{"id":164185,"date":"2023-08-17T17:30:54","date_gmt":"2023-08-17T15:30:54","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=164185"},"modified":"2023-08-17T17:30:54","modified_gmt":"2023-08-17T15:30:54","slug":"quando-cerano-i-compagni-proletari-nella-vecchia-e-nuova-sinistra-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2023\/08\/17\/quando-cerano-i-compagni-proletari-nella-vecchia-e-nuova-sinistra-italiana\/","title":{"rendered":"Quando c\u2019erano i compagni proletari nella vecchia e nuova sinistra italiana"},"content":{"rendered":"<p>di Domenico Stimolo &#8211;<\/p>\n<p><strong><em>\u201cProletari di tutto i Paesi unitevi\u201d<\/em><\/strong><strong>,<\/strong> fu il \u201cgrido di riscatto\u201d che gi\u00e0 a met\u00e0 dell\u2019Ottocento assurse in Europa da parti delle classi storicamente subalterne. Fu il riferimento portante dei nascenti movimenti dei lavoratori che sul piano sindacale e politico iniziarono ad aggregare: i laceri, i consunti, gli affamati, gli sfruttati, che vivevano nelle topaie, nelle citt\u00e0 e nelle campagne, ridotti in schiavit\u00f9! Fu questa l&#8217;enunciazione portante del <strong>Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels<\/strong> rivolta a \u201c<em>chi possiede solo la propria forza lavoro\u201d.<\/em> In etimologia: \u201c<em>chi non possiede altri beni oltre i propri figli\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Una definizione divenuta ormai \u201cfuori moda\u201d nella dialettica in uso,<\/strong> gi\u00e0 da parecchi anni. In Italia, in specie, dove impazza la mistificazione del significato delle parole, e in particolare, con la \u201cmodernizzazione\u201d artefatta ed imposta, fatta diventare dominante, sono stati quasi cancellati i segni, i significati, le differenze\u00a0 e i contenuti, caratterizzanti la struttura socio-economica. Quindi riguardo la distribuzione delle ricchezze, il lavoro, a partire dal peso e dalla composizione delle retribuzioni \u2013 salari e stipendi -, i ritmi alienanti, dai diritti e dalla difesa della salute, della vita, dell\u2019integrit\u00e0 fisica (infortuni) nei luoghi delle attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli strumenti di informazioni generalisti, tutti, nelle vecchie e nuove fatture, sempre pi\u00f9 invasivi, incomprensibili e censuratori, costantemente \u201cproiettano\u201d un modello di vita tranquillo, soffice, pi\u00f9 che mai sufficiente nell\u2019esplicitazione delle necessit\u00e0 quotidiane, dove per lo pi\u00f9 contano, sempre ben messi in evidenza, gli \u201c<em>effetti speciali\u201d<\/em> dei soggetti ben possidenti, e le trame della vita personale, sempre alla ricerca di \u201cemozioni\u201d. E\u2019 come se il tutto, nel processo del percorso della vita, fosse divenuto una<strong> perenne e gigantesca pubblicit\u00e0\/propaganda <\/strong>che, in maniera incessante e robotizzante, si \u00e8 impadronita di tutti gli spazi visibili, perennemente nel tempo che scorre, e quindi della <em>nostra vivibilit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>I lavoratori dipendenti, <strong><em>moderno proletariato<\/em><\/strong>, avviluppati nelle tante articolazioni del loro sofferto impegno quotidiano, nello scenario sociale assunto come modello e nelle immagini costantemente \u201cprofuse\u201d, a malapena appaiono soffusamente come vacue ed inutili comparse.<\/p>\n<p>Sparite &#8211; poich\u00e9 dismesse &#8211; le grandi fabbriche, e fortemente ridimensionate le rilevanti aggregazioni politiche, sindacali e sociali, che hanno caratterizzato la fase storica precedente, il <strong>lavoro dipendente<\/strong> \u00e8 rimasto, sempre bellamente e ampiamente presente.<\/p>\n<p>Per quanto in molti casi abbia cambiato pelle, poich\u00e9 \u201cesteticamente\u201d modificato e parzialmente meglio istruito, ma sempre sottoposto al comando e alle ferree regole, scandisce la quotidianit\u00e0 della stragrande maggioranza dei cittadini. Portando dietro, quasi nascoste, le grandi contraddizioni che si sono accumulate date le linee guida del <em>capitalismo<\/em> italiano (e della <em>globalizzazione<\/em>): salari e stipendi tra i pi\u00f9 bassi in Europa, perdita costante di potere d\u2019acquisto, notevole incremento delle irregolarit\u00e0 contrattuali, precariet\u00e0 e insicurezze, sfruttamenti, quindi grande crescita della <strong>povert\u00e0<\/strong>. Stante gli ultimi dati ufficiali (2021) 5,6 milioni di persone si trovano in povert\u00e0 assoluta e 8 milioni in povert\u00e0 relativa. Significa non potere cibarsi del minimo indispensabile, specie nelle aree del Sud. Tutte le nostre citt\u00e0 sono piene di \u201c<strong>derelitti\u201d,<\/strong> uomini e donne, che sono costretti ad avere come \u201cresidenza\u201d il luogo aperto in piazze, strade e portici. Una situazione indegna che si \u00e8 notevolmente incrementata nel corso di questi ultimi decenni, tipico delle immagini della met\u00e0 dell&#8217;Ottocento. Questo \u00e8 il \u201c<em>sottoproletariato\u201d<\/em> che vive nell\u2019assoluta indigenza, nell\u2019ignavia e nell\u2019indifferenza comune.<\/p>\n<p><strong>Il <em>proletariato<\/em> c\u2019\u00e8 sempre, \u00e8 stato nascosto!<\/strong> Tra l\u2019altro molti lavori \u201cumili\u201d, quelli dello sfruttamento intenso e strutturalmente sottopagati, sono ormai fatti da diversi milioni di <em>immigrati,<\/em> uomini e donne, quasi invisibili nella \u201cpropaganda\u201d giornaliera, tranne biechi moventi di stampo razzista, finalizzati anche ad amplificare a dismisura eventi di cronaca.<\/p>\n<p>Eppure, in tempi non molto lontani, i compagni proletari hanno rappresentato la <em>classe sociale propulsiva<\/em>, il nucleo costitutivo delle \u201cvecchia\u201d sinistra &#8211; PCI \u2013 e della gran parte delle organizzazioni sociali e politiche, della <em>nuova sinist<\/em>ra, nate dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso e che per parecchi anni hanno contribuito a caratterizzare lo scenario politico e di lotta italiano.<\/p>\n<p>In questo momento per le <strong>nuove generazioni<\/strong>, a parte \u201cnoiosi\u201d libri di analisi politica \u2013 sociale e narrativa impegnata, \u201cvecchie\u201d filmografie e produzioni di canti e musiche, considerate per lo pi\u00f9 fuori uso e fuori moda, non ci sono in auge coinvolgenti approfondimenti di insegnamento e riflessione sul <em>\u201cmondo che fu\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Mi soffermo su due ridotte e significative \u201cvarianti\u201d che nel mare grande della storia hanno tentato di ricostruire, con le immagini, il dialogo e lo scritto, il <em>cuore motor<\/em>e compositivo della sinistra italiana.<\/p>\n<p>Il recente film di <strong>Nanni Moretti <\/strong>\u201c<strong><em>Il sol dell\u2019avvenir\u201d<\/em><\/strong><em>, <\/em>e lo scritto di <strong><em>Daniele Barbieri<\/em> <\/strong>(ex giornalista del quotidiano Il Manifesto ed ex di tanti altri importanti impegni) pubblicato sul suo sito nell\u2019ottobre del 2016 \u201c<strong><em>Ciao Pelle, avevamo ragione noi<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Si evidenzia l\u2019impegno sociale, di uomini, donne, giovani, per determinare il cambiamento.<\/p>\n<p>Il <strong>film <\/strong>\u00e8 impiantato a Roma a met\u00e0 degli anni cinquanta (1956). Il regista si \u00e8 posto l\u2019obiettivo di inserire una \u201cideale\u201d variante al reale percorso degli eventi e, quindi, di supporre un diverso tragitto del PCI se il partito non avesse sostenuto l\u2019Unione Sovietica nella violenta repressione dei cambiamenti sostanziali (nascita della democrazia) nel sistema politico e sociale ungherese.<\/p>\n<p>Nel contesto di questo \u201cirreale\u201d ma fondamentale movente, nel film, in maniera soffice, si ricostruiscono gli assi portanti del partito. Oltre <em>due milioni di iscritti<\/em> a livello nazionale, nella stragrande maggioranza era <em>proletariato<\/em>: operai di tutte gli ambiti lavorativi, in specie di fabbrica ed edili, tecnici, contadini, artigiani\u2026 Il pathos costituente nell\u2019agire, determinato dal convincimento propositivo e dall\u2019humus della solidariet\u00e0, era costantemente rivolto a migliorare le misere condizioni di vita che caratterizzavano le condizioni di via della stragrandissima parte degli italiani, usciti da poco pi\u00f9 di un decennio dalla Lotta di Liberazione, dalle tragedie della guerra, dal disfacimento ideologico e morale impresso dalla dittatura fascista. Militanti \u201c<em>umili\u201d<\/em> (nella specificit\u00e0 verghiana della parola), umani, intrisi dei sentimenti civili e democratici impartiti dalla novella Costituzione, e dalla dinamica del Pci e delle sinistre tutte, politiche e sindacali.<\/p>\n<p>Le grandi riforme strutturali civili e sociali (quelle di circa un quindicennio dopo) dovevano ancora venire. C\u2019era, per\u00f2, nei militanti uomini e donne, la <strong>grande speranza<\/strong> di determinare con il proprio fattivo contributo, da singolo nell\u2019ambito della collettivit\u00e0, il cambiamento, a partire anche dalle proprie condizioni di vita, e di rimuovere quindi le \u201cmummificazioni\u201d e le diseguaglianze storiche che contrassegnavano l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Bello e significativo, specie per i giovani. Un memorandum storico su come si era stati da parte di molti italiani. Le fattispecie non possono pi\u00f9 ritornate, ma i riferimenti ideologici, culturali, gli insegnamenti e i valori umani certamente S\u00ec!<\/p>\n<p>Lo scritto del 2016 di Daniele Barbieri \u201c<strong><em>Ciao Pelle, avevamo ragione noi\u201d<\/em><\/strong> \u00e8 coinvolgente, lungo, e articolato, una ricostruzione da parte di chi ha vissuto in prima persona, in quanto protagonista che ha conosciuto direttamente e per lungo tempo il compagno <em>Pelle<\/em>. Sui fatti ricostruiti da Daniele Barbieri, necessariamente, in questa nota, pu\u00f2 essere riportato solamente l\u2019essenza del \u201ccuore pulsante\u201d di ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto.<\/p>\n<p>In memoria di <strong><em>Massimo Avvisati<\/em><\/strong>, detto<em> Pelle<\/em>, militante del gruppo politico Lotta Continua a Roma. Un <strong>proletario<\/strong>, operaio alla Selenia, morto a 21 anni nell\u2019ottobre 1976 a seguito di una gravissima e improvvisa malattia. Nel 1976, per le elezioni politiche di giugno, Lotta Continua propose a <em>Pelle<\/em> di candidarsi per le elezioni politiche, nella lista comune denominata <strong>Democrazia Proletaria<\/strong> che oltre Lotta Continua aggregava Avanguardia Operaia e altre strutture politiche della nuova sinistra.<\/p>\n<p>(anche lo scrivente si candid\u00f2 nella Circoscrizione Sicilia Orientale per la lista richiamata). L\u2019esito elettorale non fu esaltante: Democrazia Proletaria ottenne 1,52% dei voti, e sei deputati. Il PCI ottenne il 34,37% dei voti, il Psi 9,64%, la DC \u2013 primo partito \u2013 il 38,71%. ll sistema elettorale si basava esclusivamente sulla proporzionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli \u201cequilibrismi faccendieri\u201d\u00a0 maggioritari, imposte con le \u201criforme\u201d, sarebbero venuti dopo.<\/p>\n<p>Lasciamo parlare <em>Pelle<\/em>, per come \u00e8 stato riportato:<\/p>\n<p><em>\u201cMi pare ieri che ho iniziato a fare politica, mi fa un po\u2019 ridere sta parola. Non avevo ancora 11 anni quando ho iniziato a diffondere L\u2019unit\u00e0, al lotto 9 del Tiburtino terzo\u2026 abitavo l\u00ec, due stanze umide e senza riscaldamento. Tiburtino terzo, costruito da Mussolini\u2026 temporaneamente aveva detto\u2026 il pi\u00f9 alto tasso di malattie reumatiche e cardiache di Roma\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Questa la sua \u201cpresentazione\u201d per le elezioni:<em> \u201cIl primo sciopero lo organizzai a scuola per il riscaldamento. Mia madre era stata protagonista, con altre donne, delle proteste per la messa in sicurezza della scuola\u00a0che \u00e8 poi questa in via del Frantoio, insomma dall\u2019altra parte della strada.<\/em><\/p>\n<p><em>Mia madre \u2013 racconta Pelle \u2013 l\u2019ho persa a 9 anni. Mio padre ha fatto mille sacrifici per farci studiare\u2026 Erano tutti e due comunisti.<\/em><\/p>\n<p><em>A Tiburtino terzo c\u2019era la Fgci pi\u00f9 forte\u2026\u00a0la Fgci, se non lo sapete erano i giovani del Pci. Noi eravamo in lotta sempre. Alla fabbrica Sciolari facemmo sciopero persino per il diritto di portare i capelli lunghi, il padrone non voleva i capelloni.<\/em><\/p>\n<p><em>Racconta Pelle che la Fgci lo vuole mandare alle famose Frattocchie, la scuola quadri del Pci. Lui allora si legge tutto \u201cStato e rivoluzione\u201d di Lenin \u2013 \u201cero piccolo, non capii proprio tutto\u201d scrive \u2013 mentre a mio fratello tocc\u00f2 studiarsi \u201cla concezione materialistica della storia\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec alle Frattocchie feci questo corso,\u00a0<strong>scrive Pelle<\/strong>: venne Napolitano, mi pare. Ma si litig\u00f2. Noi volevamo fare la rivoluzione\u2026 Cos\u00ec ci sbatterono fuori dalla Fgci.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ci spaventammo per quello. Ci organizzammo con i Tiburtaros che era la traduzione romanesca dei Tupamaros, un gruppo rivoluzionario in Uruguay. Noi del Tiburtino eravamo dappertutto: occupazioni di case, scioperi, servizio d\u2019ordine, controinformazione, quasi un piccolo partito. Non accadeva solo a noi, esperienze simili c\u2019erano anche negli altri quartieri proletari di Roma.\u00a0Era un vento nuovo, forte.<\/em><\/p>\n<p><em>Il tempo passa\u2026. Entro alla Selenia con il collocamento perch\u00e9 sono figlio di un invalido, mio fratello finisce all\u2019Eni, Mollettone \u00e8 operaio alla Fatme, Stiracchio va alla Pirelli di Tivoli, Giampiero fa l\u2019autista all\u2019Atac, Carmelo \u00e8 operaio della Roma Supermarket. Si rompevano gli steccati perch\u00e9 prima in quei posti si entrava con la raccomandazione.<\/em><\/p>\n<p>Una <strong>famiglia di operai (proletari). <\/strong>Come milioni di altre in quella fase storica in Italia.<\/p>\n<p>Anni duri di continue rivendicazioni, di lotte, di partecipazione, con intensi dibattiti, con continui cortei che attraversavano le citt\u00e0. Grandi le manifestazioni studentesche e sindacali, per i rinnovi contrattuali, per il cambiamento dei servizi sociali a partire dalle scuole\/universit\u00e0. Per l&#8217;acquisizione di nuovi diritti (di cittadinanza), per ridimensionare le grandi diseguaglianze ancora in essere, di solidariet\u00e0, sempre a fianco dei \u201ccento\u201d riferimenti sociali e cittadini che chiedevano sostegno attivo. I grandi movimenti femminili, a sostegno dei diritti delle donne e le discriminazioni imperanti, il cambiamento fondamentale nei rapporti uomo-donna.\u00a0 E poi, in maniera prioritaria, per la pace contro tutte le guerre &#8211; era ancora in corso l\u2019enorme massacro in Vietnam.<\/p>\n<p>\u201c<em>Le guerre sono sempre state decise dai ricchi e dai potenti che hanno mandato a morire i figli dei poveri\u201d <\/em><strong>(Gino Strada).<\/strong><\/p>\n<p>Continu\u00f2 in quella fase la democratizzazione e la profonda trasformazione del tessuto sociale italiano, che riguard\u00f2 tutti gli ambiti nelle varie articolazioni, ci furono (cosa oggi ormai dimenticata) anche i <em>proletari in divisa, <\/em>un grande movimento di lotta, l\u2019apice fu proprio nel 1976, per democratizzare e cambiare l\u2019essenza delle forze armate nel nostro Paese. Nel 1981, Presidente della Repubblica Sandro Pertini, anche la Polizia mut\u00f2 strutturalmente la sua immagine. Non pi\u00f9 corpo militare, ma struttura civile e sindacalizzata.<\/p>\n<p>Questo non avveniva solo a Roma, come richiamato nei due esempi richiamati, ma in tutte le aree territoriali nazionali, dal nord al sud.<\/p>\n<p>Seguitava a spirare il vento del cambiamento. Forte e roboante.<\/p>\n<p>Altri tempi, oggi le differenze, le passivit\u00e0, si toccano proprio con le mani. Ma, <strong>il proletariato non \u00e8 scomparso. <\/strong>Diviso nel nostro paese in milioni di rivoli, aspetta, paziente, in attesa di nuove capacit\u00e0 aggregative plurali e obiettivi rivendicativi comuni. Per rilanciare il<em> \u201cproletari di tutto il mondo unitevi\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>(domenico stimolo)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Domenico Stimolo &#8211; \u201cProletari di tutto i Paesi unitevi\u201d, fu il \u201cgrido di riscatto\u201d che gi\u00e0 a met\u00e0 dell\u2019Ottocento assurse in Europa da parti delle classi storicamente subalterne. 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