{"id":162034,"date":"2023-03-18T00:46:17","date_gmt":"2023-03-17T23:46:17","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=162034"},"modified":"2023-03-18T00:46:17","modified_gmt":"2023-03-17T23:46:17","slug":"la-democrazia-disinformata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2023\/03\/18\/la-democrazia-disinformata\/","title":{"rendered":"La democrazia disinformata"},"content":{"rendered":"<p>di <a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/raul-zibechi\/\">Ra\u00fal Zibechi<\/a> &#8211;<\/p>\n<div class=\"entry-data\">\n<p class=\"has-drop-cap\">Il modo pi\u00f9 appropriato per garantire la stabilit\u00e0 di governo \u00e8 stato, fino ad ora, la democrazia controllata o democrazia a bassa intensit\u00e0. <strong>Un sistema che raggiunge la stabilit\u00e0 attraverso la disinformazione promossa dai media monopolizzati, che si sta dimostrando pi\u00f9 efficiente delle dittature.<\/strong><br \/>\nAlcuni scienziati hanno condotto uno studio su gruppi di pesci, i cui risultati possono essere estrapolati e applicati alle societ\u00e0 umane. Lo studio \u00e8 stato pubblicato sulla rivista <em>Science<\/em> nel 2011, con il titolo \u00abGli individui disinformati promuovono il consenso democratico nei gruppi animali\u00bb (<a href=\"https:\/\/nba.uth.tmc.edu\/homepage\/cnjclub\/2012%20Spring\/Couzin%20et%20al.%20-%202011%20-%20Uninformed%20Individuals%20Promote%20Democratic%20Consensus%20in%20Animal%20Groups.pdf\">Uninformed Individuals Promote Democratic Consensus in Animal Groups<\/a>).<br \/>\nLa ricerca conclude che, per poter contrastare l\u2019influenza di una minoranza ostinata, la presenza di individui disinformati inibisce spontaneamente questo processo, restituendo il controllo alla maggioranza numerica.<br \/>\n<strong>Il lavoro insiste sull\u2019importanza di quelle che definisce le persone disinformate nel processo decisionale, il cui risultato sarebbe democratico per il semplice fatto che quelle persone sono la maggioranza.<\/strong><br \/>\n<strong>Su questo punto, gli scienziati sembrano influenzati dal concetto di democrazia delle classi dominanti, che lo riducono al ruolo della maggioranza nell\u2019elezione dei loro rappresentanti. <\/strong>Il problema, nelle nostre societ\u00e0, \u00e8 che queste maggioranze sono create dalla manipolazione dell\u2019informazione, un compito che spetta ai grandi media monopolizzati da piccoli gruppi di uomini d\u2019affari altamente concentrati<strong>.<\/strong><br \/>\nSebbene il lavoro sia assai pi\u00f9 vasto di quanto si legge nei paragrafi citati, che lo sintetizzano, <strong>va rilevata l\u2019importanza della disinformazione o, se preferite, della confusione che sono in grado di creare per distorcere le percezioni della popolazione, spesso spinta a sostenere opzioni che vanno contro i suoi interessi.<\/strong> <strong>Ma anche per paralizzare con un vero e proprio bombardamento la sua capacit\u00e0 di reagire, compito che ricade in particolare sui media audiovisivi, soprattutto la televisione, il segmento della comunicazione pi\u00f9 concentrato e impermeabile al dissenso.<\/strong><br \/>\n<strong>Gli esempi abbondano:<\/strong> <strong>dalla disinformazione sulle cause della pandemia di covid-19<\/strong>, con l\u2019eccesso di informazioni sul pipistrello in un mercato cinese come causa, nascondendo il ruolo comprovato della deforestazione dovuta all\u2019agricoltura industriale, <strong>fino alla disinformazione sulle cause della guerra in Ucraina.<\/strong> La contrariet\u00e0 all\u2019invasione russa non dovrebbe andare di pari passo con la negazione dell\u2019esistenza di un colpo di stato a Kiev nel 2014, n\u00e9 con la chiusura di 217 testate giornalistiche in Ucraina durante il primo anno di guerra, mentre 12.000 giornalisti locali e stranieri sono stati accreditati per coprirla, come riferisce la ONG Reporter senza Frontiere (\u201c<a href=\"https:\/\/www.publico.es\/sociedad\/ocho-periodistas-muertos-217-medios-ucranianos-cerrados-ano-guerra.html#md=modulo-portada-bloque:4col-t2;mm=mobile-verybig\">Ocho periodistas muertos y 217 medios ucranianos cerrados en un a\u00f1o de guerra<\/a>\u201d).<\/p>\n<p>I media occidentali non riportano notizie n\u00e9 sul nazismo in Ucraina, n\u00e9 sulla guerra dell\u2019Arabia Saudita contro lo Yemen, con il suo corollario di morti, carestie e disastro umanitario. La presenza delle forze armate statunitensi in Siria non \u00e8 considerata un\u2019invasione, e lo stesso avviene in molti altri casi.<br \/>\nPer non parlare del sabotaggio statunitense del gasdotto Nordstream: Seymour Hersh, che ha elaborato un rapporto dettagliato su come \u00e8 stato distrutto, sar\u00e0 messo a tacere e diffamato, come ha appena affermato Noam Chomsky (\u201c<a href=\"https:\/\/ctxt.es\/es\/20230201\/Politica\/42180\/Noam-Chomsky-Nord-Stream-Seymour-Hersh-Estados-Unidos-Ucrania-gasoducto-Rusia.htm\">Hersh ser\u00e1 silenciado y vilipendiado<\/a>\u201d)<strong>.<br \/>\n<\/strong>Ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che la disinformazione gioca un ruolo importante nel sostenere l\u2019ordine sistemico occidentale, un settore del mondo che controlla i principali media che raggiungono la popolazione. Come sottolinea un recente articolo di <em>El Salto<\/em>, i migliori contenuti giornalistici possono non avere alcuna conseguenza, perch\u00e9 il potere e i media al suo servizio li ignorano (\u201c<a href=\"https:\/\/www.elsaltodiario.com\/la-semana-politica\/periodismo-investigacion-forbidden-stories-nord-stream\">El misterioso ocaso de la opini\u00f3n publica<\/a>\u201d).<br \/>\n<strong>\u00c8 chiaro che la democrazia non esiste nei media. Quel controllo quasi assoluto ha conseguito una cosa che decenni fa sembrava impossibile: sradicare il conflitto dalla percezione del pubblico. <\/strong>I crimini pi\u00f9 brutali possono passare inosservati se i media si impegnano in questo.<br \/>\n<strong>Quando il controllo mediatico si spinge troppo oltre, perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 troppo evidente, come in Per\u00f9 negli ultimi 70 giorni, ecco la polizia, il colpo di Stato permanente, a reprimere le proteste.<\/strong><br \/>\n<strong>A mio modo di vedere, questa realt\u00e0 ha due conseguenze principali.<\/strong><br \/>\n<strong>La prima <\/strong>\u00e8 che non ha molto senso lottare per conquistare l\u2019opinione pubblica, n\u00e9 competere con i mezzi del sistema, cosa che i popoli che lottano non riusciranno mai a fare. Si tratta di creare strumenti propri, senza dubbio, ma non per competere con l\u2019opinione della maggioranza, bens\u00ec per consolidare il nostro ambito, quello dei popoli in movimento e di tutti coloro che li accompagnano. Non \u00e8 una questione di minore importanza.<br \/>\n<strong>La seconda <\/strong>\u00e8 la convinzione che oggi non esiste una cosa chiamata \u201cdemocrazia\u201d, se mai \u00e8 esistita. Dal momento in cui le opinioni e le volont\u00e0 delle persone sono plasmate e manipolate da macchine gigantesche che sfuggono a qualsiasi controllo che non sia quello delle classi dominanti, entrare nel gioco elettorale non ha futuro.<br \/>\nCostruire in basso e a sinistra sembra l\u2019unico cammino di emancipazione che \u00e8 possibile percorrere.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ra\u00fal Zibechi &#8211; Il modo pi\u00f9 appropriato per garantire la stabilit\u00e0 di governo \u00e8 stato, fino ad ora, la democrazia controllata o democrazia a bassa intensit\u00e0. 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