{"id":150823,"date":"2022-02-16T19:43:40","date_gmt":"2022-02-16T18:43:40","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=150823"},"modified":"2022-02-16T19:43:40","modified_gmt":"2022-02-16T18:43:40","slug":"tutta-unaltra-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2022\/02\/16\/tutta-unaltra-storia\/","title":{"rendered":"Tutta un\u2019altra storia"},"content":{"rendered":"<p>Noi, sottoscrittori di questo testo, abbiamo scelto di praticare le scienze sociali anche e soprattutto per la loro capacit\u00e0 di produrre sapere critico e di mettere a nudo le conseguenze nefaste delle strategie egemoniche. Ci\u00f2 che abbiamo lungamente studiato, tutto il sapere prodotto dalle nostre discipline nell\u2019ultimo secolo e mezzo, ci ha costruiti nelle menti e nei corpi. <strong>Oggi sentiamo una contraddizione lacerante tra la potenzialit\u00e0 delle scienze sociali di decostruire la narrativa emergenziale, e la loro mancata applicazione a quella che viviamo come una svolta repressiva di proporzioni storiche. <\/strong><\/p>\n<p>Ci sembra evidente ormai che la gestione pandemica sia stata improntata fin da subito al <strong>primato del profitto e all\u2019uso sistematico della violenza<\/strong> materiale e simbolica \u2013 soprattutto mediatica e istituzionale, ma anche militare \u2013 nei confronti della popolazione. La governamentalit\u00e0 pandemica si \u00e8 dispiegata attraverso l\u2019uso politico dei sentimenti di paura e angoscia, con l\u2019abbandono al contempo dei malati e della sanit\u00e0 territoriale, l\u2019incertezza esistenziale dovuta al continuo mutamento del panorama normativo, la spettacolarizzazione della morte, la militarizzazione del territorio, l\u2019ampliamento della violenza strutturale e della diseguaglianza economica, l\u2019ulteriore concentrazione del potere militare e finanziario, e la diffusione di <strong>forme odiose e perniciose di controllo e discriminazione.<\/strong><\/p>\n<p>A fronte delle trasformazioni radicali indotte da queste politiche nelle relazioni sociali e nella vita quotidiana degli individui, la macchina amministrativa e burocratica della governance neoliberista non ha mai rallentato, anzi, si \u00e8 fatta ancor pi\u00f9 schiacciante. Una valanga di regolamenti, circolari, adempimenti, richieste, form, moduli, si \u00e8 riversata su ogni ambito della vita pubblica, compresa l\u2019universit\u00e0, facendo aumentare ulteriormente la quota di lavoro descritta da David Graber come <em>bullshit jobs.<\/em> In Italia questa gestione autoritaria ha raggiunto il suo apice <strong>con l\u2019introduzione del green pass e la progressiva diffusione dell\u2019obbligo vaccinale<\/strong>, a fronte dei dubbi che milioni di cittadini avevano e hanno di fronte a questi vaccini. Le critica e il dissenso sono sparite di fronte a una insistente retorica morale in cui il politicamente corretto e l\u2019appello emergenziale all\u2019unit\u00e0 nazionale si sono sostituiti alla ragione e alla dialettica.<\/p>\n<p>Tuttavia, con l\u2019inizio di una nuova ondata di restrizioni a febbraio del 2022, sarebbe importante riconoscere pubblicamente che <strong>le politiche portate avanti finora <\/strong>(lockdown selettivi, controlli armati, zone a colori, tracciamento, green pass, obbligo vaccinale) non hanno avuto l\u2019effetto annunciato sul contenimento del contagio \u2013 i dati ufficiali pongono l\u2019Italia tra le nazioni con la pi\u00f9 alta percentuale di morti attribuiti al Covid-19 da inizio pandemia \u2013 ma <strong>hanno avuto invece conseguenze devastanti sul tessuto sociale e politico del Paese.<\/strong> Il presupposto di una gestione pandemica che non ha precedenti nella storia umana, ovvero l\u2019idea che l\u2019umanit\u00e0 iper-tecnologica del terzo millennio abbia gli strumenti per tracciare e debellare un virus contagioso, si \u00e8 rivelata una fallace illusione di superba onnipotenza.<\/p>\n<p>Oggi che i contagi sono totalmente fuori controllo, mantenere le misure adottate negli ultimi due anni, anzi sperimentare forme di segregazione sociale inedite per i non vaccinati, come si sta facendo in questi ultimi mesi, \u00e8 ingiustificato e pericoloso, frutto di un perverso accanimento senza alcuna motivazione sanitaria. <strong>Il fallimento degli obiettivi annunciati viene nascosto con la riproposizione della logica del capro espiatorio:<\/strong> prima erano i runner, i bambini, gli asintomatici, i cinesi, i migranti, i no-mask, i \u201cnegazionisti\u201d; oggi sono, per tutti, i no-vax, categoria stereotipata e generica, in cui si include addirittura chi non ha aggiornato le vaccinazioni nei tempi previsti, sempre variabili, e contro la quale sono state scatenate <strong>vere e proprie campagne d\u2019odio mediatico promosso istituzionalmente<\/strong>, che stanno producendo profonde scissioni e infinito dolore nel corpo sociale.<\/p>\n<p>Sembra essere in azione una vera e propria stregoneria epistemologica, capace da un lato di deformare parole, numeri, analisi per continuare a difendere ciecamente un\u2019impostazione coercitiva spinta al punto da non poter ammettere alcun ripensamento, dall\u2019altro di trasformare ogni critica \u2013 per quanto autorevole e disciplinarmente fondata \u2013 in complottismo, ignoranza, \u201canalfabetismo funzionale\u201d, addirittura fascismo. <strong>L\u2019accusa di essere fascisti \u00e8 stata costruita per dipingere in modo disprezzante e fuori dal registro morale della nazione chiunque si opponga o anche solo ponga interrogativi.<\/strong> Riteniamo invece che i diritti difesi dalla Costituzione antifascista siano stati e siano messi a rischio da quelle stesse persone che hanno abdicato al dubbio e hanno urlato all\u2019allerta antifascista. Il regime autoritario non \u00e8 certo rappresentato da piazze composite e popolate, bens\u00ec da <strong>un governo di unit\u00e0 nazionale direttamente designato dalle \u00e9lite finanziarie mondiali<\/strong> che gradualmente ma violentemente sta spezzando ogni libert\u00e0 civile per poi insinuarsi nel corpo sociale con il virus del controllo reciproco, della diffidenza, del sospetto, del pensiero unico e della delazione. <strong>Tutta un\u2019altra storia, insomma<\/strong>.<\/p>\n<p>I<strong> rappresentanti politici hanno evocato la strage in continuazione, fomentando intenzionalmente la paura come strumento per la costruzione del consenso.<\/strong> Questa necro-narrazione \u00e8 stata utilizzata dallo stesso presidente Draghi, che il 22 luglio 2021 sostenne la campagna vaccinale affermando che l\u2019appello a non vaccinarsi \u00e8 un appello a morire; non ti vaccini, contagi, muori, o fai contagiare e fai morire. \u00c8 sorprendente che tra i numerosi colleghi che hanno lavorato per decenni su biopolitica e necropolitica, pochi li abbiano associati ai dispositivi terrorifici e di grande presa sull\u2019inconscio collettivo quale il \u201ccodice nero\u201d, il limite di occupazione delle terapie intensive dopo il quale i medici sarebbero costretti a decidere chi curare e chi lasciar morire. La sua applicazione \u00e8 stata ventilata a dicembre 2021, quando l\u2019occupazione delle terapie intensive era ben sotto le soglie di emergenza.<\/p>\n<p><strong>Ci sembra evidente che il dibattito pubblico sia stato sistematicamente e intenzionalmente bloccato attraverso la continua riattualizzazione del trauma collettivo vissuto a marzo 2020<\/strong>, la cui icona sono i camion della Protezione Civile nel bergamasco carichi di cadaveri. Se l\u2019obiettivo delle politiche fosse stato il benessere della popolazione, il dolore e la paura collettiva prodotta allora avrebbero dovuto essere integrati, stemperati e compensati con un\u2019attenta comunicazione pubblica. Invece la violenza verbale dei rappresentanti delle istituzioni \u00e8 stata tesa a mascherare decenni di politiche neoliberiste che hanno amplificato la crisi dei fondamenti sociali del mondo odierno.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Malattia nella societ\u00e0 o societ\u00e0 malata? <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019antropologia medica insegna che qualunque processo di gestione della malattia, sin dalla sua definizione, ha un implicito ideologico, radicato nel sistema cosmologico e negli assunti culturali di riferimento. La gestione del Covid-19 non \u00e8 stata da meno. A prescindere dalla sua realt\u00e0 fenomenica e quantitativa, <strong>essa si \u00e8 dimostrata l\u2019occasione per un\u2019epocale ristrutturazione dei rapporti di produzione e una riplasmazione delle relazioni sociali mediante un\u2019accelerazione delle torsioni autoritarie con cui \u00e8 avanzato il capitalismo negli ultimi quattro decenni.<\/strong> Questo aspetto si nota sia nelle modalit\u00e0 con le quali sono state gestite le restrizioni al movimento, sia per come \u00e8 stata portata avanti la campagna vaccinale, con l\u2019obiettivo primo e ultimo di far riprendere produzione e consumi.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo perseguito \u00e8 stato quello di non fermare la macchina, di non danneggiare il profitto privato su grande scala: nel pieno dell\u2019emergenza, quando i runner erano perseguitati con i droni in diretta televisiva e i piccoli negozianti costretti a chiudere, <strong>non hanno mai chiuso i cancelli delle grandi fabbriche del nord legate a Confindustria,<\/strong> gi\u00e0 principale responsabile della mancata chiusura delle fabbriche della Val Seriana, uno dei focolai iniziali del Covid-19. Ma che il green pass avesse un ruolo immediato nella regolamentazione del rapporto tra le classi era chiaro sin da quando un rappresentante della principale organizzazione imprenditoriale italiana ha dichiarato che <strong>i non vaccinati erano i disertori di una guerra che solo la tenuta democratica consentiva di non fucilare al muro<\/strong>. Sul piano materiale, il green pass ha consentito di evitare cause per infortuni sul lavoro nel caso di contagio. Sul piano pi\u00f9 generale e politico, ha prodotto un dispositivo distopico che aumenta il controllo sulla vita di lavoratori e lavoratrici, offrendo un ulteriore strumento di minaccia nelle mani dei datori di lavoro. Chi e quando decider\u00e0 che la fase di \u201cemergenza\u201d sar\u00e0 passata? Le politiche emergenziali, in particolare il green pass, saranno ritirate o funzioneranno come un dispositivo di controllo e di governo che verr\u00e0 riattivato periodicamente?<\/p>\n<p>Molte organizzazioni e movimenti di sinistra si sono impegnate a elaborare manifesti, programmi, proposte, affinch\u00e9 la diffusione del Covid-19, con i lutti e le sofferenze che ha portato, servisse da insegnamento: la pericolosit\u00e0 della malattia, infatti, \u00e8 legata non solo alle caratteristiche del virus, <strong>ma anche allo stato di salute delle nostre societ\u00e0 occidentali, e avrebbe permesso di ripensare in chiave collettiva l\u2019intera gestione della salute pubblica. <\/strong>Anzitutto, \u00e8 stato chiaro da subito che il Covid-19 ha effetti molto pi\u00f9 gravi in persone affette da malattie non trasmissibili come ipertensione, obesit\u00e0, diabete, malattie croniche cardiovascolari, respiratorie e tumorali, diffuse soprattutto nei paesi del Nord del mondo. In secondo luogo, l\u2019azione del virus \u00e8 potenziata dall\u2019inquinamento e in particolare dall\u2019esposizione al particolato ultrafine presente nell\u2019atmosfera. In terzo luogo, <strong>il colossale spostamento di risorse dalla sanit\u00e0 pubblica a quella privata, <\/strong>accelerato proprio dalla pandemia, ha reso molto pi\u00f9 difficile l\u2019accesso e la protezione della salute soprattutto delle categorie pi\u00f9 fragili della popolazione.<\/p>\n<p>L\u2019illusione era che le classi dirigenti \u2013 politiche, imprenditoriali, mass media \u2013 finalmente rimediassero ai danni prodotti da decenni di inquinamento legale e di tagli alla spesa pubblica, cos\u00ec come dall\u2019affidamento ai privati di crescenti fette di welfare, ad esempio rendendo le scuole capaci di operare nel nuovo contesto, aumentando le dotazioni di trasporto pubblico, riducendo l\u2019inquinamento atmosferico. Due anni dopo questa illusione si \u00e8 rivelata fallace. <strong>Le politiche sono andate in una direzione completamente differente;<\/strong> la spesa pubblica italiana in sanit\u00e0 \u00e8 ancora molto al di sotto della media europea, il PNRR prevede che scender\u00e0 ancora dopo l\u2019aumento del 2021, mentre il processo di privatizzazione sta diventando sempre pi\u00f9 strutturale.<\/p>\n<p>Quello che qui ci interessa notare \u00e8 una contraddizione ulteriore: se il sistema sanitario nazionale era nato \u2013 in particolare nelle sue esperienze pi\u00f9 avanzate e consapevoli \u2013 con l\u2019idea che <strong>un elemento imprescindibile della salute fosse costituito dalla democrazia e dalla partecipazione delle comunit\u00e0<\/strong>, oltre che (e pi\u00f9 che) dall\u2019utilizzo massiccio di farmaci, l\u2019approccio governativo al contenimento della crisi sanitaria ha avuto caratteristiche opposte. Non si \u00e8 puntato sul \u201ccoinvolgimento\u201d partecipativo dei territori, non si \u00e8 posta attenzione alle disuguaglianze sociali. Al contrario, con l\u2019introduzione del green pass la promozione della \u201csalute\u201d \u00e8 stata perseguita esclusivamente attraverso misure che avrebbero dovuto limitare la circolazione del virus attraverso la compressione del diritto alla mobilit\u00e0 e al lavoro per milioni di persone: esattamente l\u2019opposto dell\u2019idea di salute come partecipazione democratica e lotta alle disuguaglianze sociali. Tra il definanziamento del sistema sanitario pubblico e utilizzo di strumenti di controllo sociale come il green pass vi sono nessi sia teorici sia concreti: da un lato, le difficolt\u00e0 del sistema sanitario pubblico \u2013 dovute anche ad anni di tagli \u2013 sono la giustificazione per l\u2019utilizzo di strumenti di controllo (\u201c\u00e8 necessario evitare di intasare le terapie intensive\u201d); dall\u2019altro lato, <strong>il green pass scarica sui cittadini la responsabilit\u00e0 della diffusione del contagio piuttosto che chiamare in causa le scelte terapeutiche nazionali e l\u2019efficacia degli ospedali. <\/strong><\/p>\n<p>Le misure di gestione del Covid-19 riescono a mantenere una loro legittimit\u00e0 perch\u00e9 non vengono mai contrapposte a un\u2019analisi esaustiva della loro iatrogenesi, ovvero dei loro <strong>effetti collaterali nocivi:<\/strong> medici (ritardi cronici nelle analisi diagnostiche, negli interventi chirurgici, complicazioni dovute alla paura a recarsi in ospedale, effetti collaterali dei vaccini, ecc.); psicologici (aumento vertiginoso dei casi di depressione e ansia, soprattutto nelle fasce di et\u00e0 pi\u00f9 giovani, diffusione della percezione di chi ci sta accanto come una potenziale fonte di contagio, ecc.); sociali (produzione di disoccupazione e povert\u00e0, strozzamento delle piccole attivit\u00e0 produttive e commerciali, odio sociale e discriminazione), politici (continue sospensioni arbitrarie di diritti costituzionali, introduzione di inediti sistemi di controllo digitali di massa, stigmatizzazione del dissenso.); epistemologici (fidelizzazione obbligatoria di ricercatori e accademici, derisione pubblica di ogni posizione critica, ecc.).<\/p>\n<p><strong>L\u2019uso intenzionale della violenza frantuma la resistenza psico-fisica dei soggetti e produce adesione alla cosmovisione del torturatore. <\/strong>Come societ\u00e0, siamo stati violentati al punto che adesso sembra impossibile immaginare un diverso modello di gestione della crisi sanitaria da Covid-19. Eppure, risposte intelligenti e praticabili alla crisi pandemica sono state avanzate da molte realt\u00e0 (di ricerca, di azione sociale, di attivismo politico) fin dalla tarda primavera 2020. Una diversa gestione della crisi \u2013 una gestione non violenta \u2013 era possibile fin dall\u2019inizio e avrebbe avuto tutt\u2019altri risultati.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Per un modello non-violento di salute pubblica<\/strong><\/p>\n<p>Come etnografi, in questi due anni abbiamo dovuto restare lontani dalle popolazioni che molti di noi hanno frequentato a lungo, ai quattro angoli del mondo. Che ne \u00e8 stato di loro, in questa situazione? In 70 paesi del mondo 370 milioni di persone appartenenti alle popolazioni cosiddette \u201cindigene\u201d sono stati investiti dello stesso modello che \u00e8 stato imposto a noi maggioranze occidentali: l\u2019onda d\u2019urto della narrazione pandemica \u00e8 stata globale. <strong>Le misure di isolamento e distanziamento presso popolazioni che praticano la socialit\u00e0 di gruppo hanno prodotto un aumento della fragilit\u00e0 e della dipendenza;<\/strong> la violenza della gestione pandemica ha accelerato lo sconvolgimento dei sistemi alimentari e il travolgimento delle medicine locali; ha causato l\u2019interruzione del lavoro (che spesso consiste in servizi informali e alla persona) e la difficolt\u00e0 di ricevere e aggiornare informazioni culturalmente adeguate e nelle lingue locali; ha indotto isolamento e alienazione. In questo modo, si sono ulteriormente aggravate le disparit\u00e0 di salute legate a zone di origine, status economico e impatto della colonizzazione, mentre la \u201ccattiva sorveglianza\u201d veniva esacerbata con pestaggi, multe eccessive e carcere. Con l\u2019attenzione dei governi concentrata solo sulla pandemia, diversi attori ne hanno approfittato per realizzare attivit\u00e0 minacciose per molte popolazioni fra cui la dis-istituzionalizzazione delle riserve, l\u2019occupazione di terre indigene, l\u2019intensificazione delle attivit\u00e0 estrattive, il maltrattamento dei migranti, l\u2019aumento delle appropriazioni di terre (land grabbing).<\/p>\n<p>Tuttavia, in molti luoghi <strong>le popolazioni si sono autorganizzate e hanno trovato soluzioni autonome alla crisi:<\/strong> dall\u2019autoproduzione dei dispositivi di protezione all\u2019uso di rimedi medicinali locali per rafforzare l\u2019immunit\u00e0 delle persone e della comunit\u00e0. In Chiapas, la risposta alla pandemia ha comportato una dichiarazione di allarme rosso di alcune comunit\u00e0 sotto il comando dell\u2019Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, in cui nessuno poteva pi\u00f9 entrare o uscire, e chi rientrava nella propria comunit\u00e0 da zone turistiche era obbligato a osservare un periodo di quarantena prima di raggiungere la propria famiglia. Questo, per\u00f2, non si \u00e8 tradotto in una gestione individualizzante della malattia: nessun malato \u00e8 stato isolato in casa, ma medici e promotori della salute andavano casa per casa dove ci fossero segnali di Covid-19. Le popolazioni si sono spesso opposte anche a un semplice trasferimento negli ospedali \u201cdel governo\u201d. Si sono costruiti dei protocolli semplici e si \u00e8 proceduto a fare diagnosi su base clinica, cio\u00e8 a partire dallo studio dei sintomi (i tamponi sono disponibili a prezzi esorbitanti solo in centri urbani lontani). Le popolazioni si sono curate utilizzando farmaci di facile reperibilit\u00e0 e di costo accessibile, <strong>senza negare la validit\u00e0 delle tradizioni locali di cura legate ai saperi tradizionali<\/strong>, all\u2019uso di piante e ritualit\u00e0 specifiche.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 possibile comprendere l\u2019attuale diffidenza nei confronti delle campagne vaccinali attuali senza considerare i gravissimi crimini di cui le case farmaceutiche si sono gi\u00e0 rese responsabili ai danni delle popolazioni indigene<\/strong>. Proprio Pfizer nel 1996 speriment\u00f2 un farmaco anti-meningite non approvato sulla popolazione Hausa nigeriana, uccidendo e rendendo invalidi decine di bambini e bambine locali. La reazione di indignazione collettiva a questa infamia neoliberale, documentata anche dagli etnografi (soprattutto locali) port\u00f2 al rafforzamento dei protocolli di consenso informato che sono ora parte dei requisiti etici scientifici fondamentali. Non fu la casa farmaceutica, ma il dibattito pubblico sulle sue azioni, che fece avanzare la scienza. Le battaglie per l\u2019accesso universale alla salute devono considerare anche questa diffidenza giustificata verso la biomedicina nei contesti colonizzati: all\u2019inquestionabile rivendicazione di liberalizzare i brevetti dei vaccini per garantire la possibilit\u00e0 di scelta universale, dobbiamo accompagnare l\u2019assoluto rifiuto verso i progetti di vaccinazione obbligatoria di massa di cui l\u2019Italia sembra essere capofila, per non trasformare una giusta rivendicazione di uguaglianza in <strong>una retorica che legittima le stesse pratiche economiche neocoloniali promosse dai think-tank finanziati dalle case farmaceutiche. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Applicato alle nostre latitudini,<\/strong> un modello non-violento di gestione pandemica avrebbe comportato, come minimo, una comunicazione mediatica improntata a ragionevolezza, pacatezza e informazione; il potenziamento della sanit\u00e0 territoriale e, attraverso di essa, la sperimentazione di protocolli di cure primarie contro il Covid-19 ben al di l\u00e0 della \u201cvigile attesa\u201d ancor oggi raccomandata; la libert\u00e0 di scelta terapeutica; la valutazione di tutte le alternative terapeutiche in base alla loro efficacia non solo in vitro, la promozione delle risorse di salute di singoli e collettivi (miglioramento della dieta, promozione dell\u2019attivit\u00e0 fisica, massima diffusione di competenze auto-terapeutiche di base, attivazione di reti di sostegno e mutuo aiuto); nonch\u00e9, naturalmente, interventi strutturali a favore dell\u2019edilizia scolastica, del trasporto pubblico, dei pensionamenti anticipati, del risanamento ambientale.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Libert\u00e0 di ricerca<\/strong> <strong>e ruolo sociale dell\u2019Universit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>In Italia \u2013 unico paese al mondo \u2013 anche la libert\u00e0 di ricerca e l\u2019insegnamento universitario sono sottoposti al ricatto dell\u2019obbligo vaccinale: in questo modo si disciplina il corpo docente eliminando dalle universit\u00e0 il dissenso sulla gestione pandemica. <strong>L\u2019alternativa tra assumere un farmaco o rinunciare al proprio lavoro come conseguenza dell\u2019introduzione del lasciapassare vaccinale mette in gioco questioni fondamentali che riguardano il rapporto tra stato e societ\u00e0, tra sfera pubblica e sfera privata, tra corpi individuali e corpo sociale, tra legge e legittimit\u00e0, tra produzione del sapere ed esercizio del potere<\/strong>. Sono tutti temi su cui l\u2019antropologia lavora da decenni ed \u00e8 proprio sulla base delle conoscenze accumulate dalla disciplina che oggi ci sentiamo legittimati, e quindi obbligati, a prendere una posizione.<\/p>\n<p>In primo luogo, al di l\u00e0 delle nostre specifiche visioni e decisioni personali sulla questione dei vaccini, <strong>la nostra solidariet\u00e0 va a chi, in questi ultimi mesi, ha subito pressioni intollerabili come conseguenza delle scelte relative alla propria salute<\/strong>, al punto da ritrovarsi in alcuni casi obbligato\/a a lasciare il lavoro o l\u2019attivit\u00e0 di ricerca (la libera scelta terapeutica, ricordiamolo, \u00e8 garantita dalla Costituzione italiana e sancita anche dal Parlamento Europeo). Per una comunit\u00e0 scientifica che si basa quasi interamente sulla condivisione e la comparazione dei risultati di ricerche individuali, la rinuncia di un collega rappresenta un danno irreparabile per tutte\/i. Nessuna giustificazione ragionevole di tipo epidemiologico o emergenziale pu\u00f2 compensare queste perdite e queste ingiustizie. Soprattutto, <strong>crediamo che l\u2019Universit\u00e0 debba ribadire la sua indipendenza, come istituzione, dalle scelte governative<\/strong>; per il benessere reale del tessuto democratico di un paese, non si pu\u00f2 promuovere la lealizzazione forzata di tutta la sua classe intellettuale. Il pensiero critico, il dubbio, il confronto e la dialettica sono l\u2019essenza della democrazia, e sono indispensabili al benessere di qualunque corpo sociale.<\/p>\n<p>Per questa ragione, chiediamo a tutti i colleghi (dentro e fuori l\u2019universit\u00e0, strutturati e precari) che abbiano voglia di discutere a partire dalle considerazioni qui espresse di battere un colpo, <strong>di sottrarsi alla criminalizzazione del dissenso<\/strong> che ci sta paralizzando e di provare ad applicare al nostro presente gli strumenti sui quali ci siamo lungamente allenati altrove.<\/p>\n<p>In chiusura lanciamo <strong>una call per un seminario aperto<\/strong> che terremo in primavera, su queste tematiche. Chiediamo a chi fosse interessato a portare un contributo al dibattito, un\u2019esperienza o un esempio specifico, di mandare per mail <strong>un abstract di 200 parole<\/strong> e una breve nota biografica <strong>a <a class=\"mailto-link\" data-enc-email=\"pbagnggv[at]ghggnhanygenfgbevn.vasb\" data-wpel-link=\"ignore\"><span id=\"eeb-967650-619830\">contatti@tuttaunaltrastoria.info<\/span><\/a><\/strong>. Sar\u00e0 nostra premura rendere noto a breve luogo e data del seminario, che avverr\u00e0 comunque<strong> nel mese di marzo o aprile 2022<\/strong> e in Italia. Le tematiche che intendiamo affrontare riprendono tutti i punti affrontati in questo documento.<\/p>\n<p>Varie parti d\u2019Italia, 1 febbraio 2022<\/p>\n<p>Autori dell\u2019invito:<\/p>\n<p><strong>Stefano Boni, Nadia Breda, Maddalena Gretel Cammelli, Duccio Canestrini, Stefania Consigliere, Osvaldo Costantini, Mimmo Perrotta, Stefano Portelli, Cecilia Vergnano, Cristina Zavaroni. (immagine di Concetta Guerriero)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Noi, sottoscrittori di questo testo, abbiamo scelto di praticare le scienze sociali anche e soprattutto per la loro capacit\u00e0 di produrre sapere critico e di mettere a nudo le conseguenze nefaste delle strategie <a href=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2022\/02\/16\/tutta-unaltra-storia\/\" class=\"more-link\">&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":150824,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"categoria_articolo":[],"tag_articolo":[8105],"collezione":[],"class_list":["post-150823","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag_articolo-opinioni"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/150823","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=150823"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/150823\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":150825,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/150823\/revisions\/150825"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/150824"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=150823"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=150823"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=150823"},{"taxonomy":"categoria_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categoria_articolo?post=150823"},{"taxonomy":"tag_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tag_articolo?post=150823"},{"taxonomy":"collezione","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/collezione?post=150823"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}