{"id":162267,"date":"2023-04-09T12:08:13","date_gmt":"2023-04-09T10:08:13","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=162267"},"modified":"2023-04-09T18:42:48","modified_gmt":"2023-04-09T16:42:48","slug":"la-cognizione-della-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2023\/04\/09\/la-cognizione-della-natura\/","title":{"rendered":"LA COGNIZIONE DELLA NATURA"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Sebastiano Saglimbeni <\/em><\/p>\n<p>Conoscerla bene, con proprie esperienze, quella, ad esempio, della natura di non poche campagne del profondo sud italico. Quando non pioveva, nel tempo giusto, venivano, perch\u00e9 non restassero inerti, innaffiate con le lacrime e con il sudore degli zappatori. Un commovente sollievo quando la natura fioriva di frumento, di vari frutti ed erbe mangerecce e per il bestiame. E\u2019 una cognizione della natura quando si constata la deturpante anarchia vegetale, un\u2019invasione che ha, da anni, pure complice l\u2019esodo dell\u2019emigrazione e della decrescita anagrafica, cancellato, con erbacce, rovi e piante spinose, persino quelle brutte strade e viottoli che battevano asini, muli, mucche, capre, pecore e uomini con l\u2019aratro o la zappa su una spalla e con dietro le donne con in testa la pentola di terracotta con i ceci e le fave o altro cotti. La cognizione della natura campestre desolata, con la scomparsa delle aie, che mai potranno sfamare i pochi rimasti nelle comunit\u00e0, vecchi e pensionati con pochissimi giovani. Si intenda la desolazione della natura nei versi seguenti che fanno parte della silloge \u201cEstremi bagliori del tramonto\u201ddi chi questa nota redige,<\/p>\n<p>Tanta anarchia di erbe marcescenti,<\/p>\n<p>pure verdi mangerecce e, come tali,<\/p>\n<p>ricercate, \u00e8 una rivolta di terre perdute;<\/p>\n<p>e nevrosi di alberi, in vita dal frutto<\/p>\n<p>guardato, sin dal fiore, adornante<\/p>\n<p>la radura; e di acque lustrali,<\/p>\n<p>dove si alleggerivano le donne<\/p>\n<p>dei grevi fasci di arida legna.<\/p>\n<p>Giumella poi facevano per bere<\/p>\n<p>detestando in dialetto l\u2019esser vile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo passato, in un dormiveglia,<\/p>\n<p>avvolto d\u2019ombre celeri, spedite<\/p>\n<p>dal mare, che indora nei fondali,<\/p>\n<p>Scilla e Cariddi, poesia non mostri.<\/p>\n<p>Spesso con l\u2019incedere degli autunni e degli inverni, la natura dell\u2019Ionio e del Tirreno imperversa, come se si gloriasse, si riversa sulle costruzioni malandrine delle riviere, distrugge il lavoro delle aree di terre con ortaggi ed altro bene. E tanta vessazione dei lavoratori. Non meno male al nord. Ho ascoltato il lamento di gente della piana veneta. Arida la terra, il lago di Garda che perde acqua, nel letto dell\u2019Adige crescono e svettano le acacie.<\/p>\n<p>Quante volte scorgemmo, in terra dei ciclopi,<\/p>\n<p>il Mongibello ribollire ad onde e vomitare globi<\/p>\n<p>di fiamme e sassi liquefatti dai crateri rotti!<\/p>\n<p>Versi, questi, che scriveva pi\u00f9 di due millenni or sono e che si leggono nella sua seconda opera, Le georgiche, il poeta Virgilio Marone. Riecheggiava in vero in quel remotissimo passato la nuova con lo scempio dell\u2019Etna, vomitante fuoco, chiamata dai siciliani Mongibello.<\/p>\n<p>La natura, all\u2019inizio del secolo scorso, si apr\u00ec e rase al suolo Messina e Reggio Calabria. Una tragedia, il 28 dicembre 1908, mai avvenuta in Europa, con quasi centocinquantamila morti nelle due citt\u00e0. Caddero al suolo abitazioni ed edifici imponenti. Tra le terribili macerie decina di migliaia di abitanti restarono sepolti vivi, vicino ai morti. E\u2019 stato tante volte studiato e scritto che la natura dello Stretto, che divide la Trinacria dalla terra calabra, \u00e8 generatrice di maremoti e terremoti. E pure una cognizione si contempla nella sublime leggenda di Colapesce, trattata da etnologi come Giuseppe Pitr\u00e8 nella sua silloge delle fiabe e persino dal drammaturgo Schiller. Il giovane Colapesce, un subacqueo, incaricato dal re di ispezionare i fondali della meravigliosa e fragile Messina, riferisce che la citt\u00e0 \u00e8 sorretta da tre colonne, una ben forte, l\u2019altra cariata, la terza sul punto di essere travolta dalla pesantezza della terra che sostiene. Anche dell\u2019altro si legge in altri scritti sul mitico Colapesce<\/p>\n<p>La cognizione della natura nell\u2019ostinata azione di Heinrich Schliemann, indefesso viaggiatore, che si rec\u00f2 nell\u2019aprile del 1870 in Asia Minore, sulla collina di Hissarlik per iniziare un estenuante scavo e scoprire la mitica Troia, distrutta dai Greci e cantata da Omero. Una dolce insania inoltrarsi nella conoscenza di una natura per riesumare una civilt\u00e0 che aveva generato una sempre viva ed insuperabile Poesia.<\/p>\n<p>Una lunga strada lo studio della natura del corpo umano, un despota sin dall\u2019uscita del ventre materno, che ci produce tanti mali. La scienza \u2013 \u00e8 risaputo \u2013 non \u00e8 esatta e, conseguentemente, non sempre ci guarisce. Tanti i mali corporali. Pi\u00f9 terribili quelli della mente di uomini del potere \u2013 sin dal passato remotissimo ad oggi -, che continuano a sterminare con la guerra che prediligono un\u2019infinit\u00e0 di propri simili. La natura della mente degli uomini dall\u2019abietto potere che poi chiudono con la vita in uno stato miserando. Nulla salus bello. Nessuna salvezza in guerra nella nostra lingua. In una pagina del suo De rerum natura, il poeta Lucrezio ricorda che il condottiero Scipione, \u201dfulmine di guerra, incubo di Cartagine,\/ affid\u00f2 le ossa alla terra come se fosse un servo ripugnante,\/ similmente gli scienziati, gli artisti, non esclusi coloro\/ che prediligono le Muse\u2026. \u201c. Tutti uguali nella natura della Morte. E dopo il riferimento alla distruzione di Messina e di Reggio Calabria, si assiste ancora alla potenza micidiale della natura che si \u00e8 aperta in Turchia e in Siria. Le macerie, che non si contano, sono le ignobili costruzioni dell\u2019uomo. La natura, coglionata, \u00e8 pi\u00f9 forte della larva verticale umana?<\/p>\n<p>E, in chiusura a questa mia nota, qui una proposizione dell\u2019intramontabile Sofocle che recita nell\u2019Antigone: \u201cMolte sono le cose terribili, ma niente \u00e8 pi\u00f9 terribile dell\u2019uomo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sebastiano Saglimbeni Conoscerla bene, con proprie esperienze, quella, ad esempio, della natura di non poche campagne del profondo sud italico. 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