{"id":150445,"date":"2022-02-07T23:24:34","date_gmt":"2022-02-07T22:24:34","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=150445"},"modified":"2022-02-07T23:24:34","modified_gmt":"2022-02-07T22:24:34","slug":"mattadraghismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2022\/02\/07\/mattadraghismo\/","title":{"rendered":"Mattadraghismo"},"content":{"rendered":"<p>di Giovanni Russo Spena &#8211;<\/p>\n<p>La settimana parlamentare quirinalizia induce ad alcune riflessioni che hanno valenza strategica per l\u2019incidenza sugli assetti istituzionali e sociali italiani. La rielezione del presidente Mattarella ha generato un ampio sospiro si sollievo da parte di chi fremeva di fronte ad un mediocre spettacolo di ingovernabilit\u00e0. Analizziamo, per\u00f2, alcuni rilevanti problemi aperti. Partiamo, innanzitutto, dalla lettera dell\u2019articolo 85 della Costituzione: \u201d il Presidente della Repubblica \u00e8 eletto per sette anni\u201d. La Costituzione non prevede, quindi, anche se non esclude, un secondo mandato. Anche il costituzionalista Mattarella ha sempre sostenuto questa tesi. Aveva, infatti, in una prima fase ripetutamente rifiutato la proposta di rielezione; accettata, poi, per una superiore \u201cragion di Stato\u201d. I costituzionalisti si sono divisi sulla conformit\u00e0 alla Costituzione del secondo mandato. Al contrario di Pallante e, parzialmente, di Azzariti, il presidente del Comitato Difesa Costituzione Massimo Villone scrive testualmente:\u201d la Costituzione non pone alcun divieto e sarebbe sbagliato pensare che la mancata previsione sia una disattenzione dei costituenti. Fu una scelta voluta. Lo dimostra la inclusione nel testo originario dell\u2019articolo 88 del semestre bianco, che aveva senso solo assumendo la rielezione come possibile. E non c\u2019\u00e8 uno \u201cspirito\u201d dei costituenti che indichi il contrario\u201d. Io ritengo, comunque, che, nell\u2019impianto del sistema costituzionale italiano, quattordici anni di mandato siano eccessivi, sono un inedito istituzionale. Dobbiamo considerare la rielezione di Mattarella una eccezione, quindi. Corriamo il rischio che, dopo l\u2019episodio Napolitano, l\u2019eccezione diventi infausta regola? Credo che occorra vigilanza democratica affinch\u00e9 questo no avvenga. Lo stesso Mattarella aveva parlato di un ulteriore settennato come di una \u201csgrammaticatura costituzionale\u201d; il presidente della Repubblica non deve diventare un oligarca democratico. Un aspetto di queste elezioni da ricordare \u00e8 il ruolo pi\u00f9 attivo, rispetto al recente passato , assunto dai singoli parlamentari; spesso in contrasto con i dirigenti dei propri partiti. Un positivo sussulto di dignit\u00e0. Anche se parziale e fievole. Pensiamo al fatto che sono state sconfitte le due autocandidature, che hanno per giorni bloccato il Parlamento: quella grottesca ed improbabile di Berlusconi; e quella di Draghi, che ho sempre contrastato per motivi politici ma anche profondamente costituzionali. L\u2019elezione di Draghi ci avrebbe fatto scivolare, in maniera confusa e surrettizia, verso una forma di quinta repubblica gollista. Draghi pretendeva, a mio avviso, che le regole costituzionali si adattassero alle sue ambizioni presidenziali. Se fosse stato eletto presidente della Repubblica avrebbe preteso che un altro \u201ctecnico\u201d(di fatto da lui nominato) diventasse presidente del Consiglio. Un governo tecnocratico\/oligarchico che avrebbe distrutto la dialettica politica e avrebbe reso la politica ancella dei poteri economici e finanziari. Draghi avrebbe realizzato un iperpresidenzialismo di fatto senza regole, controlli, bilanciamenti. Vi \u00e8, poi, un dato fondamentale. L\u2019articolo 87 della Costituzione recita:\u201d Il Presidente della Repubblica \u00e8 il Capo dello Stato e rappresenta l\u2019unit\u00e0 nazionale\u201d. Draghi sarebbe stato, invece, capo di una coalizione, cio\u00e8 di una maggioranza; un presidente di parte. Aggiungo una osservazione che sembra collaterale ma che, invece, \u00e8 centrale in una societ\u00e0 mediatica e tecnologica in cui la velocit\u00e0 dell\u2019informazione diventa formazione di senso comune e di immaginario collettivo. Ho visto in azione una perfida campagna mediatica, di stampo tecnocratico\/liberista, tesa a screditare , con strumentale disprezzo, l\u2019istituto stesso della democrazia parlamentare. Utilizzando strumentalmente la reale debolezza del sistema politico ( per lo meno trentennale, generato spesso dal sistema elettorale maggioritario) e la profonda crisi della rappresentanza politica, la stampa e i mass media, quasi unanimi, hanno presentato come un vile mercato la ricerca parlamentare del nuovo Presidente della Repubblica. Si \u00e8 finto, da parte di mass media liberisti, di non comprendere che la democrazia \u00e8 anche lentezza, \u00e8 arricchita da confronti, scontri, mediazioni. E\u2019 la legalit\u00e0 costituzionale italiana. Dopo quante elezioni, chiedo provocatoriamente, \u00e8 stato eletto Pertini, un presidente amatissimo dalle Italiane e Italiani? Questa campagna mediatica, a mio avviso, tende al fondo a convincere l\u2019opinione pubblica, gli umori profondi della nazione, che \u00e8 urgente un mutamento radicale della Costituzione. A partire dall\u2019introduzione dell\u2019elezione diretta popolare del Presidente della Repubblica. Sarebbe uno stravolgimento anche di tutta la prima parte della Costituzione, cio\u00e8 gli articoli che determinano i fondamenti della nostra formazione sociale, dei valori nati dalla Resistenza. A nessuno, infatti, sfugge quali e quanti sarebbero i poteri, anche esecutivi, di un presidente eletto dal popolo. Non agito uno spettro vacuo o solo eventuale. Gi\u00e0 le destre, compatte(ma anche settori del centrosinistra e, soprattutto, settori confindustriali), hanno approntato e presentato proposte di legge costituzionali. La Meloni e le destre fonderanno su questo progetto la propria campagna elettorale. Non mi pare che, nel centrosinistra, vi siano antidoti sufficienti, convinzioni forti per opporsi alle destre. La settimana delle elezioni quirinalizie ha evidenziato la profonda crisi del sistema politico. Dovuta certamente all\u2019egemonia esercitata dall\u2019economia, dai processi di accumulazione, dalla formazione delle catene del valore all\u2019interno delle tragiche convulsioni della globalizzazione liberista, che fanno emergere conflitti molto aspri intorno alla competitivit\u00e0: tra aziende, tra macroterritori, tra Stati. Questo contesto, come protesi istituzionale, ha creato trenta anni di bipolarismo e di sistema maggioritario che hanno dissolto la rappresentanza politica. Non a caso sono entrate in crisi coalizioni formate da forze eterogenee e tra loro competitive, che si sono messe insieme solo per governare o per ragioni di potere. Coalizioni costruitesi solo per accaparrare voti. Questa settimana \u00e8 stata una lezione severa per i partiti. Occorre, ora, un profondo cambiamento di rotta. Credo sia essenziale discutere molto presto, in Parlamento, una legge proporzionale; una legge che faccia eleggere i parlamentari dalle cittadine e dai cittadini. Prima delle prossime elezioni ; soprattutto dopo la pessima riduzione lineare del numero dei parlamentari. Solo la proporzionale \u00e8, infatti, lo \u201cspecchio del paese\u201d, come la chiamava Togliatti. Senza premi di maggioranza, leggi \u201ctruffa\u201d, voti \u201cutili\u201d. Dobbiamo ritornare al principio fondativo \u201cuna testa, un voto\u201d. Solo la democrazia proporzionale permetter\u00e0 ai partiti di affrontare la propria crisi. Sollevo un ultimo punto di prospettiva: bisogna approvare, finalmente, la legge attuativa dell\u2019articolo 49 della Costituzione (\u201d tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale \u201c. E occorrer\u00e0 rivedere la normativa sul finanziamento pubblico dei partiti, distrutto goffamente dal populismo reazionario che ha accentuato gli aspetti predatori e privatistici di partiti di cartapesta. La democrazia rappresentativa pu\u00f2 essere rilanciata solo da una dialettica forte con la democrazia diretta , con l\u2019autogoverno, con l\u2019autorappresentazione popolare. La rielezione di Mattarella, in definitiva, non mi sembra porter\u00e0 stabilit\u00e0. Rischia, invece, di portare conservazione. Credo che, per paradosso, vivremo mesi di grande instabilit\u00e0, scomposizioni e ricomposizioni partitiche. Anche, forse, scissioni di partiti. A me non dispiace l\u2019instabilit\u00e0. A patto che cresca , nella societ\u00e0, un movimento di massa che dia vita anche ad una nuova forza di sinistra anticapitalista, unitaria e plurale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Russo Spena &#8211; La settimana parlamentare quirinalizia induce ad alcune riflessioni che hanno valenza strategica per l\u2019incidenza sugli assetti istituzionali e sociali italiani. 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