{"id":151951,"date":"2022-03-23T11:58:24","date_gmt":"2022-03-23T10:58:24","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=151951"},"modified":"2022-03-23T12:01:46","modified_gmt":"2022-03-23T11:01:46","slug":"in-guerra-i-buoni-fanno-affari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2022\/03\/23\/in-guerra-i-buoni-fanno-affari\/","title":{"rendered":"In guerra, i buoni fanno affari"},"content":{"rendered":"<p>di Francesco Mercadante &#8211;<\/p>\n<p>Schierarsi dalla parte dei pi\u00f9 deboli \u00e8 doveroso. Ma \u00e8 anche comodo e sbrigativo. Nel contempo: \u00e8 proprio necessario premettere che siamo contrari alla guerra? S\u00ec, di questi tempi, bisogna procedere per definizioni. Dunque, siamo contrari alla guerra, ma ci\u00f2 non costituisce un sano principio d\u2019analisi.<\/p>\n<p>Le guerre del terzo millennio appartengono pi\u00f9 all\u2019informazione e alla narrazione che ai fatti e al sentimento collettivo, che, inevitabilmente, si origina in conformit\u00e0 a ci\u00f2 da cui \u00e8 sollecitato. Di conseguenza, \u00e8 gi\u00e0 sufficiente definire ed esaltare in modo paradigmatico i buoni, separandoli attentamente dai cattivi per avviare una strategia perfetta. Dunque, allo stesso modo in cui \u2018dobbiamo\u2019 sapere bene chi \u00e8 Putin, cos\u00ec \u2018dobbiamo\u2019 sapere chi sono gli \u2018altri\u2019. Tutti gli altri sono buoni. Non \u00e8 questione di validit\u00e0 delle affermazioni, ma di stile.\u00a0 Putin \u00e8 cattivo. Putin \u00e8, senza dubbio, un aggressore ed \u00e8 cresciuto con un\u2019immodificabile e atavica educazione illiberale. Si badi bene: \u201cilliberale\u201d \u00e8 gi\u00e0 un eufemismo nato dalla generosit\u00e0 scrittoria del momento. E, se noi siamo delle persone per bene, se siamo cio\u00e8 i buoni, non possiamo che condannare la sua azione militare. Chi mai potrebbe volere una guerra? Sembrerebbe facile rispondere. Qualche sospetto, tuttavia, ci assale, cosicch\u00e9 siamo costretti a fare immediatamente delle precisazioni: non gi\u00e0 sul rifiuto della guerra o \u2013 scusandoci per le ripetizioni \u2013 sulla differenza tra buoni e cattivi \u2013, bens\u00ec su coloro che, pur essendo buoni, potrebbero non essere del tutto contrari alla guerra stessa.<\/p>\n<p>Di certo, si fa fatica a credere che l\u2019Occidente abbia scoperto solo adesso le tiranniche ingiustizie del \u2018Politburo\u2019 moscovita. Un nome a caso: Igor Rotenberg, oligarca russo con un patrimonio di circa 3 miliardi di dollari, \u00e8 semplicemente un uomo, non l\u2019unico, che, nell\u2019ultimo decennio, ha guadagnato almeno dieci miliardi l\u2019anno dall\u2019asset energetico-gasiero. Nulla da eccepire, sebbene sia sempre difficile capire da dove vengano e come si sviluppino chiaramente i profitti. Null\u2019altro da obiettare sulla nascita del <em>Nord Stream 2<\/em>, il gasdotto che, giungendo alla Germania dalla Russia baltica, avrebbe potuto avere una capacit\u00e0 di trasporto di 110 miliardi di metri cubi l\u2019anno, ma che, nello stesso tempo, avrebbe materialmente tagliato fuori l\u2019Ucraina, considerata poco affidabile. L\u2019Ucraina? S\u00ec, quella stessa Ucraina delle esercitazioni militari NATO o quella stessa Ucraina desiderosa di far parte dell\u2019UE. Interpretazione di circostanza? Forzata? Tutto \u00e8 possibile. L\u2019alleanza energetica recenziore, comunque, era stata concepita proprio da Vladimir Putin e Angela Merkel, cio\u00e8 dal cattivo e da uno dei buoni. Probabile che la cristiano-democratica cancelliera non avesse letto <em>Arcipelago gulag<\/em> o, al pi\u00f9, si fosse persuasa che nulla di sovietico fosse rimasto nell\u2019animo dei signori del gas. Olaf Scholz, al contrario, ha dato prova di conoscere Sol\u017eenicyn o di sapere, per lo meno, che gli oppositori in Russia non hanno vita facile: ha interrotto il processo di riconoscimento \u2018burocratico\u2019 della <em>pipeline<\/em>, aderendo allo spirito sanzionatorio. Nel frattempo, ha fatto un bel discorsetto per ottenere lo stanziamento di 100 miliardi per le spese militari andando pure in soccorso della sventurata Ucraina.<\/p>\n<p>La nostra non \u00e8 ironia facile; non lo \u00e8 soprattutto perch\u00e9, in simili circostanze, l\u2019ironia non si pu\u00f2 proprio fare. Diversamente, sembra che Kiev sia la posta in gioco d\u2019una partita molto pi\u00f9 grossa che si gioca su terreni inesplorati dai pi\u00f9. In un passato non troppo lontano, cio\u00e8 immediatamente dopo l\u2019indipendenza, infatti, l\u2019Ucraina entr\u00f2 a far parte di una sorta di alleanza militare proprio con la Russia e, nei primi anni Novanta, aveva aderito a una <em>Partnership for Peace<\/em> con la NATO. Insomma, l\u2019equilibrio, quantunque precario, appariva accettabile. Circa un decennio dopo, per\u00f2, Viktor Janukovy\u010d, presidente dell\u2019Ucraina dal 2010 al 2014, decise di interrompere l\u2019accordo di associazione politica ed economica con l\u2019UE. Gli avvenimenti che ne conseguirono, com\u2019\u00e8 ormai risaputo, portarono ai fatti della Crimea, del Donbass e, da ultimo, al conflitto in corso. Dunque, non c\u2019\u00e8 affatto ironia. C\u2019\u00e8 sostanzioso scetticismo in merito a schieramenti e descrizioni degli schieramenti stessi. I morti sono uguali dappertutto: quelli ucraini non sono migliori di quelli russi del Donbass, di quelli di Srebrenica o di quelli della <em>Primavera araba<\/em>.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, basta volgere lo sguardo alla storia dell\u2019economia e al tipo d\u2019investimenti che si fanno durante una guerra per mantenere alto almeno lo spirito critico. L\u2019industria bellica tedesca, finora, ha fatto la parte del leone. Le azioni della <em>Rheinmentall AG<\/em> di D\u00fcsseldorf, produttrice di armamenti, dal 24 febbraio ad oggi, hanno guadagnato ben 69,45 euro, cio\u00e8 il 35,6%, giungendo alla quotazione di 169,5 euro e facendo registrare il maggiore dei rialzi di settore in Europa. Nessuno \u00e8 cos\u00ec sciocco da non capire che le parole e le opere di Scholz sono state decisive.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Italia ha fatto il proprio dovere impegnandosi a raggiungere il 2% del PIL per le spese militari: poco meno di 40 miliardi. In fatto di crescita e profitti, tuttavia, siamo pi\u00f9 modesti dei tedeschi. La nostra <em>Leonardo Finmeccanica<\/em>, nel primo mese di guerra, ha fatto registrare un +23,7%, ma bastano 8,76 euro per acquistarne le azioni.<\/p>\n<p>A ogni modo, si d\u00e0 il caso che il maggior azionista di <em>Rheinmentall AG<\/em> sia l\u2019americana <em>Harris Associates<\/em>, una societ\u00e0 d\u2019investimenti con sede a Chicago che possiede addirittura l\u201911,6% dell\u2019azienda tedesca. Al secondo posto, troviamo un\u2019altra statunitense, la <em>Fidelity Investment<\/em>, col 4,99%, mentre al terzo posto, neanche a farlo a posta, un\u2019altra societ\u00e0 d\u2019investimenti a stelle e strisce, la <em>LSV Asset Management<\/em> di Chicago, col 3,08%. Insomma, per trovare un po\u2019 d\u2019Europa nell\u2019azionariato bisogna scendere fino al sesto posto, dov\u2019\u00e8 collocata l\u2019inglese <em>M&amp;G Investment Management<\/em>, col 2,98%.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: la gente sbaglia a preoccuparsi dei potenziali danni all\u2019economia: non perch\u00e9 i contraccolpi non si avvertano, ma perch\u00e9 ci\u00f2 che si verifica realmente \u00e8 uno spostamento del nucleo commerciale e finanziario. Nello stesso tempo, \u00e8 inutile dire che le guerre danneggiano sempre i pi\u00f9 poveri: \u00e8 inutile perch\u00e9, forse, la vicenda esistenziale \u00e8 chiara fin dalla comparsa del primo esemplare di <em>sapiens<\/em> e si rischia di precipitare della retorica trita. Alcuni hanno avuto il coraggio di affermare che, molto probabilmente, la Germania s\u2019\u00e8 sentita minacciata dall\u2019eventuale espansione delle aree d\u2019influenza della Russia, quali potrebbero essere le Repubbliche baltiche, la Polonia e la stessa Ucraina, ma quest\u2019ultimo teorema rappresenta il pi\u00f9 grosso insieme di baggianate che sia mai stato messo in parole. Insomma, dichiarando Putin criminale di guerra e concentrandosi a dividere il mondo in buoni e cattivi, non si risolve affatto il problema. Anzi, lo si accentua generando categorie d\u2019opposizione, anche se \u2013 ce ne rendiamo conto \u2013 le categorie appartengono alle dissertazioni filosofiche.<\/p>\n<p>Tra le partecipazioni azionarie di <em>Rosneft<\/em>, il colosso russo da pi\u00f9 di 100 miliardi di fatturato che si occupa di produzione e vendita di petrolio greggio e gas, fino all\u2019invasione dell\u2019Ucraina, ha trovato ampia collocazione la britannica BP, che ne deteneva il 19,75%, per un valore di 14 miliardi. Igor Sechin, amministratore delegato di <em>Rosneft<\/em>, \u00e8 sempre stato uno dei cattivi o lo \u00e8 diventato adesso? Non si pu\u00f2 ignorare, per esempio, che, gi\u00e0 nel 2014, era destinatario di sanzioni, sanzioni che non hanno impedito a Bernard Looney, amministratore delegato di BP, di avere un posto nel consiglio d\u2019amministrazione della compagnia petrolifera russa. Che dire di Alexei Mordashov, cio\u00e8 di un uomo il cui patrimonio \u00e8 stimato in circa 30 miliardi? \u00c8 ancora pi\u00f9 cattivo di Rotenberg e Sechin, in quanto possessore d\u2019un patrimonio superiore a quello degli altri oligarchi? Di certo, possiede il 34% di TUI AG, tour operator leader in Europa quotato a Francoforte e Londra, ed \u00e8 in compagnia di <em>Vanguard<\/em>, <em>BlackRock<\/em> <em>et cetera<\/em>.<\/p>\n<p>Le trame finanziarie che, a questo punto, sono facili a scoprirsi e documentarsi non dovrebbero suscitare scandalo, giacch\u00e9 sono del tutto naturali. Qui, non sono descritte allo scopo di provocare la disapprovazione popolare. Tra le altre cose, per farne un quadro esaustivo occorrerebbe un lavoro enciclopedico. L\u2019obiettivo, semmai, \u00e8 quello di capire quale possa essere il confine tra il mito e la storia, tra la correit\u00e0 e la (presunta) innocenza, tra coloro che devono, a ogni costo, mettere all\u2019angolo un ineguagliabile analista come il professor Orsini e coloro che, pur attribuendogli meriti scientifici e lungimiranza, tacciono per non essere annoverati tra i cattivi.<\/p>\n<p>Se parliamo d\u2019oligarchi e affari e vogliamo essere imparziali, dobbiamo fare il nome di Igor Kolomojs\u2019kyj, ovverosia del miliardario ucraino che, oltre ad avere interessi nell\u2019industria del metallo, nei mass media e nel settore aereo, ha chiari rapporti con gruppi paramilitari neonazisti, ed \u00e8 il sostenitore e il finanziatore dell\u2019ascesa politica di Zelensky. Questo signore, in parole povere, com\u2019\u00e8 ormai stato dimostrato dai pi\u00f9, \u00e8 colui che s\u2019\u00e8 potuto permettere di destabilizzare il governo di Janukovy\u010d, promuovendo il golpe, anche grazie a un esercito privato, come se fosse la cosa pi\u00f9 naturale del mondo, in un paese democratico, che un imprenditore avesse i propri soldati. A questo punto, non si pu\u00f2 proprio fare a meno di chiedersi se Kolomojs\u2019kyj e Zelensky siano buoni o cattivi, specie se si considera che, nel 2015, le milizie dei buoni, ben pasciute, sterminarono pi\u00f9 di quindicimila russofoni nel Donbass.<\/p>\n<p>Ecco: schierarsi comincia a diventare un bel grattacapo!<\/p>\n<p>Sulla base di un\u2019indagine svolta dall\u2019<em>International Consortium of Investigative Journalists<\/em>, cui <em>The Guardian<\/em> diede ampio spazio nell\u2019ottobre del 2021, \u00e8 stato possibile dimostrare il netto coinvolgimento dell\u2019attuale presidente ucraino in transazioni finanziarie illecite, finite, non a caso, nei noti <em>Pandora Papers<\/em>, per il tramite di un nutrito gruppo di societ\u00e0 <em>offshore<\/em>. Di questo consorzio d\u2019affari, i cui scambi s\u2019intensificarono proprio poche settimane prima del successo elettorale di Zelensky, faceva parte Ivan Bakanov, attuale capo del servizio di sicurezza ucraino e gi\u00e0 direttore di <em>Kvartal 95<\/em>, la societ\u00e0 di produzione televisiva nelle mani di Kolomojs\u2019kyj. I redattori dei <em>Pandora<\/em> ci fanno sapere che gli interessi del presidente ucraino e dei suoi sodali sono stati opportunamente trasferiti ora a Cipro ora alle Isole Vergini. E qui stiamo semplificando parecchio a beneficio d\u2019una sintesi che, purtroppo, fa venire meno molti altri collegamenti.<\/p>\n<p>Le ultime acquisizioni non fanno di Zelensky il cattivo per eccellenza, ma neppure lo consacrano come buono o vittima delle circostanze belliche. Allo stesso modo e per dovere di cronaca, possiamo ricordare il ruolo della <em>Locked Martin Corporation<\/em>, un\u2019altra statunitense con un fatturato di oltre 50 miliardi di dollari, utili per 6 miliardi e circa 150.000 dipendenti, in pratica, una <em>big company<\/em> delle armi il cui titolo nel solo primo giorno di guerra ha guadagnato il 3,36%, continuando a crescere fino a un valore di 426,18 dollari: dai 395,71 dollari del 24 febbraio. E non abbiamo speso neppure una parola sulle speculazioni in materia di <em>commodity<\/em>.<\/p>\n<p>Il 20 ottobre 2011 venne ucciso Mu\u2019ammar Gheddafi, un uomo che era stato al potere per pi\u00f9 di quarant\u2019anni, col consenso dell\u2019Occidente. Era indubbiamente un cattivo, uno tra i tanti, ma era stato anche azionista di UniCredit, Finmeccanica e Juventus. (foto di Giordana Restifo)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Mercadante &#8211; Schierarsi dalla parte dei pi\u00f9 deboli \u00e8 doveroso. 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