro quelli polacchi, quelli spagnoli contro quelli bengalesi,\u00a0tutti pronti a vendersi per un salario pi\u00f9 basso in modo da conquistare il lavoro tanto agognato. Ma da che parte stia l\u2019<strong>Organizzazione Mondiale del Commercio<\/strong> lo abbiamo visto anche di recente per la questione brevetti.\u00a0La richiesta di India e Sudafrica di sospendere i brevetti per permettere anche ai paesi pi\u00f9 poveri di poter produrre i <strong>vaccini anti Covid <\/strong>senza pagare royalties non \u00e8 stata accolta per non compromettere i profitti delle multinazionali farmaceutiche che tra l\u2019altro avevano potuto fare ricerca grazie a una montagna di miliardi ricevuti a fondo perduto dai nostri governi.<\/p>\n<p>Per quanto possa sembrare difficile, dobbiamo impegnarci per sostituire le regole commerciali attuali, con altre che pongono al primo posto la dignit\u00e0 del lavoro, la difesa dei piccoli produttori, la difesa della salute, la difesa della natura. E volendo continuare con le relazioni economiche, un altro ambito da gestire in maniera diversa \u00e8 quella del <strong>debito <\/strong>che i governi del Sud del mondo hanno nei confronti di banche e governi del Nord. Una cifra stimabile in 5mila miliardi di dollari che tutti gli anni provoca un\u2019emorragia di 320 miliardi solo per interessi. <strong>Cos\u00ec il Sud del mondo arricchisce il Nord<\/strong>, mentre \u00e8 incapace di garantire ai propri cittadini sanit\u00e0, istruzione, elettrificazione. <strong>La scuola dovrebbe allearsi con la societ\u00e0 civile che chiede la\u00a0cancellazione del debito almeno dei paesi pi\u00f9 poveri<\/strong>. La cancellazione del debito dovrebbe rappresentare la prima forma di cooperazione dei paesi ricchi a vantaggio di quelli poveri. <strong>Cooperazione<\/strong> che nonostante i ripetuti appelli delle Nazioni Unite di portarla almeno allo 0,7 per cento del Pil, in realt\u00e0 \u00e8 fermo a una media dello 0,30 per cento. Il tutto mentre le spese militari continuano a crescere.<\/p>\n<p>Potremmo continuare a fare l\u2019elenco di ci\u00f2 che va cambiato a livello internazionale citando la necessit\u00e0 di condurre una lotta seria ai <strong>paradisi fiscali<\/strong> che permettendo a imprese e ricchi facoltosi di nascondervi le proprie ricchezze procurano \u00a0\u00a0una perdita complessiva ai governi del mondo, di circa \u00a0400 miliardi sotto forma di mancato gettito fiscale.<\/p>\n<p>Intanto <strong>c\u2019\u00e8 un altro accordo internazionale di grande attualit\u00e0 che dobbiamo fare di tutto affinch\u00e9 venga rispettato. Un accordo molto sostenuto dai giovani come mostra il movimento Fridays for future, dimostrando una volta tanto che i giovani sono pi\u00f9 avanti degli adulti e della scuola stessa. Si tratta dell\u2019accordo sul clima siglato a Parigi nel 2015, che impegna tutti gli stati del mondo a ridurre le emissioni di anidride carbonica<\/strong> in misura sufficiente ad impedire alla temperatura terrestre di crescere oltre 1 grado e mezzo rispetto ai livelli preindustriali. Accordo fondamentale perch\u00e9 i cambiamenti climatici sono una minaccia gravissima per il genere umano e in particolare per quello pi\u00f9 povero che abita nelle zone a maggior rischio di cambiamento.<\/p>\n<p>Nel contempo, per\u00f2, dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola riduzionista di chi vuole farci credere che la crisi climatica sia il solo problema che abbiamo da un punto di vista ambientale.\u00a0 Una posizione molto comoda per il sistema perch\u00e9 gli permette di farci credere che la sostenibilit\u00e0 sia solo una questione di tecnologia. A suo dire, basta cambiare modo di ottenere energia elettrica e basta sostituire le auto a motore con quelle elettriche ed abbiamo ritrovato la sostenibilit\u00e0. Ma come abbiamo visto, <strong>la crisi ambientale \u00e8 molto pi\u00f9 profonda del solo accumulo di anidride carbonica<\/strong>. \u00c8 una crisi a tutto tondo che si manifesta sotto forma di eccesso di tutti i rifiuti e di scarsit\u00e0 di tutte le risorse. Il che obbliga noi opulenti a scegliere quale tipo di sostenibilit\u00e0 vogliamo perseguire: se quella dell\u2019apartheid che destina le poche risorse\u00a0\u00a0 esistenti al consumismo di pochi o quella dell\u2019equit\u00e0 che privilegia i diritti per tutti.<\/p>\n<p><strong>Simbolicamente la scelta \u00e8: auto elettrica per una minoranza o beni e servizi fondamentali per tutta l\u2019umanit\u00e0? <\/strong>Se scegliamo la prima strada, basta un cambio di tecnologia, ma dobbiamo prepararci a vivere in un mondo sempre pi\u00f9 guerreggiato perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 da attendersi che i depredati accettino supinamente i nostri soprusi. Se invece scegliamo la strada dell\u2019equit\u00e0, come mi auspico, allora dobbiamo fare un cambio molto pi\u00f9 profondo: dobbiamo fare un salto di paradigma. Fondamentalmente <strong>dobbiamo passare da un sistema tutto orientato alla crescita ad un sistema che accetta il senso del limite<\/strong>. E pur producendo e consumando di meno\u00a0 permetta a tutti di vivere dignitosamente nella piena inclusione lavorativa. Sfida che possiamo vincere solo se cambiamo in profondit\u00e0 alcune nostre concezioni e convinzioni.<\/p>\n<p>Prima di tutto quella di benessere, che oggi tendiamo a configurare esclusivamente con i beni materiali ignorando del tutto il soddisfacimento della nostra dimensione affettiva, spirituale e sociale. Ma dobbiamo rivedere anche il ruolo mercato a cui abbiamo assegnato addirittura la funzione di\u00a0centro gravitazionale dimenticando che il mercato oltre a essere discriminatorio \u00e8 la causa prima del paradigma della crescita che ci sta conducendo alla rovina.<\/p>\n<p><strong>In una logica di equit\u00e0 dovremo recuperare il senso del collettivo, di solidariet\u00e0 e di gratuit\u00e0<\/strong>, perch\u00e9 solo la gratuit\u00e0 permette anche ai deboli e ai nullatenenti\u00a0 di avere ci\u00f2 di cui hanno bisogno. E per finire <strong>dovremo ripensare il lavoro che oggi concepiamo solo in una logica di lavoro salariato finendo per essere tutti partigiani della crescita in nome dell\u2019occupazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Ecco dunque il grande compito della scuola: formare non solo persone consapevoli dei problemi esistenti, con sufficiente conoscenza dei meccanismi tale da saperli modificare, ma anche persone con la capacit\u00e0 di pensare in modo nuovo affinch\u00e9 sappiano immaginare un\u2019altra economia, finalmente fondata su equit\u00e0, rispetto e sostenibilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Gesualdi A Barbiana ho imparato che il compito della scuola \u00e8 formare cittadini sovrani. 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